L’autosabotaggio della gauche, che si accanisce contro Glucksmann

Europeista convinto, atlantista critico e ambientalista pragmatico. Avrebbe il profilo adatto a parlare a un campo largo e alle giovani generazioni in cerca di una figura politica in cui identificarsi. Ma non appena è apparso troppo presidenziale, è scattata la macchina del fango interna

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16 MAY 26
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Foto ANSA

Parigi. La sinistra francese ha un talento raro: quando intravede un candidato competitivo, un leader che ha la forza di incarnare un progetto federatore, fa di tutto per sabotarlo. Negli ultimi tempi è diventata una tradizione, un misto di settarismo e narcisismo ideologico, e l’ultima vittima designata di questa pulsione suicida sembra essere Raphaël Glucksmann, eurodeputato progressista e leader di Place Publique. Oggi Glucksmann, che ha 49 anni, è il miglior candidato esprimibile dall’area socialdemocratica secondo tutti i sondaggi, eppure è trattato con crescente sospetto dal suo stesso campo. Europeista convinto, atlantista critico e ambientalista pragmatico, Glucksmann ha il profilo adatto a parlare a un campo largo e soprattutto alle giovani generazioni in cerca di una figura politica in cui identificarsi. Alle elezioni europee del 2024, da frontman della lista congiunta Ps-Place Publique, raccolse più del 13 per cento dei suffragi, attestandosi al terzo posto e dimostrando che esiste uno spazio politico importante tra il Rassemblement national (Rn) e il blocco macronista. In un panorama caratterizzato dalla crisi di consensi e di idee dello storico Partito socialista (Ps) e dalla radicalizzazione della France Insoumise (Lfi) di Jean-Luc Mélenchon, Glucksmann era riuscito a ridare credibilità alla sinistra social-democratica. Ma non appena è apparso troppo presidenziale, è scattata la macchina del fango interna. Le ultime settimane sono state esemplari in questo senso. A fine aprile, si è tenuto un raduno della gauche moderata a Liffré, in Bretagna, cui hanno partecipato Glucksmann, Hollande, ma anche Yannick Jadot, esponente dell’ala riformista dei Verdi, e il banchiere star della sinistra progressista Matthieu Pigasse, proprietario del settimanale Les Inrocks. Doveva essere una riunione di famiglia, tra persone che condividono, seppur con sfumature diverse, la stessa visione del mondo. E’ andato invece in scena uno scontro per questioni di ego.
“A Liffré ero venuto per difendere l’unione di tutte le forze di sinistra, la ridistribuzione della ricchezza e un progetto di trasformazione radicale. Raphaël Glucksmann ha rifiutato il dibattito e ha lasciato la sala prima della fine. E’ un vero peccato”, ha polemizzato su X Pigasse dopo l’incontro. Versione smentita dall’entourage di Glucksmann e messa in discussione dalle immagini dell’evento: si vedono infatti i due seduti fianco a fianco sul palco. “La tavola rotonda si è svolta. Raphaël aveva semplicemente un vincolo di tempo, doveva prendere il treno delle 16.35, come del resto Jadot. Gli organizzatori erano stati avvisati”, ha reagito l’entourage di Glucksmann, denunciando “un comportamento malevolo” dettato da “un’agenda politica” ma anche da questioni di ego. Pigasse, negli ultimi tempi, si è detto infatti “a disposizione della sinistra”, e non ha escluso una sua candidatura all’Eliseo. Lo stesso ha fatto Hollande, che al settimanale Marianne ha detto di “prepararsi” per il 2027. Entrambi, a oggi, non hanno alcuna speranza di qualificarsi al secondo turno delle prossime presidenziali, ma pur di guastare la festa a Glucksmann sono pronti a tutto.
Giovedì, Politico Europe ha pubblicato i contenuti di un documento che doveva restare confidenziale firmato da uno dei consiglieri di Glucksmann, Mathieu Lefèvre-Marton, fondatore del think tank Destin commun. Nel documento, giunto a Politico con ogni probabilità da una persona ostile a Glucksmann, si evidenzia l’elettorato che l’eurodeputato potrebbe conquistare facilmente, ossia quello più economicamente benestante, che vive nei centri urbani ed è pluridiplomato, e quello invece che è “difficile da mobilitare”, ossia i giovani delle banlieue. E’ bastata questa nota, che peraltro Glucksmann ha subito cestinato, convinto che non ci sia “un elettorato che appartiene a Lfi o Rn”, per accusarlo di trascurare le classi popolari, di essere il candidato dei salotti parigini. A un anno dalle presidenziali, ogni pretesto è buono per azzoppare il frontman di Place Publique, l’unico dirigente social-democratico a possedere uno slancio nazionale, a incarnare il rinnovamento nella sinistra anti-Lfi e ad avere i requisiti per portarla all’Eliseo.