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Razzismo e sessismo,
non esageriamo!

Basta uno spot di Dolce & Gabbana per scatenare la paranoia. Parla Silvia Lippi, psicoanalista lacaniana

Davide D'Alessandro

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filosofeggiodunquesono@gmail.com

8 Dicembre 2018 alle 00:31

Razzismo e sessismo, non esageriamo!

Silvia Lippi nella trasmissione di Augias indossa la maglia con i cannoli

L’ultima campagna pubblicitaria di Dolce & Gabbana ha scatenato le ire dei cinesi e degli italiani, che non si sono risparmiati nell’esprimere violenti critiche. Tacciati di razzismo e sessismo, i due stilisti hanno fatto circolare un video in cui si sono scusati di aver offeso la sensibilità dei cinesi. Sono tre gli spot finiti nell’occhio del ciclone: nel primo una ragazza (cinese) tenta di mangiare una pizza, nel secondo un piatto di spaghetti e nel terzo un cannolo siciliano. Invece di usare le posate, la ragazza si serve dei bastoncini che si usano abitualmente per mangiare gli involtini primavera e altri piatti cinesi. Ma non è tutto. Nello spot del cannolo, una voce off (in cinese) chiede alla modella se il dolce è troppo grosso… per essere mangiato.

Nella trasmissione “Quante storie”, condotta da Corrado Augias, dove è stata recentemente ospite per parlare del suo ultimo libro Freud. La passione dell’ingovernabile, lei indossava un abito firmato Dolce & Gabbana e raffigurante per l’appunto dei cannoli siciliani. L’allusione era voluta?

No, la trasmissione è stata registrata qualche settimana prima dell’uscita della campagna. Ho voluto indossare un abito divertente per significare che si può parlare di soggetti impegnativi senza prendersi troppo sul serio. Non mi sarei mai immaginata che questo gustosissimo dolce siciliano potesse scatenare un tale scompiglio!

Come giudica le accuse di razzismo che sono state rivolte a Dolce & Gabbana? L’insurrezione dei cinesi le sembra giustificata?

Devo ammettere che sono rimasta sorpresa. Non tanto dalla reazione dei cinesi: non leggo il cinese, quindi non riesco a rendermi conto della portata delle loro accuse. Sono invece rimasta realmente sconcertata per i commenti ingiuriosi nei confronti degli stilisti apparsi su giornali e social. Rappresentare una ragazza cinese che ride del fatto di non saper mangiare una pizza con le bacchette è segno di razzismo? È calunnioso esibire un(a) esponente della più grande potenza economica del mondo che tenta maldestramente di combinare l’arte culinaria orientale e occidentale? Crediamo davvero che i cinesi siano così stupidi da non sapere che la pizza si mangia con le posate? O gli stupidi siamo noi nel crederlo? (Per inciso, io non ho mai imparato a mangiare con le bacchette i piatti cinesi). Mi sembra che gli spot di D&G mettano in evidenza un problema di tutt’altro ordine. La difficoltà che abbiamo nell’integrare culture differenti dalla nostra. La differenza culturale non può essere negata, anche se un giorno mangeremo tutti la pizza con la forchetta e gli involtini primavera con i bastoncini. Ma attenzione: "integrazione" non è sinonimo di massificazione, omologazione, sottomissione alla cultura dominante, sia questa occidentale o orientale. E "differenza" non significa ignoranza, e neanche esclusione. Montaigne e Lévi-Strauss ci hanno insegnato che esistono varie forme di cultura: come la nostra, ma diverse dalla nostra. Quindi, perché vergognarsi di essere diversi, arrabbiarsi se questo si nota, invece di riderci su, come fa la modella nello spot? Credo che razzista sia colui che, negando tutte le differenze, vuole ridurre le differenti culture a una sola, dominante, e che, in quanto dominante, migliore di tutte le altre. Ma per fortuna c’è ancora qualcuno che non sa usare il coltello e la forchetta per mangiare la pizza! L’integrazione comincia con l’accettazione della differenza.

Cosa ne pensa invece del doppio senso sul cannolo?

Lei crede davvero che una donna oggi possa scandalizzarsi di fronte a un doppio senso che gioca sulla forma e le dimensioni di un cannolo?

Io no, ma…

Ammetto di non aver riso a crepapelle, ma non esageriamo! Perché la pubblicità del cannolo (allusione compresa) sarebbe più offensiva di altre che rappresentano le donne, più o meno nude, come oggetti sessuali? Dia un’occhiata alle altre pubblicità di D&G: le donne sono libere di essere… donne! Voglio dire, sono libere di non essere giovani, di non essere alte 1 metro e 80 e di pesare più di 50 chili! Sono sorridenti, scanzonate, e ridono del loro potere di seduzione. E questo non è meraviglioso? Credo che le lotte contro il sessismo debbano essere condotte su altri piani. E la paranoia non è certo la miglior disposizione per promuovere le battaglie sociali.

Davide D'Alessandro

Davide D'Alessandro

Saggista e consulente filosofico. Scrivo libri (i più recenti: Intervista a Machiavelli, con Antonio De Simone, La vita del potere, Potere & Morte. Le matite di Canetti, Morlacchi Editore), scrivo sui libri, sui loro autori, per interpretare e trasformare. Filosofeggio dunque sono.

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