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Nino Papania e quel rito abbreviato lungo sei anni

Riccardo Lo Verso

L'ex senatore del Pd è stato assolto dall'accusa di voto di scambio

L'avviso di garanzia gli era stato notificato nel novembre 2013 e riguardava le elezioni del 2012. Ci sono voluti quasi sei anni per giungere a una sentenza di appello in un processo celebrato con il rito abbreviato. Abbreviato nel nome, ma non nella sostanza.

 

L'ex senatore del Pd, Nino Papania, è stato assolto dall'accusa di voto di scambio. In mezzo è successo di tutto: dalla condanna in primo grado alla mannaia della Commissione dei garanti del Partito democratico che lo escluse dalle liste per le politiche del 2013. I rapporti investigativi, prima ancora di una sentenza, bastarono per giudicarlo ”impresentabile”.

 

Papania cadeva per la più classica e amara delle ipotesi quando si mette il naso nella raccolta del consenso elettorale al Sud: i suoi più stretti collaboratori dividevano pacchi di pasta di in cambio di voti agli indigenti di Alcamo, città natale di Papania e suo feudo elettorale. Così Papania e soci avrebbero condizionato il voto amministrativo del 2012 (sette anni fa) per fare vincere un sindaco piuttosto che un altro.

 

Era la stagione del grillismo che si infilava nelle maglie del malcontento e celebrava a colpi di vaffa il funerale della vecchia politica. Per ventidue anni Alcamo era stata guidata dal centrosinistra. Poi arrivò l'onda d'urto del Movimento cinque stelle a spazzare via il passato.

 

In primo grado Papania era stato condannato a otto mesi di carcere lasciando perplessi i suoi avvocati. Era caduta l'accusa di concorso esterno in associazione a delinquere semplice e la condanna era arrivata per voto di scambio, un'ipotesi mai contestata fino a quel momento.

 

I giudici di appello di Palermo hanno ribaltato la sentenza. Papania “non ha commesso il fatto”. Altri avrebbero sfruttato la miseria degli elettori, ma non l'ex senatore che nel 2014 fu costretto ad affrontare una nuova grana giudiziaria. Il Senato con un ampia maggioranza diede il via libera all'utilizzo solo di una parte delle intercettazioni su un'indagine per corruzione poi archiviata nel 2015. Il dibattito si accese fra coloro invocavano il garantismo e il Movimento cinque stelle, secondo cui la casta aveva salvato il senatore.

 

Ammettendo che sia andata avvero così, resta il fatto che nel 2019 si discute ancora di un processo nato nel 2013 da un'inchiesta che riguardava fatti del 2012. E lo si spaccia pure per "abbreviato". La lungaggine dei processi dà fiato al giustizialismo della politica.

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