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No, la melassa sugli Azzurri no

Contro la retorica del “grazie comunque, ragazzi, siamo usciti a testa alta”. Abbiamo perso di brutto, e da babbei. I giornali tedeschi già ci prendono per il culo, con quei due rigori tirati in quel modo abbiamo dilapidato il capitale di supremazia animale conquistato dal 1970 a oggi.

4 Luglio 2016 alle 16:29

No, la melassa sugli Azzurri no

Foto LaPresse

No, la lagna no, la melassa no. E non togliamoci subito la maglia azzurra e teniamocela ancora un po’ e grazie ragazzi che ci avete fatto sognare e ridato la voglia di tifare per la Nazionale, è di nuovo amore fra voi e noi e avete giocato alla pari con i campioni del mondo, riguadagnato il rispetto di tutti in campo e fuori. Vi siete battuti e avete vinto con valori veri, il lavoro, la disciplina, l’organizzazione, la solidarietà l’umiltà. E siete usciti a testa alta anzi altissima.

 

Ma dai, i giornali tedeschi ci stanno già prendendo massicciamente per il culo: ci chiedono che faremo ora, se andremo a piangere dalla mamma.

 

Abbiamo perso di brutto, diciamoci la verità: sarebbe stato meglio essere surclassati e impallinati sul campo che perdere in modo così babbeo. Ho avuto come uno sconquasso nervoso di fronte a un’altalena più altalenante del famoso 4 a 3 e me la ricorderò come un incubo, peggiore dell’eliminazione da parte della Corea del nord: un inciampo nel calcio ci sta, ma una manifesta, reiterata sottomissione, istante dopo istante, tiro dopo tiro, no. Almeno non per noi.  

 

In pochi minuti abbiamo dilapidato il capitale di supremazia animale  conquistato all’Azteca, confermato a Madrid e trasformato in arte della messa a morte nel 2006, a casa loro.

 


L'errore decisivo dal dischetto di Matteo Darmian (foto LaPresse)


 

Ha ragione Conte: oggi fa più male di ieri. Domani farà più male di oggi, aggiungo, brucerà di meno ma cresceranno  malinconia e rimpianto e la bile in attesa della rivincita. Si può anche perdere ai calci di rigore e noi ci perdemmo scontri epici, abbiamo visto campioni di qualità superiore tirare alle stelle e crollare in lacrime. Ma una cosa così mai. Black-out da eccesso di autostima? Percezione inconscia che la partita è finita e vada come vada madame la Marquise? Di certo solo se ci si convince che si tratta davvero di una lotteria si può buttare al vento per tre volte il tiro vincente a disposizione: tre su cinque.

 

Buffon tra dolore e lacrime è il solo ad avere dato la misura della questione, abbiamo contraddetto una statistica impossibile da contraddire e c’è mistero anche in questo. I calci di rigore sono per definizione un terreno su cui l’allenatore non interviene più di tanto, non ha pedine da disporre o sostituzioni da fare, più che far preparare i calciatori al meglio con allenamenti specifici e decidere con loro l’ordine migliore della sequenza non può. La resa dunque si consuma  nella  testa di chi il rigore lo tira.

 


L'errore dal dischetto di Simone Zaza (foto LaPresse)


 

Conte fa entrare all’ultimo secondo Simone Zaza, sulla carta è uno che dà ampie garanzie di tenuta psicologica e di potenza fisica: ed ecco che prende un’incredibile rincorsa, fatta di frenetici passettini, così goffa che finisce come video virale in rete. E’ un segno di massima insicurezza, la negazione di ogni tecnica, anche del principio basilare calcia forte e Gesù aiutami tu. Poteva immaginare il povero Conte che Chiellini con una stampella avrebbe fatto di meglio? A una sola attenuante potrebbe avere diritto: aver dovuto calciare completamente a freddo, senza avere giocato nemmeno un secondo, a muscoli non ancora sciolti. Graziano Pellè invece i muscoli li aveva belli caldi, aveva giocato due ore, il rude e battagliero Pellè educato alla maschia essenzialità del calcio inglese. Ebbene ecco che si mette a frivoleggiare, sorride, guarda il portiere tedesco e gli mima lo scavetto manco fosse Totti. Pellè sa di non esserlo, ma ci prova lo stesso, palla fuori e lui la figura del fesso: eccesso di sicumera, voglia di sedurre come George Clooney o più semplicemente gesto da rivisitare a Ibiza o a Formentera con la modella ungherese sua compagna? Ma che si fotta.

 

Thierry Henry non ha dubbi: i due rigori più brutti della storia del calcio. Ovviamente non si può gettare la croce addosso a Darmian, che pure con il suo errore ha deciso formalmente sconfitta ed eliminazione. Gli si leggeva in faccia che non stava andando al dischetto ma al patibolo e che avrebbe pagato qualsiasi cosa perché un altro calciasse al posto suo. Noi pure.

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