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Punizioni pasquali

Mentre onoravamo i precetti testamentari, disossando innocenti agnellini

7 Aprile 2015 alle 09:14

Punizioni pasquali
Mentre onoravamo i precetti testamentari, disossando innocenti agnellini e guadagnandoci il depennamento dalle amiche vegane su Facebook, i giocatori dell’Inter venivano puniti. Niente segni di pace per loro (e nemmeno colombe): Mancini li ha trascinati in campo, alle otto della mattina di Pasqua – quando noi eravamo già in piena attività: nei giorni di festa ci leviamo persino prima dei minatori del Sulcis, ma, per fortuna, né Piazza Pulita viene a intervistarci, né la Nazione mostra compatimento catto-social per noi. Cinquanta minuti di allenamento e concioni del mister su “cuore, impegno, dignità”, sotto lo sguardo incarognito di Zanetti e Ausilio. “La speranza della società è che il messaggio sortisca una reazione d’orgoglio”, si leggeva ieri su gazzetta.it. Noi, che siamo signorine e quindi intellettualmente crudeli, avremmo inferto qualche punizione più ficcante. Per esempio: cinquanta (come le sfumature sadomaso) giri di campo in tacco 12; pranzo di Pasqua vegano; interdizione dall’Expo 2015 (e biglietti gratis per il Milan); correzione di bozze del nuovo libro di Michele Serra, l’intellettuale della gauche nerazzurra; memorizzazione coatta di un libro qualsiasi di Beppe Severgnini (“Interismi” a Podolski); 24 ore in una SPA con Alfonso Signorini; niente Twitter per dodici mesi (ventiquattro per Icardi). Ci piace pensare e sperare che per tirar fuori l’orgoglio ai maschi, basti trattarli da femminucce.

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