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Il populismo politicamente corrotto

Oltre Cantone. Perché la strategia anticorruzione del governo è solo fuffa

6 Febbraio 2019 alle 20:36

Il populismo politicamente corrotto

Raffaele Cantone (foto LaPresse)

I giornali di mercoledì hanno riportato la notizia, poi smentita dall’interessato, delle imminenti dimissioni di Raffaele Cantone dalla presidenza dell’Autorità anticorruzione. Non sappiamo quanto possa essere confermata la possibilità che questo accada in tempi rapidi ma sappiamo che tra le varie questioni affrontate negli ultimi tempi dal presidente dell’Anac, che spesso abbiamo criticato, ce n’è una che riguarda una doppia e giusta critica formulata recentemente da Cantone all’esecutivo: la decisione di elevare a 150 milioni il limite al quale le amministrazioni possono attribuire appalti senza gara e le norme della legge anticorruzione che finiscono con il rendere impossibile la vita a chi deve assumere decisioni negli enti locali.

 

Indipendentemente dal giudizio sulle singole questioni, non si può non consentire sulla denuncia dell’erraticità della linea (o meglio delle contrastanti linee) del governo, che Cantone ha definito icasticamente “oscillazioni tra la forca e il liberi tutti”. Cantone sa che non si può “abolire” la corruzione, “chi lo dice o non sa che cosa sono i corrotti o prende in giro il Paese”, e ha lavorato per contrastarla e limitarla il più possibile, anche se in diversi casi l’attività dell’Anac come segnala oggi Stefano Parisi a pagina quattro ha portato un eccesso di burocrazia giustamente condannata da molti imprenditori. Nel passato, gli azionisti dell’attuale governo hanno criticato alcune delle misure che ha promosso l’Anac in termini di anticorruzione, a cominciare dalla più rilevante, il nuovo codice degli appalti. I ministri che hanno giudicato questa riforma inefficace avevano promesso di sostituirla con una nuova versione già da novembre, ma a metà febbraio non si segnala ancora alcun cambiamento e ciò che è più grave è che diversi provvedimenti promossi dal governo rischiano di avere un effetto contrario nella lotta alla corruzione. La corruzione si combatte non giocando con il populismo penale ma imponendo maggiore efficienza nei processi della burocrazia e un governo che non punta sull’efficienza, che scommette solo sulle pene e che moltiplica gli appalti senza gara la corruzione piuttosto che combatterla rischia di alimentarla. E’ il populismo, bellezza.

Redazione

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  • eleonid

    07 Febbraio 2019 - 07:07

    Chi è stato in un contesto di appalti pubblici ,sa benissimo che 150000 € è la taglia media degki appalti a cui possono accedere una vasta platea di imprenditori più o meno improvvisati anche se si procurano le iscrizioni di legge. Vista così ,in un paese normale, potrebbe considerarsi una misura per il popolo dei costruttori e di chi di spaccia per tale. Ma in un paese come il nostro la misura costituisce un passo indietro rispetto alla lotta alla corruzione . Sono quindi d'accordo con la tesi di Cantone che giustamente mette in risalto la contraddizione .

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