Denifl di apnea, Contador di cuore, Nibali di tigna staccano Froome. La Vuelta è un caos

Sulla rampa di garage di Los Machucos (Monumento Vaca Pasiega) l'austriaco vince dopo una fuga lunga un giorno. Il Pistolero attacca, lo Squalo stacca la maglia rossa. E ora?

6 Settembre 2017 alle 18:07

Denifl di apnea, Contador di cuore, Nibali di tigna staccano Froome. La Vuelta è un caos

Là dove si muovono i fachiri, perché su pendenze da rampa di garage il ciclismo diventa misticismo, una prova dedicata a poveri grandi uomini, va in scena una danza di pistole, un caos rivoluzionario di armi sguainate e imboscate tremende. Là dove si muovono i fachiri, Stefan Denifl, stambecco austriaco da fuga e coraggio, che bagna con la vittoria l'ennesimo tentativo di avanguardia mattutina di polmoni e polpacci corrosi dalla fatica; Alberto Contador si inventa un balletto leggero sulle pendenze del Los Machucos (Monumento Vaca Pasiega) che superano il 26 per cento e volgono al quasi inumano; Vincenzo Nibali di legna e di determinazione recupera e mette pressione (e forse paura) a un Chris Froome che fenomeno è apparso finora, ma non oggi, non in Cantabria.

E così Denifl vince e quasi non ci crede con la faccia che è un'esplosione di sorrisi e urla di impresa, dopo una vita a cercar la fuga buona: l'ha trovata che quasi non ci sperava, con il gruppo così vicino ai piedi dell'ultima ascesa, con compagni di avanguardia con nomi così altisonanti e pedigree importanti. E quasi non ci speravano più nemmeno gli organizzatori ad avere una Vuelta che è un continuo rimescolamento, dove le certezze non ci sono e se si impongono crollano nel giro di poche ore. Chris Froome che a cronometro aveva menato duro e menato tutti, si ritrova perso, spaesato, appeso come un neonato alle ruote dei compagni, di quei Nieve e Poels diventati guida e balia. Il britannico conserva la maglia rossa, ma con una quarantina di secondi in meno da un Nibali che avanza e a volte arranca, ma ha gamba buona e lo spirito ancor di più: indomito a fregarsene del rivale, ad andare su per conto suo, davanti, con la tigna di uno che non si è giocato ancora tutte le sue carte.

 

La carta buona oggi invece ce l'aveva Alberto Contador. E che carta. Asso di cuori, perché altro non può essere il Pistolero che alla sua ultima grande corsa a tappe della carriera scatta e soffre e insegue e raggiunge tutti, a parte Denifl. Contador secondo, ma Contador meraviglioso, perché è lui il motore di tutto, è lui la variabile impazzita di questo gioco che ora è di minuti, ma che probabilmente diventerà di secondi tra il britannico e lo Squalo. E intanto Alberto continua a salire, quinto a 3' 34", cioè abbastanza per maledire la prima tappa di montagna della Vuelta, quella del "Contador non ce la fa". Contador è ancora lì, a un minuto e venti dal podio e spettacolo sia.

 

Contador ha scelto il momento giusto per ritirarsi, perché a tutti rimarrà questa Vuelta in mente. E la certezza di aver visto l'ultima grande interpretazione di un magnifico corridore.

Giovanni Battistuzzi

Giovanni Battistuzzi

Al Foglio dal 2014. Nato il 5 gennaio, nel giorno più freddo del secolo scorso, lì dove la pianura incontra il Prosecco. Veneto. Ciclista urbano. Pantaniano. Milanista. Scrivo di sport, ciclismo soprattutto. In libreria trovate Girodiruota, che è il nome anche del mio blog

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