Europa Ore 7

La riforma del Patto di stabilità, ma dopo il Recovery

Paolo Gentiloni ieri ha delineato i suoi piani per la riforma del Patto di stabilità e crescita, annunciando che il dossier sarà affrontato nel 2021. Ma non prima che il Recovery fund sia pienamente in funzione

David Carretta

Il portavoce della Commissione, Eric Mamer, prima si è lasciato scappare che von der Leyen non era a Bruxelles, senza voler svelare il luogo in cui sta trascorrendo il suo auto-isolamento. Poi, pressato dalle domande, ha dovuto ammettere che von der Leyen era in Germania.

Paolo Gentiloni ieri ha delineato i suoi piani per la riforma del Patto di stabilità e crescita, annunciando che il dossier sarà affrontato nel 2021. Ma non prima che il Recovery fund sia pienamente in funzione. Troppo alto il rischio di irritare alcuni stati membri, come i Paesi Bassi, ostili a rivedere le regole su debito e deficit. Per far entrare in funzione il Recovery fund, il parlamento olandese – ma anche quello tedesco – deve approvare la cosiddetta “decisione sulle risorse proprie”. Inoltre, occorre il via libera del Consiglio ai piani nazionali di riforma. La discussione accademica sulla riforma del Patto è “utile”, ha detto Gentiloni durante il foro di dialogo italo-spagnolo. “Ma  per quanto riguarda la Commissione è preferibile che metta sul tavolo le proprie idee e proposte in una fase in cui abbiamo concluso il processo di approvazione di Next Generation Eu e di ratifiche nazionali”. Nel frattempo - ha spiegato il commissario - le regole del Patto di stabilità rimangono congelate per tutto il 2021.

Sulla sostanza della riforma del Patto di stabilità Gentiloni vuole ritoccare la regola del debito introdotta nel 2011 nel pieno della crisi della zona euro, che prevede una riduzione di un dodicesimo l'anno per la parte superiore al 60 per cento di Pil. Dovremo far tesoro delle necessità emerse con questa crisi e dovremo far fronte a un contesto di bilanci pubblici molto diverso rispetto a quella di febbraio”, ha detto Gentiloni: “Basta pensare che nel 2020 nella zona euro avremo in media un debito pubblico che sarà al di sopra del 100 per cento”. Per i paesi più indebitati, la distanza dal 60 per cento del Pil “andrà gestita con percorsi differenziati”, ha spiegato Gentiloni. L'altro obiettivo della riforma del Patto di stabilità deve essere “evitare che gli investimenti pubblici netti si riducano quasi a zero”, ha aggiunto il commissario all'Economia.

A volare in soccorso a Gentiloni è stato l'European fiscal board, il gruppo di saggi presieduto dall'economista danese Niels Thygesen che valuta l'applicazione delle regole fiscali da parte della Commissione. L'European fiscal board chiede di accelerare sulla riforma del Patto “al fine di evitare un vuoto in cui elementi di discrezionalità eccessiva sarebbero difficili da evitare”. Nel contesto attuale "sarebbe controproducente cercare di reintrodurre le regole esistenti in una forma sostanzialmente immutata", si legge nel rapporto annuale: "L'attuale situazione offre una opportunità maggiore per affrontare le debolezze passate del Patto di stabilità e crescita”. Sulla sostanza, il gruppo di saggi ritiene necessario “limitare le complessità e le ambiguità, offrire protezione migliore e più permanente per le spese pubbliche che rafforzano la crescita e fissare obiettivi realistici per la riduzione del debito negli Stati membri ben al di sopra del riferimento del 60 per cento”. L'European fiscal board consiglia "una differenziazione del ritmo di riduzione del debito".

