Ex deputato di Forza Italia indagato ingiustamente. Storia di un altro flop di Gratteri

Ermes Antonucci

Il caso di Pino Galati, che era stato indagato nell’ambito dell’inchiesta “Quinta Bolgia”, lanciata nel novembre 2018 dalla Dda di Catanzaro

Nuovo flop per la procura di Catanzaro, guidata da Nicola Gratteri. Mentre la maxi-operazione contro la ‘ndrangheta denominata “Rinascita Scott” continua a perdere colpi, almeno nella fase cautelare (finora sono 154, su 334, le misure cautelari modificate, sostituite, revocate o annullate dal gip e dal Riesame, con più di novanta persone tornate in libertà), si chiude con un fallimento un’altra vicenda giudiziaria portata alla ribalta nazionale dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, coordinata da Gratteri. Il gip del capoluogo calabrese ha infatti archiviato la posizione dell’ex deputato di Forza Italia ed ex sottosegretario Pino Galati, che era stato indagato nell’ambito dell’inchiesta “Quinta Bolgia”, lanciata nel novembre 2018 dalla Dda di Catanzaro, con la pesante accusa di essere al servizio di alcuni clan mafiosi. Galati era stato posto agli arresti domiciliari e poi a un divieto di dimora in Calabria.

 

 

Secondo l’inchiesta, la cosca Iannazzo-Cannizzaro-Daponte era riuscita a instaurare un monopolio assoluto dei servizi svolti all’interno dell’ospedale di Lamezia Terme, a partire da quello delle ambulanze sostitutive al servizio pubblico, ma anche delle imprese che si occupavano delle onoranze funebri, della fornitura di materiale sanitario e del trasporto sangue. A detta degli inquirenti, ciò era avvenuto grazie all’aiuto di politici come Galati, ritenuto “al servizio della ‘ndrangheta”, anche sulla base delle dichiarazioni di alcuni pentiti.

 

 

Il quadro accusatorio era già stato demolito dalla Corte di Cassazione, che a marzo aveva annullato l’ordinanza con cui al politico era stato imposto il divieto di dimora sottolineando “l’infondatezza dell’ipotesi di accusa” e la “totale esclusione della gravità indiziaria per fatti penalmente rilevanti”. La contestazione, affermavano i giudici, “è del tutto evanescente”. In particolare, “non vi è stata alcuna indicazione di una condotta caratterizzata da ‘materialità’ per realizzare il tentativo del reato” e “non vi sono elementi che consentano di andare oltre la mera congettura”. La Cassazione aveva bocciato l’inchiesta non soltanto dal punto di vista sostanziale, ma anche procedurale, dichiarando inutilizzabili le intercettazioni che erano state realizzate nei confronti di Galati, in quanto nessuna autorizzazione era stata richiesta alla Camera di appartenenza dell’ex deputato.

 

Di fronte a questa bocciatura senza scampo, la stessa procura di Catanzaro aveva deciso di tornare sui propri passi e di chiedere l’archiviazione per Galati, arrivata mercoledì. Un provvedimento che “ridà giustizia e dignità a Galati, pur senza lenire la sofferenza e l’amarezza che da quella ordinanza ne erano derivate”, hanno affermato in una nota i legali dell’ex deputato, gli avvocati Francesco Gambardella e Salvatore Cerra, facendo riferimento alle misure cautelari subite da Galati (che a causa dell’inchiesta ha trascorso due settimane ai domiciliari e circa quattro mesi in “esilio” con divieto di dimora in Calabria).

 

Se per Gratteri si tratta dell’ennesimo flop, per Galati si tratta dell’ennesima soddisfazione giudiziaria, se così si può chiamare. L’ex deputato, infatti, in passato era già finito nel mirino di un altro pm in prima linea, Luigi de Magistris, nell’ambito dell’inchiesta “Poseidone”, per poi essere prosciolto. Successivamente è stato processato e assolto dall’accusa di aver complottato per la sottrazione delle indagini “Poseidone” e “Why Not” proprio a De Magistris. Nel 2017 è stato prosciolto dall’accusa di corruzione aggravata dalle modalità mafiose nell’inchiesta “Alchemia”, nella quale gli inquirenti avevano chiesto per il politico l’arresto in carcere, senza ottenerlo. Resta imputato nel processo nato dall’inchiesta “Calabresi nel mondo”, per una presunta distrazione di fondi comunitari.

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