La nuova pelle della Ineos (anzi Grenadier) al Tour de France

Giovanni Battistuzzi

L'importanza dei numeri nel ciclismo di Dave Brailsford. Geraint Thomas e Chris Froome non saranno al via della Grande Boucle. Egan Bernal sarà il capitano e al suo fianco ci sarà Richard Carapaz. Ma attenti a Pavel Sivakov

Il 19 luglio del 2018 James Murdoch, guardando Geraint Thomas superare per primo il traguardo della dodicesima tappa del Tour de France e conquistare così l'Alpe d'Huez, comprese che l'uomo che l'aveva convinto a investire così tanti soldi nel ciclismo non era cambiato. Avevano scritto che per lui l'unica cosa che contava erano le vittorie di Chris Froome, il corridore su cui aveva puntato e che aveva trasformato in campione, che il Team Sky era Froomcentrico, che esisteva solo lui nella sua testa. Non era così. Dave Brailsford era sempre lo stesso. “Dave ha le idee chiare e io ho massima fiducia in lui. Il nostro obbiettivo è sempre il solito, vincere il Tour. La cosa più importante per noi è che a Parigi ci sia sul gradino più alto del podio un corridore della Sky. Chi sarà è qualcosa di secondario”, disse Murdoch al Telegraph.

    

   

Geraint Thomas quella Grande Boucle la vinse davanti a Tom Dumoulin e a Chris Froome, terzo e per la prima volta “sacrificato” sull'altare dell'ex gregario diventato capitano. Non poteva che finire così. E Dave Brailsford lo sapeva da Noirmoutier-en-l'Île, Grand Départ del Tour. Non che il manager inglese fosse un indovino o un sensitivo. Semplicemente lo dicevano i dati. E se c'è una cosa a cui Brailsford ha sempre creduto, tanto da costruirci una squadra e una carriera sono questi. “I dati non mentono mai. Riportano una verità incontrovertibile alla quale non ci si può opporre”, disse alla British Cycling Federation quando espose il suo piano per trasformare il ciclismo britannico in un esempio da seguire.

  

I dati ce li hanno tutti. Ma in pochi li sanno leggere come il team inglese. E quasi nessuno, negli anni, ha mostrato la volontà di rispettarli ciecamente come Brailsford e i suoi collaboratori, Tim Kerrison su tutti. E poco importa se considerare il ciclismo come un'insieme di parametri biometrici e biomeccanici è la cosa più triste e lontano dal ciclismo che esiste. D'altra parte della narrativa sportiva, delle belle storie, gliene è sempre fregato il giusto a chi deve far quadrare i conti, a chi deve garantire il massimo dei risultati al proprio sponsor per garantirsi il lavoro e la sopravvivenza di una squadra. E non è stato il Team Sky a iniziare tutto ciò. Lo sport è raggiungimento di risultati, piaccia o meno. E nel ciclismo non esiste traguardo più importante, sportivamente ed economicamente del Tour de France. Soprattutto in un'annata del genere, sconvolta e ridisegnata dalla pandemia di Covid-19. Romain Bardet al Monde era stato chiaro su questo: “In Francia siamo fortunati ad avere partner solidi, che non si disimpegnano alla prima difficoltà. All'estero però alcune squadre stanno cadendo a pezzi. Gli sponsor si stanno ritirando oppure non pagano più corridori e staff. Il sistema di protezione è inesistente. Per il momento, almeno in Francia, non abbiamo parlato di un taglio dei salari; ma è solo perché tutti hanno in mente la prospettiva di partecipare al Tour de France e che con questa corsa quasi tutto potrà essere salvato”.

  

Per questo Brailsford sa di non poter sbagliare. E per non sbagliare, più di ogni altra volta, ha messo da parte qualsiasi considerazione personale e d'affetti, si è affidato ai dati e i dati hanno messo in chiaro una cosa: i programmi di allenamento di inizio stagione sono stati sconvolti, lo stato di forma si è evoluto in maniera diversa dalle attese e quindi devono essere prese delle decisioni differenti da quelle preventivate. Chris Froome e Geraint Thomas al Tour de France non ci saranno: la loro condizione non è sufficientemente buona.

 

Il Team Ineos, che alla Grande Boucle si chiamerà Grenadier (qui si raccontava il perché) punterà, come già si sapeva da tempo, su Egan Bernal. Al suo fianco ci saranno Andrey Amador, Jonathan Castroviejo, Michal Kwiatkowski, Luke Rowe, Pavel Sivakov, Dylan van Baarle. E Richard Carapaz. Ultimo uomo per Bernal o sostituto d'alta classifica qualora i problemi alla schiena del colombiano presenteranno il conto.

   

“Sono molto orgoglioso del fatto che abbiamo diversi campioni per i grandi giri. Selezionare il leader giusto per la gara giusta e offrirgli il team di supporto giusto è fondamentale. Abbiamo dovuto analizzare tutte le ultime informazioni per creare la miglior squadra possibile e per ottimizzare le nostre prestazioni nei prossimi mesi”, ha spiegato Brailsford sul sito della squadra.

 

I dati hanno imposto scelte. D'altra parte “i dati non mentono mai. Riportano una verità incontrovertibile alla quale non ci si può opporre”. E i dati, almeno da quanto è stato raccontato al Foglio da chi con quei numeri ci lavora, dicono che a oggi nessuno sta meglio di Pavel Sivakov. Chissà se una nuova rivoluzione verrà fatta in nome dei dati.