L'European fiscal board vuole anche trasformare il Recovery fund in uno strumento di debito permanente. La zona euro "ha bisogno di una capacità fiscale permanente per affrontare grandi shock. La crisi Covid-19 ha dimostrato i costi di non avere una capacità fiscale centrale permanente e genuina, che possa essere usata rapidamente per affrontare grandi shock esogeni", si legge nel rapporto annuale del gruppo di saggi. Un'idea simile è stata avanzata da Christine Lagarde in un'intervista al Monde. Il Recovery fund “risponde a una situazione eccezionale. Dovremmo discutere della sua possibile perennità nella scatola degli attrezzi europei al fine che possa essere di nuovo mobilitato in circostanze equivalente”, ha detto la presidente della Bce.

A proposito del Recovery fund, abbiamo letto il documento programmatico di bilancio dell'Italia e ci è venuto un dubbio. Il governo vuole usare parte dei prestiti dell'Ue per finanziare la spesa corrente? La Commissione dice che i prestiti del Recovery fund devono andare a investimenti e riforme addizionali.

Buongiorno! Sono David Carretta e questa è Europa Ore 7 di mercoledì 21 ottobre, realizzato con Paola Peduzzi e Micol Flammini, grazie a una partnership con il Parlamento europeo.

Il grande appetito per gli eurobond di Sure - L'unica cosa certa in attesa del Recovery fund o di una capacità permanente di bilancio della zona euro è il grande appetito degli investitori per gli eurobond. Ieri è iniziato il collocamento della prima emissioni di titoli Ue per finanziare Sure, lo strumento che serve a aiutare gli stati membri a finanziare meccanismi come la cassa integrazione. La Commissione voleva piazzare 17 miliardi di euro di titoli a 10 e 20 anni. Le banche hanno raccolto offerte per 233 miliardi di euro, diciassette volte quanto offerto, a un rendimento di poco superiore ai Bund tedeschi.

Riparte il negoziato su bilancio e Recovery - Le trattative tra la presidenza tedesca dell'Ue e il Parlamento europeo sul pacchetto di bilancio procedono, ma a piccoli passi. Gli eurodeputati, che la scorsa settimana avevano interrotto le discussioni per il rifiuto della presidenza tedesca di trattare sulla loro richiesta di 39 miliardi in più per il bilancio 2021-27, hanno accettato di sedersi nuovamente al tavolo. Oggi ci sarà un nuovo “trilogo” (la riunione tra le tre istituzioni per arrivare a un compromesso) sul quadro finanziario pluriennale. Ma il Parlamento europeo insiste sui 39 miliardi e non sembra intenzionato ad accontentarsi di “aggiustamenti tecnici” per trovare qualche risorsa aggiuntiva.

Socialisti e Verdi promettono di non cedere - “Non siamo pronti ad accettare la proposta sul tavolo tale e quale”, ci ha detto la presidente del gruppo dei Socialisti & Democratici, Iratxe Garcia: “è urgente che il Recovery fund inizi il più presto possibile, ma occorre che ci siamo movimenti da parte del Consiglio. Vale per il quadro finanziario pluriennale e vale per lo stato di diritto”. Stessa linea dei Verdi: "Siamo pronti al compromesso ma non siamo pronti ad arrenderci", ci ha detto il loro capogruppo Philippe Lamberts.

Sassoli spinge il Parlamento verso un compromesso - Di fronte al rischio di un ritardo sull'introduzione del Recovery fund, David Sassoli è intervenuto per spingere un compromesso con la presidenza tedesca. "Il Parlamento europeo è cosciente dell'urgenza della situazione. Dobbiamo affrontare le difficoltà dei cittadini e delle imprese europee a breve e medio termine", ha detto Sassoli. "Dovremmo cercare tutte le opzioni possibili" per garantire finanziamenti supplementari al bilancio Ue ed "essere pronti a pensare fuori dagli schemi".

