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Il Gp de Denain e l'anima presa in prestito dalla Roubaix

Denain dista una cinquantina di chilometri in linea d'aria dal'arrivo dell'Inferno del Nord, ma lì si correva tutta un'altra corsa. Ora il Grand Prix punta sulle pietre per rifarsi il trucco

24 Marzo 2019 alle 06:12

Il Gp de Denain e l'anima presa in prestito dalla Roubaix

Foto tratta dalla pagina Facebook del Grand Prix De Denain

Lassù al Nord, almeno in primavera, il ciclismo ha un suono soltanto, quello del pavé. Lassù al Nord, almeno in primavera, la Francia dei pedali ha una fissazione, un pensiero più ingombrante degli altri: la Parigi-Roubaix. E così tutto il resto passa in secondo piano, la voglia generale è quella di pietre e così si finisce per curiosare a est, al di là del confine, verso le Fiandre. E poco importa se sono pietre diverse, più gentili di quelle agresti francesi, ascensionali come non se ne trovano dove sventola le drapeau bleu, blanc et rouge.

 


Foto LaPresse


  

Denain dista da Roubaix nemmeno cinquanta chilometri in linea. È ricordata per una battaglia vinta nel 1712 dall'esercito francese guidato dal maresciallo Claude de Villars contro le forze austro-olandesi del principe Eugenio di Savoia che, secondo qualche storico, ha indirizzato la guerra di successione spagnola verso un sostanziale niente di fatto storico, buono per scontentare tutti e lasciare più o meno tutto come prima.

 

Tra Denain e Roubaix ci sono due ore di pedalate, i panorami sono pressoché gli stessi, agresti, eppure sembra ci sia un mondo intero tra loro. Perché per un giorno Roubaix è il centro del mondo, mentre il Grand Prix de Denain lo conoscono in pochi e quasi nessuno sogna di vincerlo. Questione di pedigree, di ambizione, di mezzi. Perché la Roubaix ha una storia secolare: la prima edizione è datata 1896 e da allora è stata corsa centosedici volte. Perché negli anni ha cercato di diventare sempre più bella, sempre più dura, sempre più speciale. Perché alle sue spalle c'ha la miglior macchina organizzativa al mondo, l'Amaury Sport Organisation, la stessa del Tour de France. Il Gp de Denain è invece nato come criterium nel 1959, criterium lo è rimasto per decenni prima di diventare a tutti gli effetti una corsa del calendario francese. Era stata creata per essere un appuntamento per le ruote veloci, una specie di festival che viaggiava rapido per le campagne del Nord buono per sprinter. E negli anni Novanta raggiunse pure una certa fama. Qui si ritrovavano i velocisti ignorati dalle grandi classiche per mettere in bacheca una vittoria in linea per spezzare un calendario che poco sorrideva loro.

 

Il tempo delle pietre. Il ciclismo e le classiche del pavé

Dall'Omloop Het Nieuwsblad alla Parigi-Roubaix passando per il Giro delle Fiandre, il mese sacro del ciclismo in Belgio (e nel nord-ovest della Francia)

 

Ma le epoche passano, gli appuntamenti si moltiplicano e per non diventare soltanto un passato remoto tocca, a volte, inventarsi qualcosa. Gli organizzatori hanno così valutato il da farsi, hanno constatato che pure Denain fa parte del dipartimento del Nord, e che nelle immediate vicinanze al paese c'è lo stesso tesoro che rese Inferno la Roubaix. E così nel 2018 fecero lievitare le pietre, trasformarono in undici i due settori di pavé, ne mutarono i connotati.

 

Fu un successo, almeno per spettacolo e spettatori, almeno per gli amanti delle pietre. Per gli altri solo musi lunghi e pedalare.

 

 

Quest'anno, in questa domenica 24 marzo del 2019, il Gp de Denain riprenderà da dove aveva interrotto dodici mesi fa. Suppergiù lo stesso percorso, suppergiù le stesse pietre, suppergiù le stesse ambizioni. Diventare un terreno di battaglia, trasformarsi in un appuntamento fisso, certo preparatorio, si spera sempre più interessante.

 


Il percorso del Gp de Denain


 

La speranza degli organizzatori era quella di generare subito un grande interesse da parte delle grandi squadre del World Tour per il secondo atto della nuova vita della corsa. Ma così non è stato. Alla Ag2r e alla Groupama-FDJ si è aggiunta unicamente la Trek-Segafredo. Gli altri corridori al via saranno di squadre Continental (c'è anche l'italiana Androni Giocattoli-Sidermec) e Professional (tra queste l'Amore & Vita-Prodir).

 

Una speranza tradita per ora, che magari un giorno potrà essere esaudita. Ma ci vorrà del tempo, indipendentemente dallo spettacolo che i corridori sapranno offrire, dalla bellezza dei percorsi. Perché il ciclismo ha una memoria storica, ha un passato che non passa, anzi, dentro il quale ci si culla e non si può cambiare in un attimo decenni e decenni di corse. Ogni gara ha una sua identità, che va coltivata e coccolata, che non può essere violentata o scossa.

Giovanni Battistuzzi

Giovanni Battistuzzi

Al Foglio dal 2014. Nato il 5 gennaio, nel giorno più freddo del secolo scorso, lì dove la pianura incontra il Prosecco. Veneto. Ciclista urbano. Pantaniano. Milanista. Scrivo di sport, ciclismo soprattutto. In libreria trovate Girodiruota, che è il nome anche del mio blog

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