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Giustizia è svuotare le carceri

Diminuiscono i reati ma il governo non cerca la soluzione al sovraffollamento

17 Maggio 2019 alle 21:12

Giustizia è svuotare le carceri

Una cella all'interno del carcere di San Vittore (Foto LaPresse)

Come è stato documentato dal rapporto dell’associazione Antigone alla riduzione dei reati commessi in Italia non è corrisposta una riduzione della popolazione carceraria, che invece continua ad aumentare e ha raggiunto ormai il 120 per cento della capienza. Negli altri paesi europei in cui c’è stato un analogo calo dei delitti è proporzionalmente diminuito il numero dei carcerati. Perché questo non avviene da noi? In primo luogo perché le condanne comminate prevedono pene mediamente più alte, in secondo luogo perché la legislazione, a cominciare da quella più recente, ostacola le misure alternative al carcere e tende a impedire o ostacolare le scarcerazioni. Il governo manettaro parla solo dell’esigenza di costruire nuovi istituti di pena, ma anche in questo caso si tratta solo di parole. Ogni tentativo di riprendere il filo di una riforma carceraria che applichi la Costituzione viene bollata come “svuotacarceri”, come se avere le prigioni piene fosse un obiettivo lodevole.

 

Invece questo sarebbe proprio il momento giusto per modernizzare e umanizzare il sistema delle pene, che quanto meno sono detentive, tanto più evitano la recidiva. È un tema difficile, che si scontra col sensazionalismo che porta l’informazione a enfatizzare singoli casi. L’altro elemento “di opinione” che ostacola la riforma è la cosiddetta “percezione” della criminalità, che sarebbe in aumento nonostante i dati reali dicano il contrario. Anche questa però non è una bizzarria della psicologia nazionale, è l’effetto di campagne propagandistiche strumentali, comprese quelle di chi oggi, da ministro dell’Interno, evita di parlare della reale diminuzione della criminalità, che invece negava quando stava all’opposizione. E’ giusto tener conto degli ostacoli politici e psicologici per affrontarli e superarli con il ragionamento e la convinzione, per denunciarne la natura spesso strumentale e irrazionale, non per considerarli una barriera insuperabile che demotiva e disarma anche chi sarebbe convinto della necessità di un cambiamento.

Redazione

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