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Benitez e la libertà di non espressione

Amore è non dover mai dire “mi dispiace” ed emancipazione è non dover mai chiedere “perché mi stai lasciando?”.

9 Marzo 2015 alle 20:19

Benitez e la libertà di non espressione

Amore è non dover mai dire “mi dispiace” ed emancipazione è non dover mai chiedere “perché mi stai lasciando?”. Se potessimo, con l’aiuto delle istituzioni, sussumere ufficialmente il calcio nell’amore o l’amore nel calcio, sarebbe chiaro a tutti che Rafa Benítez, negandosi ai microfoni di Sky – con un Aventino un po’ Movimento 5 stelle e un po’ “Via col Vento” (dove il maschio, francamente, se ne infischia) – ha fatto una coraggiosa scelta d’amore. Perché, poi, perdersi in chiacchiere, dirsi dispiaciuto, improvvisare giustificazioni dopo una partita come quella del suo Napoli contro l’Inter, dove il pareggio è arrivato grazie a un rigore? Diceva Boskov (o forse non lo diceva lui, ma tanto nemmeno Voltaire ha mai detto che sarebbe morto in nome delle assemblee d’istituto) che “rigore è quando arbitro fischia”. Punto. Silenzio. Il calcio non si discute: si gioca. Ilaria D’Amico, timoniere dell’agorà televisiva che ruba molte più ore alla nostra vita coniugale di quanto non faccia il campionato, si è indignata, sostenendo che Rafa ha violato un contratto. Può darsi, ma francamente ce ne infischiamo. Non ci immoleremmo per la libertà d’espressione, perché il solo modo in cui vorremmo morire è da nonne, circondate da nipotine, ma siamo prontissime a mandare i nostri uomini in guerra (per noi vale il principio “armiamoci e partite!”) per sancire che esiste anche la libertà di non espressione. Ed è la nostra preferita.

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