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Quello che perdiamo non puntando sul turismo in bicicletta

In Europa il settore aumenta ogni anno e cresce anche la richiesta di bike tour nel nostro territorio. Parla Mauro Fumagalli, di Marchebikelife

7 Maggio 2018 alle 18:30

Quello che perdiamo non puntando sul turismo in bicicletta

Foto tratta dal profilo Facebook di Marchebikelife

Era il 1995 quando una donna scendendo di bicicletta capì che dalla bicicletta non voleva scendere davvero. Brigitte Schneiss era appena rientrata in Svizzera dopo un viaggio di una settimana per la Foresta Nera. Doveva finire un servizio fotografico per un'agenzia di Zurigo e, dato che l'accordo economico per il servizio non era granché, aveva deciso che per mettersi in tasca qualcosa era meglio muoversi con treno e bicicletta e dormire in tenda. Il reportage andò bene a tal punto che le offrirono un contratto come fotoreporter. Lei rifiutò, avrebbe fatto altro. In pochi mesi con l'appoggio di una società di noleggio di attrezzature sportive organizzò i suoi primi due bike tour per le montagne svizzere. Ora, ventitré anni dopo i viaggi da lei organizzati sono diventati centinaia ogni anno, i suoi dipendenti sono ottantacinque e i tragitti in bicicletta raggiungono tutta Europa. "Se si vuole si può", ha detto al Foglio, "soprattutto se c'è di mezzo la bicicletta", perché "c'è un intero continente da pedalare e un sacco di persone che lo vogliono percorrere pedalando. Non c'è limite a dove si può andare e una volta che si inizia con le vacanze in bicicletta non si torna indietro".

 

E ci sarebbe un intero paese che potrebbe beneficiare di questo fenomeno in grande crescita. "Sono molti i clienti che ci chiedono di viaggiare tra Piemonte, Lombardia e Veneto. E molti di più che vorrebbero scendere ancor più giù verso Roma, Napoli, la Sicilia. Avete un mercato potenziale incredibile, non capisco perché non siete in grado di sfruttarlo", dice Schneiss. Un fenomeno che secondo le ultime rilevazioni del Parlamento europeo, nel lontano 2012, varrebbe 44 miliardi di euro. Un valore che oggi però le stime dicono sia decisamente maggiore. L'ultimo report dell'Outdoor Industry Association ha rilevato che, solo nel suolo americano, i cicloturisti spendono circa 97 miliardi di dollari per le loro vacanze in bicicletta. Una cifra alla quale va aggiunta quella per le spese "correlate al viaggio" pari a 83 miliardi di dollari. Un aumento di oltre il 30 per cento rispetto al 2014.

 

Mauro Fumagalli cinque anni fa ha deciso che la regione nella quale viveva, e vive ancora, poteva essere perfetta per essere pedalata. Da allora per le Marche ha accompagnato centinaia e centinaia di persone per colline e paesini, per quel patrimonio infinito di arte e natura che in Italia si trova ovunque e che molte volti ignoriamo. Perché "non ci sono solo le grandi città ad offrire bellezza, ci sono paesini che regalano sorprese architettoniche e paesaggistiche incredibili" e la bicicletta è il modo migliore per raggiungerli "per destagionalizzare il turismo, per espanderlo in quelle piccole realtà che sino a oggi non sono state raggiunte dai turisti". C'è un reticolato di strade da pedalare, da conoscere, da scoprire. Strade con poco traffico, strade che salgono e scendono colline, che fanno scoprire panorami fantastici. Strade, che almeno nelle Marche, raggiungono "quei luoghi che hanno sofferto le ferite del terremoto e che grazie al cicloturismo possono ritornare ad avere un futuro, dimostrare la voglia di tanti di non piangersi addosso, la volontà di rilanciare il territorio. Il sisma c'è stato, la terra ogni tanto torna a tremare, bisogna convivere con questo, ma ricostruire si può e con la bicicletta lo si può fare meglio".

 

Marchebikelife è un progetto "che è nato nel novembre del 2014 con lo scopo di far scoprire la regione attraverso la bicicletta, di coniugare la tradizione con il futuro, quello a pedali. Perché questo è il mezzo di locomozione migliore per conoscere le realtà di un territorio: questione di contatto con quello che hai attorno, questione di felicità".

