cerca

Menarsi a Euro 2016

Non solo calcio. In Francia va in scena la rivincita delle nazioni

Gli scontri tra inglesi e russi e l’allarme ultrà. Per la prima volta attorno al torneo c’è un’atmosfera rancida. Basta retorica europeista: il pallone non unisce un bel niente

14 Giugno 2016 alle 14:41

Non solo calcio. In Francia va in scena la rivincita delle nazioni

Euro 2016, scontri tra tifosi sugli spalti di Inghilterra–Russia (foto LaPresse)

La Russia sarà esclusa da Euro 2016 in caso di nuovi scontri all'interno degli stadi che ospitano il torneo in Francia. Lo ha deciso la commissione disciplinare della Uefa dopo gli scontri avvenuti allo stadio Velodrome di Marsiglia durante e dopo Inghilterra-Russia. La squalifica della Russia "è sospesa fino alla fine del torneo".

 

"Tale sospensione – spiega la Uefa – sarà revocata se episodi simili (disordini sugli spalti) avverranno all'interno dello stadio in una delle restanti partite della nazionale russa durante il torneo".

 


 

Non è come un Mondiale che si archivia in fretta, una volta assegnato il titolo e misurata la deriva dei continenti calcistici. Non è come il torneo che per lo più mediocremente, il solo acuto di cui ho ricordo fu il tiro al volo di Marco Van Basten contro la Germania nella finale del 1988, ha scandito il più lungo periodo di pace che l’Europa abbia mai conosciuto. L’Europeo Francia 2016 è diverso: è il primo nell’era della rivincita delle nazioni. Nazione vuole dire orgoglio e pregiudizio, torti e massacri, revanscismi, egoismi fatali, lugubri fantasmi. Per la prima volta si avverte qualcosa di rancido, di guerra simulata, di voglia di sopraffazione e pulizia etnica alla PlayStation del calcio.

 

Non è colpa di nessuno ma l’Europa reale scricchiola, aspetta di conoscere l’esito della Brexit e le eventuali contromisure che verranno dalla casamatta berlinese, per il ministro Schäuble chi è dentro è dentro e chi è fuori è fuori, è lui l’ideologo della nazione e della Nazionale tedesche. Parlare oggi di radici e orizzonti comuni è talmente fuori luogo e fuori tempo da essere ridicolo: se si parla di radici è sempre al singolare, a maggior gloria di una singola nazione, di una piccola parte di essa, di una provincia, di un’etnia minoritaria, di una lingua, di una cultura.

 


Un'immagine degli scontri a Marsiglia (foto LaPresse)


 

Non sono dunque simulazioni di guerra (e non solo simulazioni) partite come quella tra Russia e Ucraina, Austria e Ungheria, Armenia e Turchia, Grecia e Cipro o Turchia e Israele? O Galles e Inghilterra. Inghilterra e Russia, due ex imperi contro. Da est premono nazionali compattamente bianche e cristiane, cattoliche o ortodosse, mentre la Turchia musulmana tiene il calcio tra i battenti della porta europea. A cui prima o poi busseranno i popoli senza stato: proprio a uno di loro, il magnifico Kosovo, le istituzioni calcistiche hanno già aperto.

 

C’è nell’aria voglia di menare le mani: ce ne sarà sempre di più man mano che cresce la frammentazione in piccole nazioni.

 

Non ha più corso il luogo comune che lo sport e il calcio in particolare affratellino e che c’è solo da renderlo istituzionale con il terzo tempo, le ola, le mascotte e le majorette. Non s’erano mai visti tanti focolai di tensione, sono tornati a scalciare gli hooligans, regalo della civiltà occidentale alla Russia. Gli inni vengono ascoltati con sguardo per lo più sognante e mano sul petto, la sera dell’inaugurazione sugli spalti più che la gioia di vivere era palpabile il testosterone della Marsigliese cantata a squarciagola: “che schiava di Roma Dio la creò” è roba da ragazzini rispetto a “sentite nella campagne muggire questi feroci soldati, vengono fin nelle nostre braccia per sgozzare i nostri figli e le nostre compagne”.

 


Gli scontri all'interno dello stadio Velodrome a Marsiglia (foto LaPresse)


 

Il governo ad interim dell’Uefa fa la voce grossa, ha avvertito Russia e Inghilterra che saranno cacciate dal torneo se le loro tifoserie dovessero ancora provocare disordini, aspettiamo di vedere lo scontro tra Galles e Inghilterra.

 

Solo che presa questa strada ogni paese è sotto schiaffo, sotto ricatto di tifoserie ingovernabili: sotto sanzioni potrebbero finire la Germania e perché no la stessa Francia. Non è proprio da volpi della geopolitica minacciare di espellere i leoni d’Inghilterra proprio alla vigilia del referendum sulla permanenza nell’Unione. In punto di diritto i soli responsabili di violenze fuori di uno stadio sono coloro che le commettono e semmai indirettamente il ministro dell’Interno. Con il quale non si può che essere solidali, deve far fronte anche ai fondamentalisti dell’interno, sindacati, lavoratori pubblici e gruppuscoli che rifiutano la riforma all’italiana del mercato del lavoro e hanno indetto per oggi uno sciopero generale e una manifestazione a Parigi.

 

Insomma è tutto un ribollire di schiume acide e belluini furori, voglia di fargliela vedere, a tutti, a chiunque.

 

Perciò, “Allez les bleues” un par di merguez e “Deutschland über alles” un par di würtstel. Anche noi della dieta mediterranea, più piccoli, forse meno talentuosi e certamente meno atletici, quando mai ci siamo consapevolmente sottratti a un lucido, feroce nazionalismo? E’ il linguaggio usato da Conte: siate guerrieri sul campo e buttate fuori sudore e sangue fino all’ultima stilla.
Sono in molti ad avere interesse che vada a fuoco il motore franco tedesco che nel continente reale molto regge e tutto soffoca. La Spagna dimostrerebbe che senza governo da sei mesi si può essere in gran forma, il Belgio che si può stare ancora meglio senza il governo latita da anni. E l’Italia, che un governo ce l’ha, che può vincere anche se c’è chi si ripromette di cacciarlo a calci in culo il prima possibile.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi