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Uno scatto e un sorriso. Pedersen conquista i mondiali di Harrogate

Il danese precede Matteo Trentin sul traguardo del campionato del mondo di Yorkshire 2019

29 Settembre 2019 alle 18:21

Quando nei primi giorni del 1872 Samson Fox iniziò a installare nella via che portava alla sua villetta una serie di pali sovrastati da una strana palla di ferro e vetro e su uno dei lati una grossa manopola anch'essa di ferro in molti lo guardarono non capendo cosa stesse succedendo. Lui disse soltanto che avrebbe portato la luce. In molti gli fecero notare, ridendo, che le lampade a olio erano state già inventate e che lui era il solito pazzo. Il dottor Fox fece spallucce, disse che il gas acqua che aveva inventato era il futuro e qualche giorno dopo invitò tutta la popolazione di Harrogate per dar loro prova della sua nuova invenzione. Aveva pure portato la banda di Leeds per l'evento e mentre questa suonava, pochi minuti dopo il tramonto, ruotò la manopola e infilò un fiammifero all'interno del palo. In pochi secondi la palla si illuminò di una luce gialla e bluastra così forte e così pura che tutti rimasero con la bocca aperta.

 

Circa centocinquanta anni dopo l'espressione di quelle persone che avevano assistito per la prima volta nella storia all'inaugurazione di un sistema di illuminazione pubblica a gas è ritornata sulle strade di Harrogate. Prima negli occhi e sulle labbra di Gianni Moscon e Alberto Bettiol quando hanno visto il grande favorito di giornata, Mathieu Van der Poel, prima staccarsi e poi, stremato, farsi riprendere dal gruppo. Infine nel sorriso di Mads Pedersen e nel broncio di Matteo Trentin, quando, sotto lo striscione d'arrivo del mondiale di ciclismo, l'ovvio si è ribaltato a tal punto da stingere in un attimo l'iride che si stava formando sulla maglia azzurra dell'italiano per passare rapidamente su quella rossa e bianca del danese.

 

Mads Pedersen non era arrivato in Inghilterra per andarsene dallo Yorkshire con una casacca da vestire per un anno intero. Doveva fare il battitore libero per permettere ai compagni di non faticare. Per permettere a Jakob Fuglsang di aspettare il momento giusto per involarsi. Per permettere di fare lo stesso a Michael Valgren oppure di non stancare Kasper Asgreen per un'eventuale volata. 

 

Poi è arrivata la pioggia e il freddo e tutto è cambiato.

 

Perché se c'è una cosa che piace al ventitreenne danese è proprio il freddo e la pioggia. Lo aveva detto il primo aprile del 2018 quando oltrepassò il traguardo del Giro delle Fiandre per secondo. E dopo un sorriso tirato disse: "Ci fosse stata la pioggia per me sarebbe stato meglio. Peccato. Sono felicissimo in ogni caso". Pedersen non intendeva però proprio quel gradino, quello della Ronde, ma uno qualsiasi, perché a ventidue anni è meglio non formalizzarsi, prendere tutto quello che capita.

 

Pedersen aspettava la pioggia, aspettava il freddo. L'ha aspettato tutto l'anno e quando è arrivato non se l'è fatto scappare. Una settimana fa al Grand Prix d'Isbergues - Pas de Calais s'era involato tra vento, brividi e acqua che scendeva dal cielo. Oltre mezzo minuto davanti a tutti e una battuta: "Non pensavo di avere gambe così buone".

 

Pedersen la pioggia e il freddo li ha ritrovati oggi verso Harrogate, ai campionati del mondo di ciclismo. E mentre a Stephan Kung battevano i denti e stringeva le labbra un po' per la fatica un po' per i tremori del gelo, mentre Matteo Trentin rimaneva impassibile attendendo il momento buono per realizzare il suo sogno, Pedersen tra un ghigno di fatica e l'altro trovava il modo di sorridere. Sorrideva perché era il suo momento, quello buono per salire su un podio mondiale. Sorrideva perché aveva visto Van der Poel staccarsi, lo svizzero faticare. Sarebbe stato mal che vada secondo. Mal che vada.

 

Perché quando sul rettilineo finale l'azzurro si era alzato sui pedali ed era scattato, ma non così forte e non così spietato, aveva capito che non tutto era perduto e che meglio secondo che terzo, ma meglio primo che secondo. E così Pedersen ha tirato fuori quel che aveva da tirar fuori. E quel che aveva da tirar fuori era un allungo prepotente e un sorriso stupito e felice.

Giovanni Battistuzzi

Giovanni Battistuzzi

Al Foglio dal 2014. Nato il 5 gennaio, nel giorno più freddo del secolo scorso, lì dove la pianura incontra il Prosecco. Veneto. Ciclista urbano. Pantaniano. Milanista. Scrivo di sport, ciclismo soprattutto. In libreria trovate Girodiruota, che è il nome anche del mio blog

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Commenti all'articolo

  • mesonme

    mesonme

    30 Settembre 2019 - 12:47

    Trentin non doveva scattare per primo,e così "lontano" dal traguardo.Dove aspettare,e solo se nessuno partiva,scattare all'ultimo secondo... Stando in coda a un qualsiasi veloce lo avrebbe superato sul traguardo...mannaggia

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