Europa Ore 7

Boris e Orbán rovineranno la presidenza Merkel?

Intanto sulla Brexit non sono bastati due giorni in più di negoziati tra Barnier e Frost, e un'altra telefonata tra Johnson e von der Leyen

David Carretta

Lo stallo nei negoziati Brexit e il veto di Ungheria e Polonia sullo stato di diritto rischiano di compromettere i risultati della presidenza tedesca dell'Ue

Riusciranno Boris Johnson e Viktor Orbán a rovinare la presidenza europea di Angela Merkel? L'interrogativo inizia a circolare a Bruxelles, dopo che lo stallo nei negoziati Brexit e il veto di Ungheria e Polonia sullo stato di diritto rischiano di compromettere i risultati della presidenza tedesca dell'Ue. La cancelliera tedesca doveva essere un'ancora di stabilità per affrontare la tempesta del Covid-19 e far uscire l'Europa rafforzata grazie al Recovery fund. Ma a due giorni da un Consiglio europeo all'orizzonte compare il rischio di un doppio “no deal”. Quello sulle relazioni future con il Regno Unito. E quello sul pacchetto di bilancio 2021-27, che comprende i 750 miliardi del Recovery fund. Allacciate le cinture, ma niente panico: il caffè non è ancora finito e potrebbe servire per seguire un Vertice che si annuncia lungo, forse di più della fine prevista per venerdì alle 15.30.
 
Sulla Brexit non sono bastati due giorni in più di negoziati tra Michel Barnier e David Frost, e un'altra telefonata tra Boris Johnson e Ursula von der Leyen, per risolvere il dilemma tra “deal” e “no deal”. Il problema - come spieghiamo sul Foglio - è che BoJo non è capace scegliere, dopo che è fallita la sua tattica di dividere i 27. L'Ue è rimasta unita e la sua posizione negoziale rimane più forte. Lo dimostra il fatto che Johnson sia costretto a volare a Bruxelles per negoziare in tête-à-tête con von der Leyen. La sceneggiatura di un viaggio nella capitale Ue era già scritta. BoJo ha bisogno di drammatizzare e poter tornare a Londra rivendicando un grande successo. Era già accaduto un anno fa con l'accordo di recesso. Ma l'Ue unita lo sta costringendo a cedere sulla sua bandiera: la sovranità assoluta del Regno Unito. Tutto è ancora possibile.
 

Intanto a Londra ci si interroga: per il Labour ha ancora senso fare opposizione sulla Brexit? Paola Peduzzi racconta il dilemma del leader Keir Starmer, tentato dall'astensione. Starmer può solo accettare quel che ottiene Boris Johnson oppure no. Se accetta quello che ottiene BoJo, Starmer non fa il mestiere per cui è stato scelto, cioè il leader dell’opposizione. Se lo rifiuta, Starmer potrebbe fare una dichiarazione valoriale forte che posiziona il Labour su una questione che però non è più materia di negoziato. Di qui la tentazione dell'astensione.

 
Nel frattempo, la presidenza tedesca dell'Ue ieri ha lanciato un ultimatum a Ungheria e Polonia sul loro veto al bilancio 2021-27 dell'Ue e al Recovery fund. Se non arriverà un segnale positivo per uscire dallo stallo sullo stato di diritto entro oggi, l'Ue si muoverà verso “il piano B”, ha avvertito un diplomatico europeo. Il piano B è un Recovery fund a 25 senza Ungheria e Polonia. La decisione dovrebbe essere presa dai capi di Stato e di governo al Consiglio europeo di giovedì e venerdì. “Abbiamo bisogno di un accordo o di chiari segnali da Ungheria e Polonia entro oggi oppure domani. Se non li avremo probabilmente ci muoveremo verso uno scenario B”, ha spiegato il diplomatico europeo: “La Commissione ha già iniziato a lavorare a una soluzione a 25. Ci sono diverse possibilità”. Viktor Orbán e Mateusz Morawiecki ieri hanno tenuto un incontro in videoconferenza per preparare la risposta. Ma finora nulla è filtrato.

Il Piano B per ora prevede due opzioni. La prima ipotesi è quella di una cooperazione rafforzata ed è considerata più facile da realizzare e  meno onerosa per gli stati membri. Verrebbe utilizzato l'articolo 122 del trattato, che permette di concedere assistenza finanziaria in caso di calamità naturali o circostanze eccezionali che sfuggono al controllo degli stati membri. Il meccanismo sarebbe simile a quello usato con Sure: gli stati membri fornirebbero le garanzie per permettere alla Commissione di indebitarsi sui mercati per finanziare il Recovery fund. La seconda ipotesi è quella di un fondo intergovernativo sul modello del Mes, ma è considerata più difficile in termini sia di tempistica sia di indebitamento per gli stati membri.

In attesa di sapere se toglierà il veto, Orbán ha chiesto di uscire dal gruppo del Partito popolare europeo ma di rimanerci per metà dentro con una forma di associazione. In una lettera al presidente del gruppo Manfred Weber, il premier ungherese propone di “istituire una nuova forma di cooperazione” tra il suo Fidesz e il Ppe “simile al vecchio modello Ppe-Ed” (Partito popolare europeo-Democratici europei, ndr). Il riferimento è all'associazione tra i Tories britannici e il Ppe prima della decisione di David Cameron di uscire dal gruppo dei popolari. Il Fidesz nel gruppo del Ppe, ma come componente esterna, permetterebbe “nell'attuale clima turbolento” di avere una “cooperazione sui valori che condividiamo e allo stesso tempo limitare le frizioni non necessarie”, ha scritto Orbán a Weber. La mossa potrebbe prefigurare l'uscita del Fidesz dal partito del Ppe, da cui è attualmente sospeso.

 

Infine, in Polonia la libertà di stampa subisce nuovo colpo duro. In un editoriale il Foglio spiega perché c'è da temere l'acquisizione del gruppo editoriale Polska Press, che apparteneva alla tedesca Verlagsgruppe Passau, da parte della società petrolifera polacca controllata dal governo Olen. Polska Press possiede più di una ventina di testate locali e quel che preoccupa è il diretto legame tra Orlen e il governo polacco del partito nazionalista PiS, Diritto e giustizia.

 


Buongiorno! Sono David Carretta e questa è Europa Ore 7 di martedì 8 dicembre, realizzato con Paola Peduzzi e Micol Flammini, grazie a una partnership con il Parlamento europeo. 


  

L'Ue ha il suo Magnitsky act - I ministri degli Esteri dell'Ue ieri hanno adottato una decisione e un regolamento per istituire un regime globale di sanzioni sui diritti umani analogo al Magnitsky act americano. Le violazioni prese di mira sono genocidio, crimini contro l'umanità, tortura e altri trattamenti o pene crudeli, inumani o degradanti, schiavitù, esecuzioni e uccisioni extragiudiziali, sommarie o arbitrarie, sparizione forzata di persone, arresti o detenzioni arbitrari. L'elenco include anche una sottocategoria - tratta di esseri umani, abusi commessi da trafficanti di migranti, violenze sessuali e di genere, violazioni o abusi violazioni della libertà di riunione pacifica e di associazione, della libertà di opinione e di espressione, della libertà di religione o di credo - nel caso le violazioni siano diffuse, sistematiche o di seria preoccupazione per gli obiettivi di politica estera e di sicurezza dell'Ue.  
 
Chi sarà il primo a finire nella lista nera dell'Ue? - E' la prima volta che l'Ue si dota di un quadro legale per permettere di sanzionare individui, entità o organismi - inclusi attori statali e non statali - responsabili, coinvolti o associati a gravi violazioni dei diritti umani indipendentemente da dove siano avvenute. Le sanzioni prevedono un divieto di ingresso e il congelamento dei beni per le persone e le entità nella lista nera. Inoltre, alle persone fisiche e giuridiche nell'Ue sarà vietato rendere disponibili fondi a chi è nella lista nera. A proporre persone o entità da inserire nella lista nera dell'Ue sarà uno stato membro o l'alto rappresentante. La lista nera sarà riesaminata almeno ogni 12 mesi. L'interrogativo è chi ci finirà per primo. Tra i candidati ci sono responsabili cinesi delle persecuzioni contro gli uiguri nello Xinjiang. Ma prendere di mira la Cina rischia di essere politicamente esplosivo per l'Ue. “Le sanzioni sono attivate quando uno stato membro fa una proposta. Per il momento nessuno lo ha fatto”, ha detto ieri l'Alto rappresentante, Josep Borrell, rispondendo a una domanda sullo Xinjiang.
 
