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La musica della bici. Florian Schneider ha smesso di pedalare

È morto uno dei due fondatori dei Kraftwerk. Pedalare “è la cosa migliore che mi è capitato di fare. È musica, la genera”, disse dopo la pubblicazione di “Tour de France Soundtracks”

7 Maggio 2020 alle 17:11

In principio era la musica. Quella classica, pianoforte per di più. A una lezione di improvvisazione al Conservatorio di Düsseldorf due ragazzi capirono che la loro alterità rispetto a tutti gli altri che gli stavano attorno non era poi così strana. Era la fine degli  anni Sessanta e, almeno in Germania, l'idea che si potesse suonare marchingegni che producevano suoni sintetici era ancora una specie di blasfemia, nonostante Karlheinz Stockhausen. Eppure era quello che volevano fare. Si ritrovarono a parlare a lungo di tutto ciò, di sogni, ambizioni, progetti che entrambi credevano improponibili, perché è arduo battere vie nuove.

 
  
Poi arrivò la bicicletta.

 
  
Era il 1970 quando Florian Schneider si presentò in quello stambugio pieno di apparecchi luccicanti, led, levette e bottoncini che si ostinavano a chiamare studio, a cavallo della sua bici. Chiamò a gran voce Ralf Hütter, con quell'insistenza di chi ha fretta di dire qualcosa di importante. Alzò nel vuoto la ruota posteriore, girò i pedali. “Ascolta”, gli disse. L'altro non capiva. “C'è tutto. È tutto qui”. E non parlava di bici, parlava di musica. Fischiettò un motivetto. Piacque a entrambi. 

 
  
I Kraftwerk erano già nati, rinacquero quel giorno in una distorsione di suoni tramite dispositivi elettronici per renderli metallici, come lo scorrere della catena sui pignoni

  


Florian Schneider (foto tratta da Wikipedia)


  
  
Per passare dall’intuizione all’innamoramento ci vuole però del tempo. E questo, almeno per Florian Schneider, è classificabile in sette anni. È nel 1977 che il musicista smette di pedalare per necessità di spostamento e inizia a farlo per passione. Una passione che cresce chilometro dopo chilometro, sino a diventare totalizzante. “Florian arrivava nel cortile dello studio, sul finire degli anni '70, sulla sua bici da corsa, vestito in modo colorato e insolito. Ralf ne fu incuriosito. Per molto tempo se ne andarono a fare giri da soli, senza me e Karl (Bartos). Lunghi tour sulle colline attorno a Düsseldorf, nel Bergisches Land, tra laghi, fiumi e fattorie. Noi li aspettavamo in studio, e non sapevamo quando, né se sarebbero arrivati”, raccontò Wolfgang Flür, percussionista dei Kraftwerk dal 1975 al 1987. 

 
 
Il perché lo spiegò proprio Schneider alla Deutschlandfunk Kultur nel 2004, in una delle sue rarissime interviste. “Che ci posso fare. La musica ha due necessità: l’esercizio e l’inventiva. Esercitarsi sugli strumenti per non perdere le capacità di suonarli. Inventare qualcosa di nuovo per non essere inutile alla musica. Io faccio musica e le idee mi vengono solo se mi muovo. Quelle migliori se pedalo. Ho pedalato molto in vita mia perché semplicemente è la cosa migliore mi è capitato di fare. Pedalare è musica, la genera”. 

 
 
I suoni della bicicletta “entrano in molte canzoni” dei Kraftwerk, disse Ralf Hütter al Welt. Conquistano tutta la scena in Tour de France, il singolo pubblicato nel 1983, la canzone che doveva essere l’anticipazione di un concept album sul ciclismo, che per anni rimase orfano di un disco, che nel 2003, in occasione del centenario della Grande Boucle, trovò casa in “Tour de France Soundtracks”.

 

 
  
Cinque anni dopo quel disco Florian Schneider lasciò i Kraftwerk. Il perché di quella scelta né lui né Hütter l’hanno mai voluto spiegare.

 
  
Schneider sparì dalla musica quel giorno. Si ripresentò quatto quatto nel 2015 con “Stop Plastic Pollution”, ma solo per “una giusta causa, per la conservazione dell'ambiente oceanico”, furono le uniche parole che disse in un’intervista di silenzi alla Faz. Oltre a “sto bene, sono felice, continuo ad avere idee che mi piacciono, per il resto pedalo”.

 
  
Florian Schneider ha smesso di pedalare il 30 aprile 2020. La notizia della sua morte l’hanno data ieri sera. 

Giovanni Battistuzzi

Giovanni Battistuzzi

Al Foglio dal 2014. Nato il 5 gennaio, nel giorno più freddo del secolo scorso, lì dove la pianura incontra il Prosecco. Veneto. Ciclista urbano. Pantaniano. Milanista. Scrivo di sport, ciclismo soprattutto. In libreria trovate Girodiruota, che è il nome anche del mio blog

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