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Il tempo giusto di Alessandro De Marchi alla Vuelta

Luintra è terra di vini bianchi e di un rosso che persevera a crescere nonostante tutto. Come il Rosso di Buja, che resiste a tutti gli scatti e coglie il momento buono per domare la fuga

5 Settembre 2018 alle 19:02

Il tempo giusto di Alessandro De Marchi alla Vuelta

Alessandro De Marchi vince l'11esima tappa della Vuelta 2018 (foto LaPresse)

Luintra si alza sul Miño, si maschera tra nebbie e boschi, te la ritrovi davanti che nemmeno te ne accorgi. Luintra, che è arrivo dell'11esima tappa della Vuelta 2018, che è Galizia remota, che è Ourense, ma solo da lontano, che guarda il fiume dall'alto ma senza goderne le bruma che copre e rinfresca e l'oro che un tempo celavano le sue rive. Luitra è terra buona per le viti, per bianchi che piacciono e vengono ricercati in tutta la Spagna e un solo rosso, il Ribeiro, che continua a resistere nonostante tutto, la sua acidità, il suo sapore deciso, per nulla facile. Coriaceo e aggressivo, forte e resistente, che è galiziano ma suona friulano, rosso come il Rosso di Buja, Alessandro De Marchi. Il corridore della Bmc prende spunto dai vitigni di Riberio e si ostina a non farsi soppiantare da corridori più facili da inquadrare, da classificare, da sorseggiare. Resiste e continua a fare quello che sa fare meglio: menare duro sui pedali per i graduati, menare duro sui pedali per se stesso quando gli capita di avventurarsi davanti a tutti, quando gli si concede la fatica da avanguardia.

 

De Marchi è un mulo da traino, sa cosa vuol dire faticare e come un mulo vede le montagne, le doma con il suo passo, le plasma al suo tempo. Sa soprattutto che non esiste un momento giusto per attaccare, ma il proprio momento giusto. E così oggi ha lasciato sfogare quelli che chiamano cavalli di razza, li ha fatti correre a briglie sciolte, affannarsi in imprese e in cacce di secondi e minuti buoni per ribaltare classifiche e ambizioni. Poi si è guardato attorno ed è partito. Mancavano venticinque chilometri al traguardo, venticinque chilometri di salite e di discese, di strade che serpeggiavano per la Galizia, di curve e controcurve. Venticinque chilometri che non erano un azzardo, ma una necessità di buttarsi alle spalle un po' di delusioni e davanti al muso un po' di asfalto da divorare. Venticinque chilometri con a ruota un colombiano che ha velocità da volata e oggi pure resistenza da fondista, che si danna e si difende, che resiste e non molla. Almeno sino all'ultimo strappo, almeno sino ai quattro chilometri dall'arrivo, quando il cielo decide di scaricare acqua a secchiate sulle schiene stanche dei corridori, inondare le strade per poi rischiararsi e lasciare che qualche raggio di sole illuminasse il viso sfinito di Alessandro De Marchi, il suo sorriso a braccia alzate sotto il traguardo di Luintra, terra di vino bianco e di rossi resistenti, di Buja.

Giovanni Battistuzzi

Giovanni Battistuzzi

Al Foglio dal 2014. Nato il 5 gennaio, nel giorno più freddo del secolo scorso, lì dove la pianura incontra il Prosecco. Veneto. Ciclista urbano. Pantaniano. Milanista. Scrivo di sport, ciclismo soprattutto. In libreria trovate Girodiruota, che è il nome anche del mio blog

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