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Trump prova a frenare la Cina in America latina, ma la realtà va nella direzione opposta
Con almeno 28 progetti legati alla filiera del litio in cinque paesi, Pechino ha ormai integrato il sud America come fonte di materie prime. Il valore delle esportazioni verso la Repubblica popolare è infatti cresciuto di oltre 46 volte tra il 2005 e il 2024
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15 MAY 26

Foto LaPresse
“Il litio è diventato una risorsa chiave per la transizione energetica globale. Il suo utilizzo nelle batterie per veicoli elettrici e nei sistemi di accumulo ha rappresentato oltre il 60 per cento della domanda globale, una percentuale che potrebbe superare il 90 per cento entro il 2040. Questo scenario ha intensificato la competizione per il suo controllo, posizionando la Cina come attore dominante nella catena di approvvigionamento e con una presenza crescente in America latina, una regione che detiene oltre la metà delle riserve mondiali”. Così esordisce il rapporto “La presencia de China en el sector de litio en América Latina y el Caribe”: un documento appena elaborato dal El Colectivo sobre Financiamiento e Inversiones Chinas, Derechos Humanos y Ambiente (Cicdha). Uno “spazio di articolazione della società civile dell’America Latina” che – in una regione da almeno un secolo ossessionata dalla ricerca di alternative al vicino degli Stati Uniti tacciati (spesso a ragione) di prepotenza – studia e segnala come spesso anche l’alternativa cinese possa creare altrettanti e più problemi.
Il presidente americano Donald Trump porta con sé elementi di contraddizione: prima decide di costruire uno “Shield of Americas”, composto da governi d’accordo fra loro per limitare la penetrazione di Pechino nelle Americhe, poi va a Pechino per un vertice con Xi Jinping, poi pubblica commenti sul Venezuela come 51esimo stato degli Stati Uniti. Il documento appena pubblicato spiega come “questo progresso apre opportunità economiche, ma mette anche a nudo profonde tensioni”. L’accelerata espansione dei progetti di estrazione e industrializzazione – molti dei quali guidati da aziende cinesi – sta infatti esercitando pressione su ecosistemi fragili. A ciò si aggiungono i conflitti nei territori indigeni, dove in molti casi non è garantito il diritto al consenso preventivo, libero e informato. “Il problema non è solo ambientale”, si legge nel documento: permangono infatti “debolezze nella governance del settore: quadri normativi insufficienti, limitata capacità di controllo statale e mancanza di trasparenza nei contratti. Queste condizioni favoriscono pratiche estrattive su larga scala con elevati rischi sociali, ambientali e politici, mettendo in discussione l’idea di una transizione energetica pulita se non incorpora criteri di giustizia e sostenibilità”.
Tra il 2021 e il 2023, la domanda di litio è aumentata del 250 per cento. Oltre la metà delle riserve mondiali è nel cosiddetto “triangolo del litio”, tra Argentina, Bolivia e Cile. Ciò spiega perché la Cina abbia puntato gli occhi sull’America latina, con almeno 28 progetti legati alla filiera del litio in cinque paesi, compresi Messico e Brasile. Il documento illustra in dettaglio come la Cina abbia integrato l’America latina come fonte di materie prime, e anche se rapporto si concentra sul litio la dipendenza si estende a tutti i minerali critici. Dal Cile, non solo finisce in Cina il 70 per cento del litio estratto, di cui è il secondo produttore mondiale. C’è una situazione simile anche per il rame, di cui è primo produttore. Il valore delle esportazioni dell’America latina verso la Repubblica popolare è cresciuto di oltre 46 volte tra il 2005 e il 2024. Ma quasi l’80 per cento di queste esportazioni è costituito da materie prime. Sebbene i governi latinoamericani abbiano risentito dell’influenza politica di Trump, la loro dipendenza dalla rivale Cina è così radicata che il panorama economico è rimasto invariato. “Milei ha iniziato con dichiarazioni rozze sulla Cina e ora la definisce un importante partner commerciale”, osserva uno degli autori. “Trump vuole rompere questa dipendenza, ma ciò implica la ricostruzione di un’industria che loro stessi hanno delocalizzato in Asia”.
La Cina ha anche sviluppato piani d’azione all’estero che promuovono i principi di cooperazione “verde, pulita e incentrata sulle persone”, ma la ricerca rileva contraddizioni tra la teoria e la pratica. In Bolivia, Cile e Argentina, l’estrazione del litio dalle salamoie nelle saline andine consuma grandi quantità d’acqua, aggravando la scarsità idrica. In Brasile la pressione sulle risorse idriche si è intensificata nella valle di Jequitinhonha, un’area già colpita dalla scarsità d’acqua e dove le forniture idriche tramite autocisterne, precedentemente destinate alle comunità indigene, sono ora dirottate verso le attività minerarie. Il Messico, invece, sta portando avanti il suo progetto di estrazione del litio nel deserto di Sonora, un ecosistema arido dipendente da falde acquifere sotterranee.