L'Ue vuole allearsi a Biden sulla Cina, senza nominarla - La difficoltà dell'Ue ad affrontare frontalmente la Cina è emersa anche nel dibattito avuto ieri dai ministri degli Esteri sulle relazioni con la futura amministrazione Biden negli Usa. Lo dimostra un passaggio delle conclusioni adottate dai 27, in cui non viene menzionata la Cina, anche se è chiaramente presa di mira. “Le società democratiche e le economie di mercato dei partner transatlantici hanno di fronte minacce e sfide comune presentate dalla crescente aggressività internazionale di vari attori”, si legge nel documento. L'Ue vuole lavorare con gli Usa per “rafforzare la resilienza strategica e la sicurezza energetica, contrarre le minacce ibride inclusa la disinformazione, resistere alla coercizione economica e agli attacchi su infrastrutture critiche, rafforzare gli sforzi per combattere le pratiche commerciali scorrette e assicurare di mantenere il nostro vantaggio tecnologico”. Dubbi sul fatto che il riferimento sia alla Cina?

Per ora niente sanzioni su Hong Kong - I ministri degli Esteri dell'Ue hanno avuto anche una discussione sulla situazione a Hong Kong. Borrell ha fatto una relazione sulla situazione rispetto a questa estate. CI sono stati “colpi severi per le libertà politiche e di opinione”, ha detto Borrell: “I ministri considerano che la situazione si è deteriorata e continua a degradarsi”. Tuttavia “nessuna nuova misura è stata adottata oggi”, ha spiegato Borrell. “Oggi non sono state adottate misure, ma questo non esclude che possano essere considerate più tardi”.

L'Ue non riconosce le elezioni in Venezuela - Dopo una discussione con i ministri degli Esteri dei 27, Borrell ha annunciato che l'Ue non riconosce i risultati delle elezioni parlamentari in Venezuela. "Le elezioni venezuelane del 6 dicembre 2020 per l'Assemblea nazionale purtroppo sono andate avanti senza un accordo nazionale sulle condizioni elettorali e non hanno rispettato gli standard internazionali minime per un processo credibile", si legge nella dichiarazione di Borrell a nome dei 27. "Questa  mancanza di rispetto per il pluralismo politico e l'esclusione e la persecuzione di leader dell'opposizione non permettono all'Ue di riconoscere questo processo elettorale come credibile, incluso o trasparente, e i suoi risultati come rappresentativi della volontà del popolo venezuelano".

Vestager vuole un "reboot" della Concorrenza, non un "reset" - Sulla politica antitrust "quello di cui abbiamo bisogno non è tanto un 'reset', ma più quello che a Hollywood chiamano un 'reboot'", ha detto ieri la vicepresidente della Commissione, Margrethe Vestager, in un discorso al forum globale sulla concorrenza dell'Ocse. Secondo Vestager, gli obiettivi della politica di concorrenza rimangono validi, ma è necessario "assicurare che gli strumenti a disposizione siano adatti ai tempi". Vestager sta resistendo alle pressioni di Francia e Germania di rifondare la politica della concorrenza per favorire l'emergere di campioni nazionali e europei su spinta dei governi. Per Vestager, aggiornare la politica di concorrenza non significa compromettere "il nostro impegno per tenere i mercati competitivi".

