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Per amore o per passione. Incontrarsi al mondiali di Innsbruck

Anne van der Breggen ha vinto l'oro ai campionati del mondo di ciclismo femminile con un'impresa. Ma c'è molto di più in Austria durante i Mondiali

29 Settembre 2018 alle 19:22

Per amore o per passione. Incontrarsi al mondial di Innsbruck

Foto di Giovanni Battistuzzi

Innsbruck. In bicicletta si va veloce a Innsbruck. Ci sono i Mondiali di ciclismo, non potrebbe essere altrimenti. Tutti in corsa per una medaglia, se possibile, per finire, se va bene, per esserci, perché è comunque una conquista. La velocità è però la dimensione dei corridori, di quelli che si affannano per la possibilità di una vittoria, non di chi in Austria ci è arrivato per altro, che poi altro non è che la stessa cosa, la stessa passione, la bicicletta. Pedalare, ma piano, al giusto ritmo, per arrivare, per raggiungere le strade buone, quelle del Mondiale.

 

Perché ci sono altre storie rispetto a quelle dei ciclisti in gara, storie di vite che si sono messe a pedalare, verso la stessa destinazione.
Chilometri: più di settecento. Tempo: tre giorni e qualche ora, ossia poco meno di duecento e cinquanta chilometri al dì. Da vicino a Maastricht al centro di Innsbruck, tutti pedalando, “anche se al mio ritmo, che è ritmo lento”. Thomas Lepho è olandese, ha quarantotto anni, fa l’ingegnere e in bici ci va da sempre. “Da quando ho ricordi, rivedo me con una bicicletta al mio fianco”. Provò pure a fare il corridore, “ma andò male. Un anno di dilettanti, ma vedevo solo schiene e quando mi giravo il vuoto. Ho sempre avuto il vizio di voler vincere e mi sono ritirato dalle competizioni. La bici però non l’ho mai abbandonata, ma non gareggio più, nemmeno una gran fondo, solo viaggi”. L’ultimo è finito oggi. Forse. In estate il giro d’Inghilterra, il perimetro. “Tre settimane, diverse migliaia di chilometri”. In Tirolo c’è venuto per passione e per scommessa. “Era da quattro anni che non vedevo un Mondiale. Mi hanno sfidato. Lunedì tre miei colleghi mi hanno detto: ‘Scommettiamo che non ce la fai ad arrivarci in bici. E se ci arrivi non ce la fai a vederti due gare?’. Sono partito appena ho potuto. Credo di aver vinto cinquecento euro”. Mentre racconta Anna van der Breggen sta facendo un numero a pedali che gli olandesi se lo ricorderanno a lungo. La scommessa è vinta. “Non so molto di ciclismo femminile, ma quello che sta facendo la van der Breggen è eccezionale”. L’olandese attacca a più di quaranta chilometri dal traguardo e non ce n’è per nessuno. La seconda, l’australiana Amanda Spratt arriva a oltre tre minuti. La terza, l’italiana Tatiana Guderzo a oltre cinque. “E’ un onore fare così tanta strada per vedere l’impresa di una connazionale. Sarebbe stato un onore vedere un’impresa di chiunque altra, ma così è meglio”. Non gli si può dare torto. “Per il ritorno sono indeciso. Vorrei rifarlo pedalando, ma non so se posso prendermi altre ferie. Domani vedrò la gara, tiferò Tom Dumoulin o Bauke Mollema o qualsiasi altro olandese e poi deciderò”. Alza il litro di birra che ha in mano. “Nibali mi sta simpatico, è forte e coraggioso, ma domani vinciamo noi”. La speranza è che si sbagli.

 

C’è chi scende l’Europa e chi la risale. Ma qui la passione lascia spazio all’amore. O a qualcosa di simile.

 

Chilometri: poco meno di quattrocento. Tempo: due giorni e spicci, ossia poco più di ducento al dì. Da vicino a Piacenza al centro di Innsbruck. Il Mondiale? “Me ne frega il giusto”. La bici solo un modo come un altro “per fare colpo”. Matteo in bici ci va e ci va spesso. E a lungo. “Quattro gran fondo quest’anno. L’ultima la Pantanissima, la più difficile la Gran Fondo delle Dolomiti”. Fisico da colosso, “oltre un metro e novanta”, bici che per farne una quasi ci vuole il carbonio per farne due. Poco più di quarant’anni e il piacere di pedalare scoperto nemmeno dieci anni fa. Prima? “Calcio, calcetto, calciotto, insomma qualsiasi cosa nella quale si poteva tirare due calci a un pallone. Pure calcio saponato, per dire. Ma non chiedermi chi vince domani che non lo so. Corre ancora Damiano Cunego?”. No, si è ritirato da poco. Ci rimane male. “Peccato. Damiano Cunego mi piaceva molto”. E allora Innsbruck diventa un pretesto. “Avevo incontrato anni fa, ormai quindici anni fa, una ragazza splendida. Passammo insieme due settimane a Rimini. Poi sai com’è la vita, succedono cose, ci si perde. Ci siamo ricontattati sui social. Le ho detto che sarei salito per lei. In bici. Ho chiesto ferie ed eccomi qui”. Non potevi salire in treno, scendere al Brennero e far finta di averla fatta pedalando? “No. A me pedalare piace. E poi è per una buona causa. Speriamo che questa volta possa non essere solo per qualche notte. Non che sia innamorato, ma se mi sono fatto quattrocento e passa chilometri un motivo ci sarà”. Chi vince domani? “Corre ancora Valverde?”. Sì e ancora alla grande. “Allora dico Valverde, ma solo perché Cunego non corre più. Un mio amico appassionato di ciclismo mi ha detto che questo Mondiale è tosto, sarebbe stato perfetto per lui”.

Giovanni Battistuzzi

Giovanni Battistuzzi

Al Foglio dal 2014. Nato il 5 gennaio, nel giorno più freddo del secolo scorso, lì dove la pianura incontra il Prosecco. Veneto. Ciclista urbano. Pantaniano. Milanista. Scrivo di sport, ciclismo soprattutto. In libreria trovate Girodiruota, che è il nome anche del mio blog

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