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populismo penale a quattro ruote

Non sarà Bonafede a far diminuire le morti sulle strade

Il ministro della Giustizia vuole inasprire il reato di omicidio stradale. Usare il cellulare alla guida sarà considerato un'aggravante. Il problema è però più complesso

20 Luglio 2020 alle 18:54

Non sarà Bonafede a far diminuire le morti sulle strade

Foto LaPresse

Quando nel 2000 l’Unione europea inserì l’incremento della sicurezza stradale tra le priorità per i futuri vent’anni, pose due obbiettivi primari. Il dimezzamento dei morti dovuti a incidenti nei tra il 2011 e il 2020 e l’azzeramento entro il 2050. A far muovere la Commissione europea su questa tematica furono due constatazioni. La prima riguardava la necessità di salvaguardare la vita dei cittadini comunitari, la seconda la necessità di ridurre al minimo la perdita economica dovuta alle morti sulle strade, dato che solo nel 2009 il costo sociale per gli incidenti nell’Ue era stato di 130 miliardi di euro. 

   

L’Ue lasciò liberi i paesi membri di scegliere autonomamente la via da seguire per raggiungere lo scopo. L’Italia, ma non solo l’Italia – Olanda, Spagna, Francia e Danimarca hanno inasprito le pene –, decise di puntare sull’inasprimento delle pene per chi veniva trovato alla guida sotto effetto di sostanze stupefacenti e in stato d’ebbrezza. Poi ha introdotto, dal 23 marzo del 2016, il reato di omicidio stradale (cosa avvenuta anche nel Regno Unito).

  

Il testo dell'art. 589 bis Codice penale

 

Chiunque cagioni per colpa la morte di una persona con violazione delle norme sulla disciplina della circolazione stradale è punito con la reclusione da due a sette anni. Chiunque, ponendosi alla guida di un veicolo a motore in stato di ebbrezza alcolica o di alterazione psicofisica conseguente all'assunzione di sostanze stupefacenti o psicotrope cagioni per colpa la morte di una persona, è punito con la reclusione da otto a dodici anni. La stessa pena si applica al conducente di un veicolo a motore, il quale, in stato di ebbrezza alcolica cagioni per colpa la morte di una persona. Chiunque, ponendosi alla guida di un veicolo a motore in stato di ebbrezza alcolica, cagioni per colpa la morte di una persona, è punito con la reclusione da cinque a dieci anni. 


   

A pochi mesi dalla scadenza degli “Orientamenti UE 2011-2020 per la sicurezza stradale” quasi nessun paese è riuscito a raggiungere gli obbiettivi. In Italia tra il 2010 e il 2018 (ultimi dati ufficiali disponibili) gli incidenti e i morti sono diminuiti del 19 per cento, i feriti del 20,3. Un decremento in linea con il decremento segnato nel decennio precedente e dovuta, almeno da un report del 2015 dell’Unione europea, soprattutto al miglioramento dei sistemi di sicurezza delle automobili.

 

 

L’introduzione del reato di omicidio stradale non ha migliorato le cose. Dal 2015 al 2018 gli incidenti sono diminuiti dell’1,1 per cento, le morti del 4,6. Dati in linea con quei paesi che si sono limitati a inasprire le regole senza agire in profondità sul modo di muoversi dei cittadini. 

 

Nel 2016, suppergiù nello stesso periodo nel quale l’Italia introdusse l’omicidio stradale, Spagna, Slovenia e Slovacchia iniziarono a disincentivare l’utilizzo dell’auto privata in città. Le politiche messe in campo dai governi e, soprattutto, dalle amministrazioni locali – introduzione di Zone 30, realizzazione di un’ampia rete di corsie ciclabili e ciclovie, incentivi per chi si sposta utilizzando il servizio pubblico con relativo aumento delle corse/tratte, incentivi per il miglioramento tecnologico della sicurezza delle vetture – hanno prodotto un netto miglioramento della sicurezza stradale. Nelle zone interessate da questa tipologia di intervento gli incidenti si sono ridotti di oltre il 50 per cento, le morti e i feriti di oltre il 60.

  

Il reato di omicidio stradale non renderà le strade più sicure: serve ripensare la mobilità

Nel fine settimana in Italia cinque ciclisti hanno perso la vita e altri sette sono rimasti feriti. Perché l'introduzione di un nuovo reato non cambierà le cose. Servono meno regole e più responsabilizzazione degli automobilisti. Il paradosso di Mordeman: meno segnaletica e meno distinzioni tra spazi per auto e spazi per pedoni diminuisce gli incidenti.

 

Slovenia e Slovacchia sono i due paesi europei che hanno visto decrescere di più le morti sulle strade (dietro la Grecia che però, a causa della crisi economica, non può essere presa come esempio attendibile) dal 2010 al 2018: rispettivamente meno 34 e 35 per cento. Un calo che però è stato incrementato soprattutto negli ultimi due anni (meno 56 e 59 rispetto al biennio precedente).

 

Anche Danimarca e Belgio, paesi all’avanguardia in materia di sicurezza stradale da decenni, negli ultimi dieci anni hanno sensibilmente decrementato le morti sulle strade (meno 31 e meno 30), puntando sul miglioramento infrastrutturale e dando maggior spazio di manovra ai ministri delle infrastrutture e dei trasporti.

 

In Italia, paese nel quale il costo sociale degli incidenti è di 17,1 miliardi di euro, di sicurezza stradale si sta occupando invece il ministro della Giustizia. Alfonso Bonafede ha annunciato di aver già pronto il testo di un disegno di legge per inasprire ulteriormente le pene e rendere un’aggravante all’omicidio stradale l'uso del cellulare alla guida.

 

Non c’è dubbio che chi usa il cellulare alla guida sia un pericolo per sé e per gli altri, la maggior parte degli incidenti, anche mortali, avviene a causa di distrazione. Il problema è credere che un aumento delle pene sia la soluzione quando in Europa i dati dicono altro.  

Giovanni Battistuzzi

Giovanni Battistuzzi

Al Foglio dal 2014. Nato il 5 gennaio, nel giorno più freddo del secolo scorso, lì dove la pianura incontra il Prosecco. Veneto. Ciclista urbano. Pantaniano. Milanista. Scrivo di sport, ciclismo soprattutto. In libreria trovate Girodiruota, che è il nome anche del mio blog

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