Ripartire dopo il terremoto in bicicletta

Sarnano ha ospitato l'arrivo della quarta tappa della Tirreno-Adriatico con un'idea più grande del ciclismo: trasformare questo pezzo di Marche in un paradiso per il cicloturismo

12 Marzo 2018 alle 11:20

Ripartire dopo il terremoto in bicicletta

Foto di Giovanni Battistuzzi

Sarnano. Sarnano è una chiocciola di case in mattoncini che si arrampica su di una rupe, poco più di tremila anime e tre fonti termali ottime per la pelle, per i bronchi e per lo sport. Sarnano ha un passato antico glorioso: libero comune dal Duecento; uno recente doloroso: il terremoto che ha raso al suolo Amatrice, Ussita ecc. si è sentito pure qui e pure qui ha fatto danni; un futuro da ricostruire. Sarnano è basse Marche, ma solo per latitudine, ha spalle grandi come i monti Sibillini, con le loro gole scoscese, i loro boschi smeraldini, pareti di roccia buone da scalare, e un ventre che guarda al mare, verso l'Adriatico: Civitanova Marche, Porto San Giorgio, Cupra Marittima, San Benedetto del Tronto. Tra i due poli un mondo di colline che gravitano e non si stancano di salire e scendere, che disegnano ragnatele di stradine di asfalto e di ghiaia, un su e giù perpetuo, un destra e sinistra continuo: il massimo che un appassionato di biciclette possa desiderare, ché non c'è da annoiarsi, ché c'è da faticare, certo, ma senza ammazzarsi.

 

Sarnano ha ferite aperte, qualche casa persa per sempre, qualche altra da recuperare, un complesso termale storico in un grande parco da abbattere perché irrimediabilmente compromesso. Qui la scossa del 30 ottobre ha dato problemi, ha abbattuto e fatto abbattere, ha soprattutto fatto ragionare: e ora che facciamo? La risposta era una sola: ricostruiamo. In poco più di un anno il complesso termale è stato spostato e riaperto e così molto altro, edifici rappezzati seguendo le norme, il comune riaperto (anche se in modalità ridotta) e un museo di nuovo funzionante: non si è perso tempo. Non si poteva fare altro perché qui si vive di molte cose, ma soprattutto di turismo. Termale, tutto l'anno, invernale, con le piste da sci a poche decine di chilometri, e l'idea di essere un punto importante anche per quello ciclistico.

 

Sabato questa idea si è fatta vetrina: arrivo della quarta tappa della Tirreno-Adriatico in cima a Sassotetto, tredici chilometri tutti all'insù sopra Sanzano, uno spettacolo sportivo e paesaggistico, una scalata di colori che parte da un'ocra parente senese, passa al verde cupo e smeraldo e diventa grigio venato di argento e macchiato di bianco gelato, sotto l'azzurro lindo del cielo. E sotto quel cielo Mikel Landa a braccia alzate a ricordare Michele Scarponi.

 

 

Il comune di Sarnano aveva pensato al ciclismo professionistico già due anni fa, poi il terremoto ha fatto rimandare tutto. Doveva essere promozione territoriale e basta, si è trasformato in promozione di un territorio che si vuole mettere al centro di progetto più (o meno) esteso di turismo in bicicletta. Anche perché qui infrastrutture non servono, di piste ciclabili non ce n'è bisogno, le strade collinari sono quasi sgombre di traffico, sono un piacere percorrerle. Le migliorie sarebbero minime: una mappatura precisa delle vie da pedalare, qualche percorso a senso unico per evitare i pericoli, qualche raccordo per evitare le vie a maggior flusso veicolare, una consapevolezza maggiore degli albergatori che il mondo del turismo sta cambiando e considerare quello in bicicletta povero e quindi non allettante è una cavolata pazzesca.

 

Il cicloturismo - secondo i dati della European Cyclists' Federation - è un settore in forte espansione: se i viaggi in bicicletta in Europa nel 2010 erano circa 1,2 miliardi l'anno (intrapresi da turisti di qualsiasi provenienza), nel 2016 sono quasi raddoppiati, salendo a 2,3 miliardi, generando un giro d'affari di circa 44 miliardi di euro ogni anno. Ed è un turismo che spende di più rispetto a quello tradizionale (secondo uno studio realizzato dall'Università del Montana i cicloturisti spendono una media di 79 $ al giorno, contro una media quotidiana di 58,24 $ per chi si sposta in auto) e raggiunge un numero di paesi maggiore (il 40 per cento in più secondo i dati della Federazione degli albergatori tedesca), in periodi diversi da quelli solitamente utilizzati dal turismo di massa, la cosiddetta bassa stagione, la migliore per pedalare. Distribuisce a tutte le micro-realtà che ne accoglie il transito ed è un transito che, almeno in Italia, potrebbe essere ancor più intenso: in uno studio del 2017 ("Innovative Perspectives on Tourism Discourse") emerge infatti che il nostro paese accoglie nemmeno il 30 per cento di potenziali viaggiatori. Viviamo in un paese dal clima mite, dalle attrattive storico culturali infinite e diffuse, ma abbiamo una rete viaria autocentrica e una rete alberghiera poco incline all'accoglienza dei cicloturisti.

 

Statistic: International tourist arrivals in Europe from 2010 to 2016, by region (in millions) | Statista
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Basterebbe poco per invertire la rotta. Mauro Fumagalli di Marchebikelife e la giunta di Sarnano lo hanno capito. Venerdì scorso hanno ospitato un convegno che di questo parlava: di ciclismo e di Tirreno-Adriatico, ma soprattutto di biciclette. Di biciclette che sono un presente di cicloamatori e appassionati, di biciclette che sono un intermezzo professionistico che si arrampica verso Sassotetto, di biciclette future e potenziali che di fare i venti all'ora verso le cime appenniniche gliene frega il giusto, ma che di girare per un territorio splendido ne avrebbero invece voglia. A Sarnano si sono concentrate storie e avventure di un ciclismo che non c'è più e che c'è ancora e altre di idee che sono diventate ottime realtà: quelle di viaggi di 100 chilometri dalla mezzanotte all'alba, Witoor e la loro splendida Bike Night, di app per pianificare viaggi in bici e trovare compagni d'avventura, Bikenbike, di festival biciclettari da primato, quello del Ciclista lento, sei chilometri in sei ore, di camp vacanzieri in bicicletta seguendo la ruota di uno dei migliori gregari che il ciclismo recente ci ha concesso, Alessandro Vanotti, e di Marco Casadio Strozzi.

 

Idee che sono uno splendido presente. Idee che a Sarnano sono arrivate per dimostrare che un altro muoversi è possibile, ma che per rendere possibile un altro muoversi non bastano. Perché, come ha detto giustamente Paolo Pinzuti di bikeitalia.it, "Sarnano è un punto nel mondo e da solo, anche con tutta la buona volontà, non può fare nulla. Serve fare rete, serve avvicinare i comuni, congiungerli in un progetto più ampio, coinvolgere albergatori e le piccole realtà locali", per creare un percorso che possa essere appetibile per i cicloturisti di tutto il mondo, quelli che magari scelgono le pianure tedesche o quelle danesi (0,8 e 1,2 del Pil dei paesi), ma che scenderebbero volentieri da noi.

 

Sarnano deve guardare l'Europa, ma non dimenticarsi di una lezione che ha in casa, quella di Fabrizio Monterotti e della sua Salumi Monterotti, che i maiali gli sceglie, li alleva, li nutre, li macella e li trasforma in salumi eccellenti, seguendo solo una regola, quella della migliore qualità possibile: "Perché per resistere nell'era della grande distribuzione avevamo solo un via, quella della qualità, garantire il miglior prodotto possibile".

Giovanni Battistuzzi

Giovanni Battistuzzi

Al Foglio dal 2014. Nato il 5 gennaio, nel giorno più freddo del secolo scorso, lì dove la pianura incontra il Prosecco. Veneto. Ciclista urbano. Pantaniano. Milanista. Scrivo di sport, ciclismo soprattutto. In libreria trovate Girodiruota, che è il nome anche del mio blog

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