Gian Domenico Caiazza e Cesare Parodi (LaPresse)
il dibattito
Parodi perde il confronto sul referendum con Caiazza, che attacca: “La magistratura è la vera casta”
Il presidente dell'Anm evoca i soliti scenari apocalittici sulla riforma Nordio e soccombe nel dibattito con il penalista
Fosse avvenuto davanti a un giudice, il confronto sul referendum andato in scena ieri alla Sapienza tra l’avvocato Gian Domenico Caiazza (presidente del Comitato Sì Separa) e il pm Cesare Parodi (presidente dell’Anm e procuratore di Alessandria) si sarebbe concluso con una sentenza favorevole all’imputato. Un’ora di botta e risposta, segnata dalla consueta evocazione da parte del capo del sindacato togato di scenari apocalittici: “Se questa riforma passerà, purtroppo c'è una concreta possibilità che in molti casi i giudici saranno portati ad applicare la legge in modo da determinare cittadini di serie A, B e C”. Quasi indignata la reazione di Caiazza: “Rappresentate delle previsioni arbitrarie su ciò che accadrà in futuro come se fosse il contenuto della riforma. Non mi sembra la regola che dovremmo rispettare, soprattutto davanti a studenti di giurisprudenza”.
Il confronto è iniziato con un ripasso storico di Caiazza: “Nel 1988 il nostro paese si è modernizzato con il passaggio dal processo inquisitorio al processo accusatorio. Questa idea del processo è stata blindata in Costituzione nel 1999 con la riforma dell’articolo 111. Di conseguenza, l’assetto ordinamentale della magistratura deve necessariamente cambiare”. “Arriviamo a questa riforma con oltre 30 anni di ritardo – ha aggiunto il penalista – ma in questo modo ci adeguiamo a tutte le democrazie contemporanee avanzate. Tutte hanno la separazione delle carriere tra pm e giudici”. Il presidente dell’Anm ha risposto parlando di “attacco all’indipendenza della magistratura, soprattutto nei confronti dei giudici”. Ma “l’indipendenza della magistratura non è nemmeno sfiorata dalla riforma”, ha ribattuto Caiazza: “I princìpi costituzionali del giudice sottoposto soltanto alla legge, dell’inamovibilità del magistrato, e della disposizione della polizia giudiziaria da parte del pm continueranno a essere vigenti. Eppure non sentiamo dire altro che il prossimo passo sarà la sottoposizione del pm all’esecutivo. Bisogna prendersi la responsabilità di misurarsi con il testo della riforma”.
“Dopo tutto quello che lo scandalo Palamara ha disvelato sull’assetto della magistratura appare necessario almeno distinguere la funzione di gestione della carriera dei magistrati da parte del Csm dalla funzione disciplinare – ha affermato Caiazza –. Peraltro l’Alta corte disciplinare avrà una maggioranza blindata di magistrati, quindi non si capisce come sia possibile che attraverso un organo dominato da magistrati di Cassazione si possa sottomettere la magistratura alla politica”.
Proprio sul problema del correntismo si è registrato un altro passo falso di Parodi: “Non mi sento di parlare di quei 30 magistrati di cui Palamara racconta nel suo libro. Parlo a nome di 8.000 magistrati oscuri, di cui faccio parte, che sono vissuti benissimo senza una tessera di corrente”. Trenta magistrati? Un po’ poco se si considera che nel telefono di Palamara sono state ritrovate 60 mila chat con magistrati e che lo scandalo travolse il Csm spingendo persino il capo dello stato a intervenire. Per questo Caiazza ha contestato a Parodi la “generosa minimizzazione della vicenda Palamara: chi l’ha seguita saprà quale scenario irrisolvibilmente travolto da logiche di potere correntizio ha disvelato quello scandalo”.
Parodi ha così agitato altri spettri, suscitando però altre perplessità: “Se la riforma passerà, la nostra sarà una democrazia diversa da quella che conosciamo. Io sono affezionato al modello attuale, dove c’è uno straordinario equilibrio di poteri”, ha detto il presidente del sindacato togato. Di fronte a queste parole Caiazza ha replicato: “La magistratura italiana è politicizzata in un modo che è ignoto nel mondo. Vi invito a farmi un solo esempio di un paese in cui la magistratura interloquisce col legislatore, dice cosa le piace e cosa non le piace, contesta il ministro, manifesta contro il governo. Queste cose non esistono in nessun’altra parte del mondo. Questa soggettività politica ha modificato le convinzioni dei magistrati e di tutti noi: siamo stati coinvolti nell’idea che il Csm fosse diventato il parlamento delle toghe, dove vengono rappresentati i partiti dei magistrati. Ma il Csm non è un organo di rappresentanza politica: è un organo di alta amministrazione, che fa promozioni, valutazioni e trasferimenti”. Da qui la legittimità del ricorso al sorteggio per l’elezione del Csm.
L’ex presidente dell’Unione camere penali ha proseguito alzando la voce di un tono: “Come si mette mano all’assetto della magistratura si invoca la Costituzione. L’Anm è stata contraria a tutte le riforme del processo penale e dell’assetto ordinamentale. E’ una casta intoccabile. Se provi a fare qualcosa che li riguarda si grida all’attacco dell’autonomia e dell’indipendenza della magistratura. Basti pensare che l’Anm è stata contraria anche alla riforma della superprocura voluta da Falcone”. “Dovete comprendere che la magistratura è la vera casta di questo paese, perché è inamovibile, è un ordine burocratico: si vince un concorso e si rimane lì”, ha aggiunto Caiazza. Parodi ha risposto lamentando “i continui insulti e attacchi dei media contro la magistratura”. Spettri contro argomenti: il confronto premia Caiazza.