 

Nel MarcheLondon del 2017, il progetto per tentare di promuovere il cicloturismo e la cultura della bici nelle zone colpite dal terremoto, Mauro Fumagalli ha potuto constatare la differenza tra la situazione che vive il cicloturismo in Italia e all'estero. "E' da oltre vent'anni che questo settore è in espansione in Europa, da almeno dieci che si sta diffondendo nel mondo anglosassone". In duemila chilometri e poco più di due settimane in bicicletta "abbiamo intercettato un gran numero di appassionati interessati ai viaggi in bicicletta, abbiamo constatato che c'è una grande voglia di venire a visitare l'Italia pedalando". L'obbiettivo era "quello di raccontare che l'Italia è ciclabile ha un patrimonio artistico e naturalistico da vedere anche al di fuori delle grandi città, che ci sono territori e paesi che il turismo di massa non vede, ma che possono interessare un gran numero di persone".

 


foto tratta dal sito marchebikelife.com


 

E' dal 2009 che il governo scozzese punta sull'incremento del cicloturismo, che pianifica interventi per migliorare le infrastrutture e aumentare l'uso della bicicletta. Dal 2009 sono stati tre i piani di incentivo alla mobilità ciclabile. Un lavoro che ha fatto incrementare del 214 per cento i turisti in bicicletta in dieci anni, che ha permesso di far aumentare il valore totale del cicloturismo nel paese dai 19,7 milioni di sterline di nove anni fa ai 141,4 milioni del 2015.

 

Diverse persone sono scese dall'Inghilterra. Dall'America poi è arrivato Mandy Patinkin, attore lanciato da Jonathan Demme, che ha lavorato con Milos Forman e Sidney Lumet, prima di raggiungere il mondo delle serie tv con Criminal Minds e Homeland. "Ci ha contattati per dieci giorni in bicicletta e per dieci giorni, lui che è un gran amante del cicloturismo, ha potuto pedalare nei nostri luoghi. Quasi non se ne voleva andare".

 

Se dall'estero il numero di visitatori continua a crescere, ultimamente anche gli italiani stanno scoprendo il cicloturismo. Lo dicono i dati (più 15 per cento nel 2017 rispetto all'anno precedente), se ne è accorto anche il mondo fieristico. A Padova e a Milano, le tradizionali fiere del settore turismo è da qualche anno che hanno iniziato a invitare anche le società che propongono bike tour. E lo spazio dedicato loro continua ad aumentare, segno di un interesse crescente per il settore.

 

Un ritardo dovuto sia al quasi completo disinteresse delle istituzioni per le biciclette e il turismo su due ruote a pedali, sia, almeno in parte, per la nostra tendenza a considerare "in modo 'corsaiolo' la bici", sottolinea Fumagalli. "In questi anni si è molto allargato il mondo delle gran fondo, è cresciuto il numero di appuntamenti e più che raddoppiato quello dei partecipanti. Ora, fortunatamente, anche questo mondo si sta allargando, c'è sempre più gente che sulle due ruote non vuole soltanto competere, ma anche muoversi e scoprire i territori".

 

Un passaggio necessario per favorire anche i dialoghi con le istituzioni. "Stiamo cercando di parlare con la Regione Marche e ora sembra che inizi a darci ascolto. L'anno scorso nei quattro convegni importanti a cui abbiamo partecipato abbiamo potuto appurare un grande interesse potenziale e un'offerta limitata. A Digione, per esempio, abbiamo incontrato associazioni molto interessate a joint venture o altre forme di collaborazione per la promozione del territorio, soprattutto in bicicletta. Ci sono interi settori economici interessati, soprattutto quelli legati all'enogastronomia. Fortunatamente anche la Regione si è accorta che la via per il successo è quella dell'internazionalizzazione del marchio Marche".

 

Qualcosa di simile a quello che era accaduto quasi un decennio fa in Scozia, quando Nicola Sturgeon, allora Segretario di Governo alla Salute e al Benessere, disse che per aumentare il turismo nel paese "era necessario farlo conoscere. E il miglior modo per farlo conoscere è farlo vivere. La bicicletta è il modo migliore per far sì che tutto questo avvenga".

Giovanni Battistuzzi

Giovanni Battistuzzi

Al Foglio dal 2014. Nato il 5 gennaio, nel giorno più freddo del secolo scorso, lì dove la pianura incontra il Prosecco. Veneto. Ciclista urbano. Pantaniano. Milanista. Scrivo di sport, ciclismo soprattutto. In libreria trovate Girodiruota, che è il nome anche del mio blog

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Commenti all'articolo

  • Giorgio Giorgis

    08 Maggio 2018 - 09:09

    Si iniziasse coll'asfaltare le strade.

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