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“Su Ilva serve una pausa di riflessione”. Parla Amendola, pretore ambientalista

Prima la salute, poi l’impresa. La versione dell’ex magistrato

9 Novembre 2019 alle 06:15

“Su Ilva serve una pausa di riflessione”. Parla Amendola, pretore ambientalista

Gianfranco Amendola (foto LaPresse)

Roma. Non è più “pretore d’assalto” (è andato in pensione), ma è ancora l’irriducibile di “In nome del popolo inquinato” (otto edizioni). “E non pensate che mi sia arricchito. I diritti sono andati a Legambiente”. E poi è blogger del Fatto quotidiano, dove scrive: “Il miglior rifiuto è quello che non viene prodotto. Il che implica che si intervenga sulle scelte di produzione delle industrie e sui loro prodotti”. Da magistrato, Gianfranco Amendola, già nel 1984, oggi ha settantasette anni,...

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Commenti all'articolo

  • aldo.vanini

    11 Novembre 2019 - 09:09

    E dagli con l'economia tutta basata sul turismo e i valori paesaggistici. Ma il Dott.Amendola sa che la sua pensione non ci sarebbe se tutto si riconducesse a quel 5,5% (diretto) o meno del 10% (indiretto) sul PIL che il turismo produce (e che non credo possa fare molto di più, anche perché nei mondi a lui vicini si comincia simpaticamente a scrivere sui muri "Turismo=sfruttamento e devastazione")? E si ricordi sempre che prima dell'art.32, abbiamo, nella Costituzione, l'art.1, che ci ricorda il ruolo fondante del lavoro per la Repubblica. Cosa raccontiamo agli operai di Taranto, di farsi una pausa dal lavoro (principio fondante della Costituzione) per due anni? In vacanza alle Maldive? Ah, le anime belle, quanto è facile...

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  • luigi.desa

    09 Novembre 2019 - 12:12

    Amendola è proprio il classico magistrato interventista su tutto ,tra l'ossessionato e l'isterico , del quale l'Italia non ha bisogno. L'Italia ha bisogno di magistrati equilibrati e riflessivi non quelli che sequestrano mille ton.di laminato di acciaio pronto alla vendita o una azienda fermandone il ciclo produttivo mandandola alla malora.

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  • Massimo47

    09 Novembre 2019 - 11:11

    Un magistrato dovrebbe usare la sapienza giuridica per far applicare le leggi. Due cose invece non può fare: giudicare la bontà della legge (spetta al Parlamento ed alla Corte Costituzionale) e piegare la legge (con cavilli giuridici) per far prevalere le proprie idee (giuste o sbagliate che siano). Cosa fare, in democrazia, lo decidono le forze politiche che hanno ottenuto la delega dagli elettori.

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