La pericolosa sentenza sul caso Cappato

Il sistema giudiziario si mette al servizio di una battaglia politica. Di nuovo

14 Febbraio 2018 alle 18:42

La pericolosa sentenza sul caso Cappato

Foto LaPresse

Il processo a Marco Cappato per aver aiutato il suicidio di Dj Fabo è stato un processo anomalo: era iniziato con un’autodenuncia dell’esponente radicale. Dopo un primitivo rifiuto a incriminarlo, era iniziato il 6 novembre scorso. Nel corso del dibattimento sono stati molti i momenti propagandistici, a cominciare dalla proiezione di un’intervista rilasciata dal suicida. C’è stata una sostanziale complicità tra accusa e difesa, nel comune intento di sostenere non solo la liceità del comportamento specifico di Cappato, ma l’incongruenza della legislazione che vieta l’eutanasia. Insomma, Cappato ha usato il procedimento giudiziario per sostenere una tesi politica, con il concorso dell’accusa, il che rende piuttosto ambigua tutta la vicenda giudiziaria.

  

Alla fine, invece dell’assoluzione ampiamente prevista, la titolare dell’accusa Tiziana Siciliano ha chiesto alla Corte di appellarsi alla Consulta perché definisca incostituzionale la legge che considera un reato l’aiuto al suicidio. Il tribunale ha accettato la richiesta e alla fine c’è stata una stretta di mano, largamente diffusa dai media tra accusato e pubblico ministero. Da una parte ammiriamo l’abilità con cui Cappato è riuscito a usare il sistema giudiziario per ottenere il suo scopo di fare propaganda all’eutanasia, dall’altra, però, si deve constatare che anche per questa via si tende ad attribuire obliquamente alla magistratura la funzione legislativa. In passato si sosteneva che questa “supplenza” era resa necessaria dall’incapacità della politica di affrontare il problema. Ora, dopo che è stata approvata una legge sul fine vita, anche questa – peraltro discutibile giustificazione dell’invasione di campo – è caduta. A Cappato non bastano le forme di eutanasia, attiva e passiva, indirettamente introdotte dalla nuova normativa. Vuole che l’eutanasia diventi un diritto: naturalmente ha diritto a svolgere la sua battaglia, ma non si capisce perché il sistema giudiziario debba mettersi al servizio di una battaglia politica di parte. L’idea che sia la Consulta e non il Parlamento la sede della decisione legislativa è pericolosa oltre che lesiva dell’equilibrio tra i poteri dello stato, il che rende assai discutibile l’andamento e l’esito del processo appena concluso.

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Commenti all'articolo

  • giovit1961

    15 Febbraio 2018 - 12:12

    Non sono d'accordo. L'equilibrio tra poteri dello stato prevede per la Corte Costituzionale esattamente questo ruolo, garantire che la legge non violi i diritti della persona. La scelta di come e quando morire non riguarda lo stato se non per tutelarla da ingerenze di altri. Chi crede in esseri trascendenti cui apparterrebbe la sua vita è libero di aspettare la morte tra le sofferenze, ma perché vuole imporre le sofferenze ad altri? Dj fabo voleva morire, i giudici pongono il problema se deve pagare chi ne è stato il mero strumento.

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  • luigi.desa

    15 Febbraio 2018 - 10:10

    Cappato è l'eredità di Pannella e la sua visione distorta di cosa è lo stato. Con i referendum e non con l'iter parlamentare avrebbe voluto mutare almeno la metà dell'assetto dello stato by passando la funzione legislativa e non a caso il parlamento ha respinto tutte le sue proposizioni e nessun suo referendum ha avuto attuazione. Falliti i referendum al tempo inventò la via giudiziaria per ottenere sentenze costitutive fuorilegge come è poi ha fattola cassazione nell'inventare il reato di concorso esterno in associazione mafiosa facendo al parlamento il gesto dell'ombrello .Ecco cosa sta facendo Cappato. Disobbedienza civile e etica variabile e dilatazione estrema nella interpretazione della norma . Che fosse un genio ma imbroglione lo ha capito il popolo italiano che con il voto ha sempre mostrato di non fidarsi di lui e dei suoi propositi . Raccontava favole moderno pifferaio di Hammelin ,era un incantatore e d era così bravo che ti accorgevi che te lo aveva messo in

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  • giantrombetta

    15 Febbraio 2018 - 08:08

    Speriamo vi legga pure Renzi, che su tutte le vicende preoccupanti che riguardano la magistratura e lo stato della giustizia da sempre tace. E chi tace acconsente. Che ancora e sempre di più la magistratura occupi lo spazio che la Costituzione affida ai partiti e alla politica. E per cortesia, almeno il Foglio non confessi ammirazione per l’abilita’ di Cappato...

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