Niente Iva su vaccini e test Covid-19 - Il Consiglio dell'Ue ieri ha modificato la direttiva sul sistema comune di tassa sul valore aggiunto per permettere agli stati membri di esentare temporaneamente i vaccini e i kit di test, nonché i servizi correlati, dall'Iva. Finora gli stati membri avevano la possibilità di applicare sulle vendite dei vaccini aliquote Iva ridotte, ma non un'aliquota zero, mentre i kit di analisi non potevano beneficiare di aliquote ridotte. "La Commissione europea lavora per assicurare test e vaccini sicuri e abbordabili", ha detto la sua presidente Ursula von der Leyen. "Il successo della campagna di vaccinazione è fondamentale affinché l'Europa emerga dall'ombra della pandemia: sarà la priorità numero uno per i prossimi mesi", ha spiegato il commissario Paolo Gentiloni che ha il portafoglio della Tassazione. La deroga sull'Iva per vaccini e test durerà fino a fine 2022.

Il Parlamento chiede salvaguardie nella caccia ai pedofili online - La commissione Libertà civili del Parlamento europeo vuole delle salvaguardie sui diritti fondamentali nelle deroghe proposte dalla Commissione per combattere gli abusi sessuali online sui bambini. Le nuove regole dovrebbero consentire ai servizi di telecomunicazione interpersonali Ott - web messaging, VoIP, chat e mail - di individuare e rimuovere abusi online su base volontaria. Il Parlamento europeo vuole che tutti i dati non pertinenti siano cancellati immediatamente e che quelli rilevanti siano conservati per un massimo di tre mesi.

Politico premia Conte (e non è per forza una buona notizia) - Politico.eu ha nominato Giuseppe Conte in cima alla classifica dei "doers" dell'Ue per il 2021. La motivazione potrebbe far suonare qualche campanello d'allarme in diverse capitali: Conte è "the big spender", che un diplomatico di un altro paese ha tradotto ironicamente con "il grande spendaccione". Il giudizio non è proprio lusinghiero. "Il coronavirus ha devastato l'Italia, ma per Conte, almeno politicamente, è stato una manna", ha scritto Politico.eu. Ripercorrendo le classifiche degli scorsi anni, si ha l'impressione che finirci dentro non porti grande fortuna. Matteo Salvini era stato coronato nel 2018 da Politico.eu come l'uomo più influente d'Europa, salvo ritrovarsi fuori dal governo sei mesi dopo. Nella classifica dello scorso anno c'erano Dominic Cummings (che è stato licenziato), Phil Hogan (che si è dimesso) e Matteo Renzi (la cui resurrezione politica non si è concretizzata). La palma di "persona più potente in Europa" quest'anno è andata ad Angela Merkel. La classifica di Politico.eu si trova qui.


L'altro Orban si dimette in Romania - Il primo ministro rumeno, Ludovic Orban, ha presentato le dimissioni ieri, dopo i risultati deludenti del suo partito alle elezioni legislative di domenica. "Le mie dimissioni hanno un obiettivo preciso: permettere il lancio di negoziati in vista della formazione del futuro governo", ha detto Orban. Il suo partito liberal-conservatore, pur essendo arrivato dietro ai socialisti, dovrebbe restare al potere alleandosi con un altro partito liberale. Il governo ad interim sarà guidato da Nicolae Ciucă, ministro della Difesa appartenente allo stesso partito di Orban.

  

Accade oggi in Europa

  • Consiglio: riunione in videoconferenza dei ministri per gli Affari europei
  • Consiglio: riunione in videoconferenza dei ministri dei Trasporti
  • Commissione: discorso della presidente von der Leyen all'evento EU D4D Flagships and EU-AU Partnership on Digital Transformation
  • Commissione: discorso dell'Alto rappresentante Borrell all'evento  ‘The EU and the US under Biden: A New Beginning or Nostalgic Reminiscence?'
  • Commissione: discorso della commissaria Jourová alla 10a conferenza annuale sulla protezione dei dati e la privacy
  • Commissione: discorso del commissario Breton alla Settimana europea dello spazio
  • Parlamento europeo: incontri del presidente Sassoli con il ministro degli Esteri spagnolo, Arancha González Laya, e il direttore esecutivo di Unicef, Henrietta Fore
  • Comitato delle regioni: sessione plenaria (fino a giovedì 10 dicembre)
  • Corte di giustizia dell'Ue: sentenza sui lavoratori distaccati
  • Eurostat: dati su Pil e occupazione del terzo trimestre
Di più su questi argomenti: