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L'uomo buffo di Amiens e Groenewegen, lentezza e velocità al Tour

Il velocista olandese supera Greipel e Gaviria che si prendono a testate nel paese dove Jules Verne scoprì l'insegnamento di monsieur Pol

14 Luglio 2018 alle 16:51

L'uomo buffo di Amiens e Groenewegen, lentezza e velocità al Tour

Foto LaPresse

Jules Verne ad Amiens trovò un tipo buffo, monsieur Paul Pol con una bombetta costantemente calata sugli occhi, baffi folti a manubrio talmente neri che sembravano finti e un panciotto blu notte con le stelline ricamate con il filo d’oro. Dal monocolo sull’occhio destro guardava il passare delle persone seduto al bar davanti la cattedrale, la più grande tra quelle francesi, e diceva sempre che il “mondo è strano, c’è gente che si affretta per nulla. Le cose buone si fanno piano e con calma”. Poi diceva allo scrittore che era proprio per questo che della modernità si parla male mentre il passato lo si ricorda con entusiasmo e malinconia, “perché tutto era più lento e ci si gustava tutto di più”.

 

Pedalare è una di quelle cose belle che dovrebbero passare dal monocolo di monsieur Pol. Bisognerebbe farlo con una buona dose di tranquillità, godersi panorami e aria in faccia.

 

I corridori di solito di questo se ne fregano e si dannano a velocità assurde per distanze enormi. D’altra parte quel che conta è vincere e per farlo bisogna correre più forte degli altri. I corridori del Tour de France però per qualche giorno hanno pensato che monsieur Pol non avesse poi tanto torto. Hanno vagato per Eure-et-Loir e Somme prendendosi i loro tempi, lunghi, hanno fatto attendere televisioni e spettatori, scombinato palinsesti e programmi, ché c’è il Tour e basta quello. Poi hanno tradito gli insegnamenti dell’amico di Verne e si sono messi a inseguire la velocità, a conterndersi la gloria giornaliera allo sprint, novella giostra medioevale dove si sgomita, si lotta, si vince, si perde, ma quanto meno non ci si fa troppo male.

 

Oggi dopo tante collinette spennacchiate che in Francia chiamano pianura, Amiens si è aperta davanti ai corridori e i velocisti hanno deciso che se giostra doveva essere giostra sarebbe stata. Mancavano spade e mazze chiodate e per fortuna è andata così, perché qualcuno le avrebbe utilizzate volentieri. Sicuramente Fernando Gaviria con André Greipel reo di trovarsi davanti a lui e andare meno forte. Il colombiano ha provato a passare lungo le transenne, non ha trovato spazio, ha cercato di farsi spazio a spallate e testate, ma spostare un macigno come il tedesco è impossibile. E così Dylan Groenewegen si è trovato il centro della strada libero e veloce com’è ha pensato bene di superare tutto e vincere la seconda tappa di fila. E dirla così sembra tutto facile, come se non servisse avere le gambe per essere là e non ne servissero di eccezionali per dare quasi una bicicletta a tutti.

Giovanni Battistuzzi

Giovanni Battistuzzi

Al Foglio dal 2014. Nato il 5 gennaio, nel giorno più freddo del secolo scorso, lì dove la pianura incontra il Prosecco. Veneto. Ciclista urbano. Pantaniano. Milanista. Scrivo di sport, ciclismo soprattutto. In libreria trovate Girodiruota, che è il nome anche del mio blog

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