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La giustizia tra il letame e il ventilatore

Il dramma rimosso delle correnti dei magistrati. Il garantismo utilizzato solo per difendere gli amici. Le intercettazioni irrilevanti usate solo quando conviene. I garantisti finiti al traino dei pm. Una settimana di ordinaria follia giudiziaria

Claudio Cerasa

Email:

cerasa@ilfoglio.it

23 Maggio 2020 alle 06:16

La giustizia tra il letame e il ventilatore

Luca Palamara (foto LaPresse)

La settimana che si avvia verso la conclusione è stata dominata da una serie di piccole e grandi notizie giudiziarie che hanno contribuito a rafforzare l’immagine di un paese che quando si ritrova a fare i conti con il tema della giustizia si comporta sempre seguendo il modello del letame nel ventilatore. Quando il ventilatore con il letame viene puntato contro di noi, il ventilatore viene sempre considerato come un qualcosa di osceno e detestabile. Quando il ventilatore con il...

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Claudio Cerasa

Claudio Cerasa

Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter. E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.

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Commenti all'articolo

  • giuseppek

    24 Maggio 2020 - 13:20

    A giudicare da quello che si legge di questi tempi su certe correnti di magistrati viene da pensare: In quell' ambientino, <<Il più pulito c'ha la rogna.>>

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  • giuseppek

    23 Maggio 2020 - 22:32

    A giudicare da quello che si legge di questi tempi su certe correnti di magistrati viene da pensare: In quell' ambientino, <<Il più pulito c'ha la rogna.>>

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    23 Maggio 2020 - 18:54

    Ben scritto e formidabile la chiusura. Ma non vale stupirsi o indignarsi o distinguere. Il paese è come la botte: dà il vino che ha. Il ditettore ci versa dentro una bottiglia di Brunello 1975. Ecomiabile intento da condividere, incoraggiare. Ma se non svuoti la botte ...

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  • Andrew

    Andrew

    23 Maggio 2020 - 17:53

    “Bisogna attaccare Matteo Salvini, anche se ha ragione”. Queste e altre parole – pizzini in forma digitale intercettati, quasi per caso, nel corso di altre inchieste – gravissime, inequivocabili, volgari nella loro proterva banalità, lasciano tanti di noi disgustati ma pochi sorpresi. Difficile non scorgervi in filigrana la sagoma di quel partito delle toghe che, come l’araba fenice, che vi sia ciascun dice ma, dove sia, nessun sa..È la supercasta. Quella che non teme avversari provenienti da altro campo. Certamente non dalle stanze della politica. Perché l’unico nemico di un magistrato può essere solo un altro magistrato. Per quanto riguarda l’affaire Csm, rimosso il macigno delle accuse di corruzione, ciò che resterà – il mercato degli incarichi – verrà, alla fine, derubricato a normale dialettica tra le correnti. Non ci resta che sperare che la Giustizia, che non vede perché bendata, mantenga, almeno, la memoria di ciò che sente...Nel clima di “giustizialismo predittivo” .

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