Prendetevi una pausa in quest’ora kafkiana e capirete che si vive meglio nel magico mondo del No

Nell’Italia del No tutto è più netto, chiaro, limpido. Fino agli exit poll la giustizia peggiore del mondo occidentale andava benissimo così com’è, perché è custodita dalla Sacra Bellezza della Costituzione. Il referendum è la vittoria dei giovani, che però tra trent’anni potranno ripensarci, e conoscendo un po’ meglio la giustizia, voteranno Sì

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28 MAR 26
Immagine di Prendetevi una pausa in quest’ora kafkiana e capirete che si vive meglio nel magico mondo del No

Conto dei voti per il referendum sulla giustizia ANSA / DANIEL DAL ZENNARO

Voglio consolare i miei amici garantisti caduti in disgrazia. Quelli che speravano nella riforma della giustizia e che dovranno aspettare altri trent’anni minimo – se c’arrivano (hanno tutti una certa età). Primo: prendetevi una pausa (mare, montagna, pesca della trota). Non leggete. Non ascoltate Tullio Padovani, accademico dei Lincei, avvocato, gran sostenitore del Sì, lapidario e spietato: “Non ci sarà una prossima volta”. Non ascoltate l’ottimo fogliante Ermes Antonucci: “Il governo aveva una finestra per riformare la giustizia ma il referendum la richiude”. Tutto ora ha un suono tremendo. Come nella parabola kafkiana: “Qui non poteva entrare nessun altro perché questo ingresso era destinato solo a te. Ora vado a chiuderlo”. Kafka parlava dei garantisti italiani. La riforma della giustizia è come la cometa di Halley: la prossima nel 2061 – siamo lì, i conti tornano. Ma basta. Non pensateci più. Il fatto è che dovreste capire che alla fine si vive meglio, molto meglio, nell’Italia del No. 
Prendete in considerazione la cosa. Guardate Gratteri: con la vittoria del No e lo scampato pericolo è diventato buono, si è abbonato al Foglio, spiega che la giustizia prima o poi andrà riformata, ci mancherebbe. Chi non è d’accordo? Nell’Italia del No tutto è più netto, chiaro, limpido. Fino agli exit poll la giustizia peggiore del mondo occidentale andava benissimo così com’è, perché è custodita, illuminata, glorificata dalla Sacra Bellezza della Costituzione (può la Costituzione più bella del mondo avere una giustizia brutta?). Nel mondo del No, la separazione delle carriere non serviva perché… c’è già! (in quanti ve l’hanno detto?). Nel mondo del No le riforme sono sempre sospette – se possibile evitiamo, o lasciamole fare alla sinistra, come le liberalizzazioni di Bersani. E poi pensa un giovane che ha votato Sì, per esempio. Ma come si fa? Dove vai? Con chi parli? I giovani riformisti forse esistono solo alla Luiss, sono ricchi e ci stanno antipatici – a scuola e all’università non si celebrano mica le riforme (pensa che palle), ma le rivoluzioni (vuoi mettere!). I giovani sono i grandi trionfatori del referendum insieme a Conte, le correnti del Csm, manettari di tutti i colori e la grillizzazione del fu Pd. I giovani italiani ci piacciono quando presidiano la trincea, bloccano tutto, si scatenano contro l’America e Israele (mai Putin, la Cina, gli ayatollah con l’atomica che scorticano i loro coetanei), insomma quando dimostrano di aver imparato la lezione. I giovani volendo mantengono lo status quo – qui con una convinzione che i loro nonni democristiani avrebbero ammirato. Sarà anche vero che si informano su TikTok, ma a questo giro sembrano usciti dal pianeta Cairo.
Avesse vinto il Sì, invece, i nostri giovani sarebbero stati le solite “vittime della propaganda”. Massa amorfa, pigra, generazione perduta nell’individualismo digitale – ragazzi senza bussola travolti dal mercatismo, dall’egoismo, dagli influencer, assenti, pigri, soggiogati dallo smartphone, imprigionati nel neoliberismo, ignari di tutti. Invece vince il No, che è anche un po’ il “Noi”, e ridiventano la “meglio gioventù”. Anche nelle regioni in cui ha vinto il Sì. Eroi gagliardi, custodi della Costituzione, sentinelle della democrazia: “Voto No”, cioè mi tengo questa giustizia, “perché so’ contrario all’ingerenze daa politica sulla magistratura”, alla “deriva autoritaria”, e l’indipendenza dei giudici minacciata, e il sorteggio! C’è qualcosa di commovente. Ma in fondo hanno ragione loro. Anche perché a differenza nostra avranno un’altra occasione: tra trent’anni potranno ripensarci – e conoscendo un po’ meglio la giustizia, voteranno Sì. Ma intanto uno slancio, un’energia, una purezza ideale che i vecchi riformisti non si possono permettere. I vecchi riformisti hanno i dati, le statistiche, le comparazioni con i sistemi europei, il peso morto dell’esperienza. I giovani del No avevano qualcosa di meglio: la certezza. Inclusa quella che i magistrati che si scatenano in un toga party con “Bella ciao” sono una sana e robusta immagine di libertà e giustezza. Boomerismo contro bellaciaoismo (cit.). Non c’è partita.