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Macché toghe rosse, è il decreto che fa acqua

La sentenza di Bologna sull’anagrafe per i richiedenti asilo e la propaganda

4 Maggio 2019 alle 06:03

Macché toghe rosse, è il decreto che fa acqua

Foto Imagoeconomica

“Sentenza vergognosa, se qualche giudice vuole fare politica e cambiare le leggi per aiutare gli immigrati, lasci il tribunale e si candidi con la sinistra”. Il garantismo a fasi alterne di Matteo Salvini genera cortocircuiti. Stavolta, contro i giudici di Bologna, rispunta l’accusa di “toghe rosse”. La realtà è più semplice, e la propaganda da democrazia illiberale del ministro dell’Interno tradisce in questo caso un certo nervosismo. Argomento: il tribunale di Bologna ha accolto il ricorso di due richiedenti asilo a cui il comune aveva negato l’iscrizione all’anagrafe in base al decreto sicurezza. La stessa decisione aveva assunto giorni fa il tribunale di Firenze. Nella sostanza: i giudici ritengono che nel momento in cui si fa richiesta di asilo, il richiedente va considerato soggiornante nel paese in cui l’ha presentata e quindi deve essere iscritto all’anagrafe.

  

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La questione non è la volontà dei magistrati di “aiutare gli immigrati”, ma che il decreto sicurezza, in questo punto, è scritto male e in modo contraddittorio, come hanno sempre sottolineato giuristi esperti dei problemi dell’immigrazione. Anzi, secondo molti – tra cui alcuni costituzionalisti e sindaci – il decreto contiene elementi giudicabili incostituzionali. Non è escluso che il problema venga prima o poi posto alla Consulta, anche se il tribunale di Bologna ha dimostrato che, per chiedere la non applicazione della norma, è sufficiente darne “una interpretazione costituzionalmente orientata”. Ma questo è il contenzioso legislativo, dovrà essere sbrogliato e un governo meno pasticcione avrebbe potuto evitare di crearlo. L’aspetto politico è più interessante. La politica di Salvini, anche su dettagli come questo, vuole produrre (o finisce per ottenere) uno spostamento degli immigrati (qualsiasi sia lo status) sempre più al di fuori della legalità: meno diritti, meno possibilità di essere regolarizzati, di accedere alla cittadinanza. Questo crea un vantaggio propagandistico, per la Lega, ma ha lo svantaggio di produrre non più, ma meno sicurezza. Per quanto criticabile, è un gioco elettorale legittimo, per chi ha responsabilità di governo è una scelta pericolosa e che danneggia il paese. Non serve dare la colpa alle toghe rosse.

Redazione

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