In Italia si intercetta sempre di più, senza paragoni in Europa

Secondo i dati pubblicati dal ministero della Giustizia sono 114 mila le utenze intercettate ogni anno. In Francia sono circa 40 mila, in Germania 23 mila e nel Regno Unito poco più di 3 mila

30 Settembre 2017 alle 06:00

Perché io, magistrato, dico no alla pubblicazione delle intercettazioni

Roma. In questo periodo si è parlato molto di intercettazioni, soprattutto a causa del decreto legislativo del governo e per la concomitanza con lo scoperchiamento della vicenda Consip. Al centro della discussione, per entrambe le questioni, si è messo il tema della diffusione e della pubblicazione delle intercettazioni: da un lato chi chiede strumenti che limitino la trascrizione e la pubblicazione di intercettazioni non rilevanti ai fini dell’indagine, dall’altro chi protesta contro provvedimenti che limiterebbero il diritto d’informazione. Poco si discute, invece, non tanto della pubblicazione – che resta un problema rilevante – ma del numero di intercettazioni.

 

Domenica 24 settembre il Sole 24 Ore ha affiancato all’intervista al ministro della Giustizia Andrea Orlando una tabella con i dati sulle intercettazioni in Italia che mostra un trend in crescita spaventosa: nel 2003 le intercettazioni ordinarie erano circa 156 mila, quelle antimafia 79 mila e quelle antiterrorismo 4,4 mila. Nel 2016 le intercettazioni ordinarie sono salite 265 mila (più 70 per cento), quelle antimafia a 113 mila (più 43 per cento) e quelle antiterrorismo a 8 mila (più 45 per cento). Se, data la situazione internazionale, si comprende la necessità di aumentare i controlli sul fronte del terrorismo e la lotta alle criminalità organizzate di stampo mafioso resta una peculiarità del nostro paese, stupisce un aumento così considerevole delle intercettazioni ordinarie a un livello che non ha pari negli altri paesi occidentali.

 

I dati pubblicati dal ministero della Giustizia nella sua Relazione sull’amministrazione della giustizia sono più contenuti, probabilmente perché si riferiscono ai bersagli e non al numero di autorizzazioni e rinnovi, ma si tratta in ogni caso di un numero considerevole: 114 mila utenze intercettate ogni anno. Il giornalista del post Davide Maria De Luca ha provato a fare un confronto internazionale: in Francia sono circa 40 mila, in Germania 23 mila e nel Regno Unito poco più di 3 mila. “Se guardiamo alla popolazione, questo significa che in Italia, un paese di 60 milioni di abitanti, si intercettano più del doppio delle utenze telefoniche che in tre paesi dove abitano in tutto 212 milioni di persone”, scrive De Luca. Naturalmente, come ogni strumento investigativo, anche le intercettazioni hanno un costo che non è affatto marginale se viene usato con questa intensità. Secondo i calcoli della rivista specializzata “Sicurezza e Giustizia” in dieci anni, dal 2005 al 2015, sono stati spesi circa 2 miliardi e 400 milioni di euro. Si tratta di una spesa media di 240 milioni l’anno, che rappresenta la voce principale di spesa per la giustizia (oscilla tra il 26 e il 35 per cento sul totale). L’andamento delle spese non è però omogeneo sul territorio, ad esempio nel decennio preso in considerazione, se la spesa per intercettazioni nel distretto di Palermo si è quasi dimezzata (da 51 a 27 milioni) in quello di Roma si è triplicata (da 5,8 a 17 milioni), se a Torino si è dimezzata (da 13 a 5,7 milioni) a Napoli è aumentata da 19 a 21 milioni. Secondo il rapporto di “Sicurezza e giustizia” dal titolo “Lost in interception”, che segnala anche problemi nelle statistiche ufficiali sul tema, l’enorme difformità in merito alla distribuzione dei costi sostenuti nei vari distretti per le attività di intercettazione non è giustificata dai diversi listini applicati nei vari uffici giudiziari, “ma è dovuta alla durata delle stesse e delle relative proroghe che non sono monitorate a livello centrale”. Insomma, si sa che in generale si intercetta molto e molto a lungo. Ma i dati e le statistiche sono grossolane e poco chiare, perché l’Italia è uno dei pochi paesi che non ha un sistema di monitoraggio centralizzato sulle intercettazioni.

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Commenti all'articolo

  • travis_bickle

    02 Ottobre 2017 - 13:01

    Pure si mafia e si corrompre e si froda e si concute e si collabora mafioosamente esternamente e si evade molto di piu'.

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  • guido.valota

    01 Ottobre 2017 - 14:02

    Tutto questo intercettare appaga le nostalgie di Magistratura Democratica per i bei tempi della DDR, quando intercettavi un Renzi che raccomanda al padre di rigare dritto e lo sbattevi in Siberia accusandolo di averlo detto sapendo di essere intercettato. Più intercetti, più gente immagina di essere intercettata, più puoi sostenere tutto e il contrario di tutto appoggiandoti alla disinformazione diffusa dai questurini del Falso Quotidiano.

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    • travis_bickle

      02 Ottobre 2017 - 13:01

      Mica sempre disinformazione: il piduista alla fine si e' fatto i suoi bei quattro mesi all'ospizio -la condanna giusta, nei paesi civili, sarebbe stata 5 anni ospite delle patrie galere; u Bibbliofilu ha vinto un soggiorno di sette anni tra le colline di Parma; Cesarone il Gagliardo i suoi cinque per corruzione di un giudice. E Renzi non raccomandava al padre di rigare dritto, lo accusava di aver mentito.

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