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Le colpe di Bonafede non ricadano sugli innocenti

Il ministro della Giustizia, ospite di Otto e mezzo, dimentica i 27 mila errori giudiziari degli ultimi 26 anni e dice che “gli innocenti non finiscono in carcere”. Poi si difende: “Mi riferivo agli assolti”. Ma la gaffe svela il suo indice di forcaiolismo 

24 Gennaio 2020 alle 12:04

Le colpe di Bonafede non ricadano sugli innocenti

Alfonso Bonafede (foto LaPresse)

Stavolta non si tratta della solita gaffe, della difficoltà (già di per sé grave) a comprendere alcuni concetti giuridici (come la distinzione tra reati dolosi e colposi), ma di un’affermazione che si stenta a credere sia stata pronunciata da un ministro della Giustizia della Repubblica italiana. Ospite di “Otto e mezzo” su La7, il Guardasigilli Alfonso Bonafede ha infatti affermato che “gli innocenti non finiscono in carcere”. Lo ha detto anche con un accenno di ghigno, come a far passare ai telespettatori il messaggio che se una persona finisce in carcere qualcosa avrà fatto, qualche reato lo avrà commesso, insomma, sicuramente sarà colpevole.

 

 

Una sparata che avrà fatto ribaltare nella tomba Enzo Tortora, che in carcere trascorse sette mesi prima di essere assolto e riconosciuto innocente, e che avrà fatto impallidire i tanti cittadini che, come lui, negli ultimi anni sono stati sbattuti in carcere ingiustamente. Come calcolato dal sito errorigiudiziari.com, dal 1992 al 2018 sono state circa 27mila le persone risarcite dallo Stato perché vittime di detenzioni illegittime (arrestate e poi assolte) o di errori giudiziari (condannate con sentenza definitiva e poi assolte con processo di revisione). Praticamente mille all’anno, tre al giorno, una ogni otto ore. Una cifra impressionante, che ha comportato una spesa per lo Stato italiano di circa 700 milioni di euro per i risarcimenti. Ma evidentemente il nostro ministro della Giustizia ignora tutto ciò.

 

Di fronte alle polemiche suscitate dalle sue parole, e alle richieste di chiarimento (tra cui quella di Gaia Tortora, figlia di Enzo Tortora), il ministro Bonafede si è difeso: “Ho specificato che gli ‘innocenti non vanno in carcere’ riferendomi evidentemente e ovviamente, in quel contesto, a coloro che vengono assolti (la cui innocenza è, per l’appunto, ‘confermata’ dallo Stato)”. Una supercazzola gigantesca, che però forse nasconde un proposito per il futuro: visti il forcaiolismo e l’ignoranza con cui viene maneggiata la giustizia, dopo aver abolito la prescrizione nulla esclude che Bonafede voglia introdurre anche il carcere per gli assolti.

Ermes Antonucci

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