Dilemma Bce tra guerra in Ucraina e guerra all'inflazione

Con Eurostat che ha pubblicato una stima flash di 7,5 per cento di inflazione a marzo, i falchi hanno il vantaggio sulle colombe. Ma il conflitto russo-ucraino rende il dilemma della Banca centrale europea ancor più complicato
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27 APR 22
Ultimo aggiornamento: 05:51 PM
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Il Consiglio dei governatori della Banca centrale europea oggi non dovrebbe prendere decisioni immediate sulla politica monetaria, ma le parole di Christine Lagarde al termine della riunione avranno un forte impatto sui mercati finanziarie e, probabilmente, anche sulle scelte che faranno i governi per rispondere alla guerra di Vladimir Putin contro l'Ucraina. In effetti la Bce si ritrova tra l'incudine del rischio recessione provocato dal conflitto ucraino e il martello di un'inflazione che ha raggiunto record mai visti dalla creazione della moneta unica. Peggio. Con i suoi attuali strumenti, la Bce si ritrova a corto di opzioni, salvo riuscire a dare nuovamente prova di creatività per adattarli alla nuova situazione. Economisti e osservatori scommettono che Lagarde annuncerà il “wait and see”. Ma già nella riunione di marzo le loro previsioni erano state smentite, quando la presidente della Bce ha annunciato con grande chiarezza la volontà di andare avanti nella normalizzazione per combattere l'inflazione.

Lagarde ha già detto che la normalizzazione della politica monetaria e la lotta all'inflazione passano da un'interruzione degli acquisti di titoli pubblici, seguito a stretto giro da un rialzo dei tassi di interesse. La discussione all'ultima riunione di marzo tra falchi e colombe aveva segnato una spaccatura dentro al Consiglio. Alcuni governatori avevano chiesto di fissare una data per la fine degli acquisti di titoli pubblici e un annuncio esplicito sul rialzo dei tassi di interessi nel terzo trimestre dell'anno per reagire all'impennata dell'inflazione. Ma un'altra parte del Consiglio dei governatori si era opposta perché “passi forti sono ancor meno giustificati” che nella situazione pre guerra in Ucraina. Nei giorni seguenti alla riunione del 9 e 10 marzo, si è assistito al solito dibattito a distanza tra i due campi. Alcuni falchi hanno chiesto di anticipare l'interruzione degli acquisti di titoli. Alcune colombe hanno risposto che non si può escludere una revisione al ribasso delle previsioni di inflazione di medio termine.

Con Eurostat che ha pubblicato una stima flash di 7,5 per cento di inflazione a marzo, i falchi hanno il vantaggio sulle colombe. Ma la guerra rende il dilemma della Bce ancor più complicato. Alzare rapidamente i tassi, senza avere alcun controllo sui fattori legati all'offerta che incidono sull'inflazione, potrebbe piombare ulteriormente la crescita economica, che sta già decelerando pesantemente nella zona euro. Interrompere gli acquisti di titoli farebbe salire ulteriormente rendimenti e spread, nel momento in cui i governi sono di fronte alla necessità di ricorrere nuovamente all'indebitamento per aiutare imprese e famiglie a far fronte all'aumento della bolletta. Se l'Ue dovesse decidere un embargo su gas e petrolio contro la Russia, il costo per le finanze pubbliche aumenterebbe ulteriormente. Il Kiel Institute for the World Economy ha stimato per la Germania una recessione del 2,2 per cento e una perdita di 400 mila posti di lavoro.

Sul Financial Times, l'ex capo del dipartimento europeo del Fondo monetario internazionale, Reza Moghadam, vede tre scenari possibili per la Bce. Il primo è di accelerare la normalizzazione, con tassi e spread più alti. "Questa strategia potrebbe funzionare, ma solo finché" Mario Draghi rimane a capo del governo di unità nazionale in Italia come "ancora della stabilità europea". Il secondo è che la Bce abbandoni la scelta di mettere fine al programma di acquisti prima di alzare i tassi per continuare a intervenire sugli spread. "Acquisti moderati di attività, per esempio 20-30 miliardi di euro al mese, possono essere sufficienti per mantenere la stabilità dei mercati obbligazionari, consentendo al contempo un netto inasprimento delle condizioni monetarie", spiega Reza Moghadam. Il terzo è il meno probabile: i governi della zona euro dovrebbero sollevare la Bce dal compito di tenere a bada gli spread con uno "strumento fiscale centralizzato" come il Recovery fund. Secondo Reza Moghadam, questa sarebbe la scelta economicamente più intelligente. Ma è anche la meno probabile, data l'ostilità di diverse capitali del nord a scegliere la strada dell'unione fiscale.
Sono David Carretta e questa è Europa Ore 7 di giovedì 14 aprile, realizzato con Paola Peduzzi e Micol Flammini, grazie a una partnership con il Parlamento europeo.
Accade oggi in Europa
– Banca centrale europea: conferenza stampa della presidente Lagarde al termine della riunione del Consiglio dei governatori
– Eurostat: dati sul numero di voli commerciali a marzo del 2022