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Da Iris Blond a Maria Josè di Savoia, ecco come si batte il Belgio. Spunti

Antonio Conte ha detto che stasera, in campo, vuole dei "guerrieri con la testa", dei "camaleonti". Non sa che, per portare lo scompiglio tra i maschi belgi, ci vuole molto meno. È  sufficiente una bionda alta. Rassegna storica e culturale sui Diavoli rossi di Bruxelles e dintorni.

13 Giugno 2016 alle 18:20

Da Iris Blond a Maria Josè di Savoia, ecco come si batte il Belgio. Spunti

Antonio Conte (foto LaPresse)

Antonio Conte ha detto che stasera, in campo, vuole dei "guerrieri con la testa", dei "camaleonti". Non sa che, per portare lo scompiglio tra i maschi belgi, ci vuole molto meno. È  sufficiente una bionda alta: "Qui i livelli di libido dei calciatori sono estremamente elevati", ha raccontato la giornalista sportiva Hilde Van Malderen, caso editoriale in Belgio, un paio di anni fa, con il suo "Giocattolo", dove ha fedelmente riportato e trascritto i messaggi che i diavoli rossi le hanno recapitato per mesi e mesi. Cose tipo "vorrei versarti lo champagne addosso e leccarti tutta" (nemmeno in un porno scritto dai Pooh la sceneggiatura sarebbe stata tanto poco motivazionale) o "Martedì all'aeroporto di Bruges, io e te nel bagno, ci stai?" (il solo film - o forse il più famoso - girato a Bruges si chiama "In Bruges. La coscienza dell'assassino": la parte più significativa è quando Colin Farrel urla "almeno in prigione o anche da morto non sarei più stato in questa cazzo di Bruges!").

 

Antonella Clerici, assai bionda e alta e massiccia e gaudente, ai mondiali del 2014 tifò Belgio, quindi Diavoli Rossi, probabilmente istigata dal suo Eddy Martens, ballerino conosciuto in spiaggia: è finita che i Mondiali li vinse la Germania, Antonella aprì a Eddy un ristorante, lui lo mandò in rovina, lei si arrabbiò molto e tuttora non è chiaro con chi lei stia consolandosi.

 

Oltre che di guerrieri con la testa e camaleonti, Conte vuole, stasera, una squadra di calciatori maturi: sa che gli attempati, in Belgio, sono una minaccia seria. Non ha dimenticato "Sono pazzo di Iris Blond", (regia di Carlo Verdone) che quest'anno compie vent'anni.

 

"Ma senza lingua? Dov'è la lingua di Romeo, l'hanno rapita? Rubata? Non vola più!". Siamo a Bruxelles, è sera (o notte, fa lo stesso: dopo le sette e mezza a Bruxelles è tutto fermè) e Andrèa Ferrèol implora Carlo Verdone di darle un bacio per strada. Lo vuole plateale, franco-italiano, un bacio da ragazzi che si amano, anche se ragazzi loro non sono, men che meno lei, che ha superato la soglia milf da un pezzo, mangia yogurt, canta, vestita di un lunghissimo dolcevita nero su pantaloni a sigaretta, nei locali per post-esistenzialisti belgi che vorrebbero essere francesi e non possono. Canta solo "Ne me quitte pas", facendosi accompagnare da lui al pianoforte. Si aspetta che lui sia un italiano focoso, vuole fare l'amore legata al letto, con qualunque cosa meno che col guinzaglio di Corneille, barboncina davanti alla quale lo costringe a fare sesso alle nove del mattino, tutti i giorni. A salvarlo da quell'orrore, dal naufragio dell'amore italo-belga tra maturi troppo vecchi, arriverà Iris Blond, italiana emigrata a Bruxelles, annoiata da un amante, anche lui assai maturo, direttore del coro della cattedrale. "Sei italiano? Mangi le patate col pane e non chiedi mai per piacere", gli dirà al primo, fulminante incontro in un fast food in cui fa la cameriera. Iris Blond è Claudia Gerini: bionda (ovviamente), alta, ragazza. Gli spezzerà il cuore, ma lo riporterà a vivere, lo staccherà dalla piovosa noia belga, quella che da Bruges a Bruxelles non cambia mai il suo coefficiente attanagliante: non si può che sperare di inciampare in un italiano o in un'italiana per sottrarvisi.

 

In Belgio, dopotutto, la regina Maria Josè di Savoia (principessa belga e ultima regina d’Italia) non si sarebbe mai sognata di presentarsi nuda davanti a un dittatore: poté farlo solo in Italia, al cospetto del Duce, quando gli fece visita, di punto in bianco, a Castelporziano. Era il 1937. Gli disse "sa, Duce, io sono naturista" e lui, racconta Mimmo Franzinelli in "Il duce e le donne" (Mondadori), capì il gioco, le si avvicinò per mostrarle l'italico valore, quello che aveva incantato Andréa Ferréol, ma, accidenti, fece cilecca. Le belghe sono diavolesse temibili ma, per fortuna, stasera in campo ci saranno solo diavoli.

 

Di diavoli rossi realmente pericolosi, dopotutto, non ce ne possono essere undici, perché ce n'è stato - e sempre ce ne sarà - uno solo, Giovanni Gerbi, il "diavolo rosso che dimentica la strada", uno che arrivava alla meta, con la sua bici, prima ancora che fosse issato lo striscione del traguardo.

 

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