Giustizialismo che blocca ancora l'Italia

Redazione

Il vortice delle malagiustizia che tiene in ostaggio le erogazioni delle banche

Stenta a decollare il sistema di finanziamento garantito a favore di imprese e partite Iva danneggiate dall’emergenza coronavirus. Come segnalato dall’Associazione bancaria italiana (Abi), sono 82.159 le domande pervenute al Fondo di garanzia per le pmi (gestito dal Mediocredito centrale) dal 17 marzo, data del decreto Cura Italia, al 4 maggio, per quasi 5,2 miliardi di euro di finanziamenti. Le domande per i prestiti fino a 25 mila euro sono 61.130 e hanno visto un aumento di novemila unità in un solo giorno, ma se si considera che sono 5,2 milioni le imprese e partite Iva potenzialmente interessate agli aiuti, appare evidente come si sia ancora molto lontani da un’assistenza effettiva al sistema produttivo. A complicare le procedure ci pensano l’ipertrofia burocratica (è stato calcolato che il numero di documenti necessari per presentare domanda di prestito va da quattro a ventidue) e il solito timore di finire nel vortice della (mala)giustizia. Contribuisce, infatti, a rallentare l’erogazione dei prestiti anche il timore delle banche di ritrovarsi in futuro accusate di reati gravi, come il concorso in bancarotta delle imprese che, una volta ricevuti i finanziamenti, dovessero comunque fallire.

 

Per questi motivi, l’Abi chiede l’introduzione di uno scudo penale per le banche. “Occorre evitare – ha detto il direttore generale dell’Abi, Giovanni Sabatini, in un’audizione – che sulle banche e sugli esponenti siano trasferiti rischi che non possono in alcun caso essere riconosciuti come loro propri laddove le misure di sostegno offerte alle imprese in attuazione dei provvedimenti normativi non sortissero gli sperati effetti e le imprese cadessero in stato di insolvenza con possibili conseguenze rispetto alle procedure fallimentari”. Il ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, continua a respingere la proposta. Ma il fatto che, dopo il celebre caso Ilva, sia di nuovo emersa la necessità di “scudi penali” per sbloccare l’economia, rende chiaro il livello di oppressione giudiziaria raggiunto dal nostro paese.

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