Segnali positivi sul meccanismo sullo stato di diritto - Fumata grigia per ora sul meccanismo di condizionalità sullo stato di diritto, un altro elemento del pacchetto di bilancio che rischia di ritardare il Recovery fund. Ieri c'è stata un trilogo tra presidenza tedesca dell'Ue e negoziatori del Parlamento europeo. Per la presidenza i negoziati “si stanno muovendo in avanti in modo costruttivo, alcuni progressi sono stati fatti”, ma “c'è ancora un po' di strada per raggiungere un compromesso”. Per Petri Sarvamaa, uno dei negoziatori de Parlamento, i segnali sono "positivi". La presidenza tedesca ha espresso “cauto ottimismo”. In caso di accordo, però, deve superare anche la minaccia di veto di Polonia e Ungheria.

Gli europei vogliono la condizionalità sullo stato di diritto - Il 77 per cento dei cittadini vuole che i fondi del bilancio Ue finiscano ai paesi membri solo a condizione che i governi nazionali rispettino lo stato di diritto e i principi democratici, secondo un sondaggio pubblicato ieri dal Parlamento europeo. Il dato per l'Italia è l'81 per cento. Il 54 per cento degli intervistati ritiene che l'Ue dovrebbe disporre di maggiori mezzi finanziari per poter affrontare le conseguenze della pandemia di coronavirus  (in Italia si è espresso a favore il 64 per cento). Alla domanda su quali siano i settori politici per cui tale bilancio Ue più ampio dovrebbe essere speso, più della metà degli intervistati (54 per cento) afferma che la salute pubblica dovrebbe essere una priorità, seguita dalla ripresa economica e da nuove opportunità per le imprese (42 per cento), dal cambiamento climatico e dalla protezione dell'ambiente (37 per cento), e dall'occupazione e dagli affari sociali (35 per cento). Due terzi degli intervistati (66 per cento) concordano sul fatto che l'Ue dovrebbe avere maggiori competenze per affrontare crisi come la pandemia di coronavirus.

La Commissione in stand-by su Ungheria e Polonia - Il governo nazionalista del PiS in Polonia sta cercando di rimuovere il mediatore civico dopo che l'attuale Ombudsman Adam Bodnar ha espresso "le più gravi preoccupazioni e chiesto spiegazioni" per l'arresto dell'avvocato Roman Giertych, implicato in una serie di casi contro il partito Legge e giustizia. Il parlamento ungherese ha eletto come nuovo presidente della Corte costituzionale un Zsolt András Varga, uomo vicino a Viktor Orbán, la cui candidatura era stata bocciata dal Consiglio giudiziario nazionale perché incompatibile con l'indipendenza della giustizia. La reazione della Commissione di Ursula von der Leyen, che finora non si è distinta per il suo zelo sullo stato di diritto, è stata identica: “stiamo seguendo da vicino gli sviluppi”, ha detto un portavoce.
 

Giro d'Europa (e di letture) sul Covid - L'Europa della seconda ondata è diversa da quella della prima, ma non è detto che sia migliore, più organizzata, più cauta, più razionale. Micol Flammini ha fatto un giro europeo e ha scoperto che la seconda ondata ha tre parole chiave: test, soldi e mascherine. Greta Privitera ci porta invece nel nuovo lockdown in Irlanda, dove le scuole sono considerate attività essenziali. Intanto in Spagna Vox ha presentato una mozione di censura contro Pedro Sánchez che mette in imbarazzo i popolari. Infine imperdibile oggi - come sempre - Paola Peduzzi su uno studio secondo il quale i millennial avrebbero meno fiducia nella democrazia.


