Elia Viviani e l'arte di cavalcare il vento

Il veronese ha conquistato la vittoria agli Europei di Alkmaar 2019. Perfetta la prova dell'Italia di Davide Cassani

Giovanni Battistuzzi

Il vento può creare dal nulla salite che non esistono. Il vento è fantasia, spesso un incubo dal quale si vuole evadere, a volte una mano insperata quando la speranza di un aiuto sembrava svanita. Il vento è interpretazione, una dimensione evanescente nella quale è difficile trovare un senso. Per questo bisogna cavalcarlo e abbandonarsi completamente a lui.

 

Elia Viviani il vento lo ha iniziato a conoscere da bambino. Isola della Scala è a poche decine di chilometri dal lago di Garda, risente dei flussi d’aria che lì si formano. Ha iniziato a conoscere il Pelèr, l’Ora, il Balinot, l’Ander, a capire che con il vento bisogna conviverci, a intuire si può solo assecondarne i suoi voleri.

 

Ogni vento ha le sue caratteristiche, ogni zona i suoi venti. Eppure in ogni zona e con ogni vento c’è bisogno della stessa capacità di pedalarci in mezzo, la stessa volontà di rischiare per non essere travolto. Davide Cassani, il ct della nazionale italiana, sa bene tutto questo. Da corridore di folate in faccia ne ha prese tante in testa al gruppo, conosce i segreti dell’aria oltre a quelli della bici. E così ha deciso di attaccare per non essere attaccato. Corsa di testa aspettando la folata giusta. E quando è arrivata Viviani, Trentin, Ballerini, Cimolai, Consonni e Puccio si sono trovati dove dovevano essere: avanti a tutti. E quando ne è arrivata un’altra, a quattro giri dal termine, quattro italiani sono rimasti a farsi inseguire tra i tredici avanguardisti.

 

Tra chi fugge e chi rincorre non sempre la ricerca di libertà dei primi sopraffà la volontà d’ordine dei secondi. La forza del gruppo sta nella sua grandezza, quella degli avanguardisti nella capacità di non mollare e la legge del branco è di solito la più crudele. Quando però c’è gente come Trentin, Consonni e Cimolai a dar man forte alla pazza idea di Viviani di cavalcare il vento ecco che tutto si ribalta e l'evasione diventa la dimensione giusta nella quale stare. E così quell’idea che sembrava un po’ folle ecco che si trasforma in un calcolo eccellente.

 

Per rendere perfetto l’ottimo serve però portare a compimento l’obbiettivo prefissato. Per rendere magnifico il perfetto è necessario fare qualcosa che non ci si aspetta, un finale alternativo. Quello che crea Elia Viviani, prima chiudendo sullo scatto di Lampaert e poi staccandolo di qualche bicicletta in uno sprint a due che gli porta in dono una maglia bianca ciò tre tonalità di blu sul petto, quella di campione europeo.