A Belfast, nella seconda notte di distruzione dopo che è circolato
il video di un sudanese che ha cercato di decapitare un signore nordirlandese (gli ha cavato un occhio e dall’altro potrebbe non vedere mai più), dodici poliziotti sono stati feriti, 16 agitatori sono stati arrestati, le ambulanze sono state minacciate, i bambini sono stati evacuati con le loro famiglie, mentre decine di uomini a volto coperto tiravano bottiglie, pietre, mattoni contro le case, incendiavano le auto e aggredivano chi non aveva la pelle bianca. La caccia all’immigrato è spaventosa ma la ricerca di un agitatore-capo – che sia Elon Musk indemoniato, la propaganda russa o i gruppi violenti che fanno le convocazioni – sembra fuori tempo massimo, perché
sono anni che i movimenti populisti strappano il tessuto della convivenza nelle società britanniche ed europee. Nel Regno Unito, la più grande catastrofe autoinflitta, cioè la Brexit, è stata scandita dal “take back control”: gli immigrati vi rubano il lavoro, cacciamoli. E’ così, con il nemico dalla pelle dal colore diverso (a volte pure bianca, come per gli europei, ma comunque straniero), che F
arage ha attirato a sé il consenso della working class, cui è stato dato un obiettivo da colpire ma non un’alternativa per stare meglio, e ora a Belfast come altrove si moltiplicano le scritte razziste e si bruciano le case di altre persone senza mezzi e insofferenti, non si permette l’apertura dei negozi ad altre persone senza mezzi e insofferenti, in una lotta di classe cannibale in cui si rincorrono violenza e disperazione.
Il popolo da riscattare dall’oppressione delle élite si brucia le proprie case, mentre le democrazie scivolano verso le oligarchie: i ricchi sono sempre più ricchi, i poveri si distruggono tra loro. E Farage, l’uomo del popolo, pensa solo a come andare al potere, strumentalizzando una crisi via l’altra, senza proporre un’idea per aggiustare una società rotta, solo per distruggerla – con pure 5 milioni di sterline a sua disposizione mai dichiarati, ricevuti da un miliardario thailandese.