L'auto isolamento dorato di Ursula - Giovedì scorso Ursula von der Leyen aveva abbandonato all'improvviso la riunione del Consiglio europeo annunciando il suo auto isolamento per un contatto con  un funzionario positivo al Covid-19. Ieri si è scoperto che la presidente della Commissione non si è chiusa al tredicesimo piano del Berlaymont – la sede dell'esecutivo comunitario dove si è fatta allestire un mini-appartamento di servizio – ma si è diretta verso casa in Germania. Il portavoce della Commissione, Eric Mamer, prima si è lasciato scappare che von der Leyen non era a Bruxelles, senza voler svelare il luogo in cui sta trascorrendo il suo auto-isolamento. Poi, pressato dalle domande (tra cui le nostre), ha dovuto ammettere che von der Leyen era in Germania. Ma “rispettando le regole” perché il suo era un “auto-isolamento precauzionale”, ha detto il portavoce.

Von der Leyen, le regole della quarantena e i normali cittadini - La questione delle condizioni dell'auto-isolamento di von der Leyen non è irrilevante, dopo che il suo ex commissario al Commercio, Phil Hogan, a agosto era stato costretto alle dimissioni per aver violato le regole sulla quarantena durante il suo rientro per le vacanze estive in Irlanda. “Non conosco né la ragione né le condizioni in cui si è svolto questo viaggio” verso la Germania, ci ha detto la presidente del gruppo dei Socialisti & Democratici, Iratxe Garcia. “Ma c'è qualcosa di molto importante: la responsabilità che abbiamo in quanto responsabili politici. Nel momento in cui imponiamo condizioni molto dure ai cittadini, dobbiamo imporcele anche noi”, ha detto Garcia. Il 27 agosto, dopo le dimissioni di Hogan, von der Leyen aveva lanciato un avvertimento ai suoi commissari: "mi aspetto che i membri del collegio siano particolarmente attenti sul rispetto delle regole o delle raccomandazioni nazionali o regionali applicabili".

Il viaggio di von der Leyen in isolamento - La versione della Commissione è che la presidente non ha infranto nessuna regolamentazione. “Non era una persona di contatto in senso stretto né per la regolamentazione belga, né per i nostri protocolli Commissione”, ci ha detto il suo portavoce. “Ma poiché la persona positiva era nel suo entourage e toccava degli oggetti che toccava anche lei, si è considerato più prudente che (von der Leyen) lasciasse il Consiglio europeo per precauzione perché il rischio zero non esiste mai”. In questo senso l'auto isolamento era “volontario”. Von der Leyen - ha spiegato il portavoce - “ha viaggiato come d'abitudine con l'auto di servizio” verso la Germania “con tutte le precauzioni abituali” come mascherine e due persone al massimo nella vettura.

La videoconferenza con Conte dall'isolamento - Von der Leyen ieri ha avuto un incontro in teleconferenza con il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. “Lavoreremo insieme sul piano della ripresa dell'Italia in modo da creare posti di lavoro e realizzare la transizione digitale e verde”, ha detto von der Leyen. “Abbiamo anche discusso di sanità, migrazione e Brexit”. Nel resoconto fornito dalla Commissione, il passaggio più interessante riguarda i negoziati con il Regno Unito. Von der Leyen e Conte “hanno convenuto che non c'è tempo da perdere” e “hanno ribadito l'obiettivo dell'Ue di raggiungere un accordo, ma non a qualsiasi prezzo”.

La porta di Barnier aperta in attesa di quella di Johnson - Michel Barnier e David Frost sono tornati a parlarsi ieri. “Il mio messaggio è stato: dovremmo sfruttare al massimo il tempo rimasto. La nostra porta resta aperta”, ha twittato Barnier. Ma da Downing Street non è arrivato il via libera alla ripresa dei negoziati. Frost, pur essendo favorevole alla ripartenza delle trattative, non ha reagito.

Accade oggi in Europa

- Parlamento europeo: sessione plenaria (discussione sul Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre; dibattito sulle politiche della zona euro per il 2020)

- Consiglio: riunione del Coreper

- Bce: la presidente Lagarde partecipa a un evento con le organizzazioni della società civile europea

- Eurostat: impatto del Covid 19 sul settore delle costruzioni

- Nato: conferenza stampa del segretario generale Stoltenberg