editoriali

Anche a Foggia “siamo tutti indagati”?

Redazione

L’ex sindaco costretto alle dimissioni per un’indagine e i garantismi a gettone

La svolta garantista di Luigi Di Maio ha dato coraggio persino ai sindaci di centrosinistra, che oggi appaiono meno timidi di un tempo rispetto alle follie di alcune procure, che hanno di fatto trasformato il ruolo di amministratore in indagato d’ufficio. Il caso di Crema è stato eclatante (il sindaco Stefania Bonaldi ha ricevuto un avviso di garanzia in relazione all’infortunio di un bimbo che si era chiuso due dita in una porta tagliafuoco dell’asilo nido comunale) e l’abnormità di una giustizia che in alcuni casi rischia di sovvertire la volontà popolare utilizzando in modo non sempre trasparente i propri poteri è ormai un tema entrato a far parte del dibattito pubblico.

 

Non tutti gli scandali però fanno notizia. Risale a qualche settimana fa, per esempio, l’apertura di un fascicolo per il reato di corruzione e tentata concussione a danno del sindaco di Foggia Franco Landella. Dopo dieci giorni ai domiciliari, è tornato in libertà. Ma la misura cautelare di interdizione dai pubblici uffici per un anno lo ha costretto alle dimissioni, facendo cadere giunta e consiglio. Il comune è stato commissariato. I pm hanno chiesto una proroga di indagine di tre mesi per cercare indizi di infiltrazioni mafiose (finora non trovate) così da prolungare il commissariamento per due anni.

 

Nessuna parola di solidarietà è arrivata da alcun politico. Neppure dalla Lega, partito del sindaco Landella. Neppure dal centrosinistra, i cui sindaci in difesa della collega indagata a Crema urlano “siamo tutti indagati”. E neppure dai 5 stelle che anzi hanno condiviso un meme con la foto del sindaco della Lega “capita sempre a loro”.

 

   

Indipendentemente dal reato, il principio è sempre lo stesso: la presunzione di innocenza vale per tutti. Non abbiamo sentito da nessuno parole in difesa del sindaco di Foggia, costretto alle dimissioni per un’indagine preliminare. Se dovessero arrivare archiviazioni, assoluzioni o prescrizioni non sarà solo la magistratura ad aver fallito: lo sarà anche la politica.

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