#AllarmeDavigo. Ora lo lanciano le toghe

Le dichiarazioni rilasciate al Foglio da Claudio Galoppi, presidente della Settima commissione del Csm, sono un sasso nello stagno, solitamente immobile, della corporazione togata

6 Ottobre 2017 alle 06:00

#AllarmeDavigo. Ora lo lanciano le toghe

Piercamillo Davigo ospite a "Night Tabloid" (foto LaPresse)

Roma. #AllarmeDavigo. Le dichiarazioni rilasciate a questo giornale da Claudio Galoppi, presidente della Settima commissione del Csm, sono un sasso nello stagno, generano onde concentriche sulla superficie, solitamente immobile, della corporazione togata. Basta giudici moralizzatori, stop al profluvio politico di una toga in servizio, che eresia l’equiparazione tra prescrizione e colpevolezza… Galoppi ha sovvertito i capisaldi della dottrina Davigo. Numerosi colleghi si congratulano con Galoppi, gli mandano sms di encomio, hai avuto coraggio, finalmente qualcuno gliel’ha detto chiaro e tondo, io sono con te, noi siamo con te… Sotto clausola di anonimato. Galoppi non intende arretrare: “A metà giornata ho spento il telefono perché ero subissato di chiamate euforiche di amici e colleghi. Non ho fatto nulla di speciale né mi sento il vendicatore di chicchessia. Sono e resto un uomo libero”.

    

La cronista, invece, qualche dichiarazione – tra infiniti no comment – l’ha raccolta. Il procuratore di Milano Francesco Greco taglia corto: “Personalmente mi interessa più il diritto penale comune e la sicurezza della città, il contrasto all’evasione fiscale e il lavoro che svolgiamo contro i paradisi off-shore. Del teatrino di chi la spara più grossa non ne posso più”. Per il procuratore di Palermo Francesco Lo Voi “esiste non soltanto un dovere di riserbo ma anche di continenza, l’ha evidenziato a più riprese anche il Csm. Io nella mia vita sono andato in televisione una sola volta, a ‘Otto e mezzo’, in collegamento da Palermo per parlare di tratta di migranti. Non mi faccia aggiungere altro”.

  

Si scaglia contro il modello ayatollah Edoardo Cilenti, segretario generale dell’Anm: “La morale come metro di giudizio è da medioevo. Le posizioni di Davigo per fortuna sono decisamente minoritarie, anzi credo che appartengano soltanto a lui. I giornalisti legittimamente invitano chi offre un riscontro mediatico ma con simili affermazioni ci sarebbe da spegnere la tv e dedicarsi a un buon libro. Tuttavia si avvicina il momento del rinnovo sia del Parlamento che del Csm… temo che assisteremo ad altre stupefacenti dichiarazioni”. Chi non rifiuta la prescrizione, dottor Cilenti, deve vergognarsi? “Non scherziamo. Ogni processo che si conclude con la prescrizione è una sconfitta per lo stato, e purtroppo il legislatore, anziché investire nel processo per il processo, ne allunga ulteriormente i termini. Ciò detto, i magistrati sono tenuti al rispetto della legge. Nel momento in cui sovrappongono la cosiddetta morale alla legge tradiscono la propria funzione e abbracciano, forse inconsapevolmente, visioni culturali antidemocratiche. Non è un caso che la teocrazia sia tipicamente un ordinamento basato sulla moralizzazione della vita pubblica”.

    

Parco di dichiarazioni è il procuratore di Firenze, Giuseppe Creazzo, allergico al protagonismo mediatico togato: “È meglio che io taccia, certe uscite hanno il sapore di diatribe elettorali nelle quali ogni posizione espressa rischia di essere strumentalizzata”. Per il consigliere del Csm Luca Palamara, toga di Unicost, “in qualche misura Galoppi ha dato voce a molti, reputo persino scontato che i magistrati non debbano tenere comizi politici in tv né ergersi a giudici morali, non compete a noi. Il nostro compito è assai più modesto: accertare responsabilità individuali in casi specifici attraverso l’applicazione della legge vigente. Le valutazioni morali spettano al politico, non al giudice. Si pone inoltre un problema di par condicio, diciamo così. Davigo non ricopre più ruoli istituzionali in seno all’Anm, è un magistrato in servizio come molti altri, è esponente di una singola corrente, Autonomia e indipendenza. Allora perché invitare lui e non altri?”.

 

Per il giudice Mauro Gallina, della giunta milanese dell’Anm, “l’intervento di Galoppi è stato utile e prezioso. Serve consapevolezza dei limiti che discendono dalla nostra professione. È umano nutrire valori ideali ma nel disegno costituzionale il giudice è inquadrato come terzo e imparziale. Qualsiasi condotta in contrasto con tali prescrizioni lede l’immagine dell’intero ordine giudiziario. Il rispetto del dovere di continenza e di distanza dalla politica deve essere rigoroso”.

   

Per la presidente della commissione Giustizia della Camera, Donatella Ferranti, “non è la prima volta che Davigo fa scelte inopportune e nessuno ha mai proferito verbo. Sono un magistrato in aspettativa, eppure non ho mai usato simili toni. I magistrati possono partecipare a trasmissioni purché si attengano a certi paletti. Ogni magistrato deve rispettare un codice deontologico e uno disciplinare al fine di tutelare l’immagine di terzietà. E mi permetta, essendo anch’io un giudice: la prescrizione è un istituto previsto dal codice, un diritto che non deve provocare alcun senso di vergogna nell’imputato. Quanto ai presunti incontri con il M5s per elaborare un emendamento, mi auguro che giunga una secca smentita”.

 

Per il deputato Pd David Ermini, commissione Giustizia, “l’equilibrio di un magistrato non deve essere solo effettivo ma anche percepito. Da avvocato, preciso che la prescrizione è un diritto a tutela del cittadino sul quale non si può scaricare l’inefficienza dello stato. Se poi fosse vera la notizia di una presunta consulenza tecnica fornita al M5s per un emendamento specifico, sarebbe gravissimo. Anche noi in commissione ci avvaliamo dell’ausilio di giuristi, ma Davigo è un giudice in servizio. Sarebbe un fatto inaudito”.

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Commenti all'articolo

  • luigi.desa

    06 Ottobre 2017 - 12:12

    Quando Mattia Feltri su Il neonato il Foglio raccontò le scelleratezze di Mani pulite definendolo un Termidoro ,scrissi al giornale che , quel Termidoro ,vera macelleria giudiziaria , che aveva lasciato del tutto indifferente la intera magistratura salvo il solito Nordio , non mi stupiva più di tanto .Avendo una insana passione per la cronaca giudiziaria sin dagli anni ( ginnasio) 1950 avevo maturato la convinzione che la magistratura italiana era ( ed è ) profondamente corrotta in senso antropologico culturale . Il tempo mi ha dato ragione .Montagne di articoli ,libri,film ,divulgazioni di ogni genere danno conto di questa perversione culturale che oggi ha il volto del dottore Davigo ed ahinoi di altri magistrati supportati da cattivissima politica e stampa. luigi de santis

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  • mauro

    06 Ottobre 2017 - 08:08

    Ma che bravi. Rammento, ad esempio, il Palamara sostenere che i magistrati sono più uguali degli altri e possono dire e fare ciò che vogliono. Ma sanno anche che certi eccessi, come quelli davighiani, possono essere controproducenti.

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