La Consulta respinge le dimissioni di Zanon

Un segnale confortante per capire in quale direzione va il paese. Ragioni per diffidare del processo sommario contro il giudice, che si autosospende

13 Marzo 2018 alle 21:31

Contro la graticola al potere

Nicolò Zanon (foto LaPresse)

Le dimissioni del giudice costituzionale Nicolò Zanon (ieri respinte dalla Corte costituzionale), indagato per peculato d’uso, sono un evento senza precedenti. E’ accaduto nel passato più o meno recente che altri giudici si dimettessero, ma per contrasti interni alla Corte. Nel 2007 Romano Vaccarella lasciò l’incarico – le sue dimissioni furono respinte all’unanimità dalla Consulta – in polemica con il governo Prodi e nel 1987 Giuseppe Ferrari fu costretto a lasciare l’incarico per alcune sue dichiarazioni offensive nei riguardi della Corte. Nessuno di loro a causa di un’indagine giudiziaria. Alcuni hanno ricordato il caso più recente del giudice Augusto Barbera, finito sotto inchiesta (poi archiviata per prescrizione), ma in quel caso l’indagine era precedente al suo ingresso nella Corte e nota al Parlamento che a larga maggioranza l’ha eletto per quell’incarico. La vicenda di Zanon è pertanto un unicum. La procura di Roma lo ha iscritto nel registro degli indagati per il reato di peculato d’uso, per una vicenda che riguarda l’utilizzo dell’auto di servizio e dei buoni carburante: in pratica l’automobile destinata ad “uso esclusivo” del giudice Zanon sarebbe stata utilizzata da sua moglie per scopi personali. Il tema delle “auto blu” agita il sentimento anti casta che spira forte nel paese e se si trattasse di un processo di piazza Zanon sarebbe già stato appeso a testa in giù, ma dal punto di vista giuridico la vicenda è complicata. Da un lato c’è l’interpretazione della norma sull’uso delle auto blu, se l’“esclusività” sia intesa riguardo alla funzione o alla persona, anche perché in passato l’interpretazione della norma e l’uso delle auto blu sono stati molto elastici. Dall’altro c’è il tema dell’autodichia della Corte e di un potenziale conflitto con la magistratura ordinaria. Probabilmente proprio per queste ricadute le dimissioni di Zanon non vanno intese come un’ammissione di responsabilità – per un garantista come lui la presunzione di innocenza è un concetto molto chiaro – né come un gesto polemico, ma come un atto di responsabilità istituzionale per togliere la Corte da ogni imbarazzo. La Consulta, ieri convocata per una riunione straordinaria sul tema, ha deciso di respingere le dimissioni di Zanon, che si è autosospeso. Nonostante il rischio di apparire come una “casta” che si autotutela, la Corte ha preferito non sovrapporre gli umori popolari e il codice morale al codice penale. Almeno un segnale confortante per comprendere in quale direzione va il paese.

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Commenti all'articolo

  • Giovanni Attinà

    13 Marzo 2018 - 22:10

    A quanto pare per iun giudice della corte Costituzionale l'auto di servizio non rientra nel reato di peculato: è una specie di benefit per la carica prestigiosa. Di conseguenza la decisione della Corte è giustificata.

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