Trump in Cina: un Re Mida al contrario

Annienta chi vuole aiutare, rafforza chi vuole distruggere. Cina, Europa, Iran. Ecco l’altro lato del trumpismo

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14 MAY 26
Immagine di Trump in Cina: un Re Mida al contrario

Foto ANSA

Nel famosissimo discorso pronunciato da Donald Trump nel giorno del suo insediamento, il presidente degli Stati Uniti, come ricorderete, promise che con il suo arrivo per l’America sarebbe iniziata una grande e straordinaria e incontenibile “età dell’oro”. Trump, creando un’aspettativa niente male rispetto alla sua traiettoria futura, si autoinvestì di una missione tutto sommato impegnativa: muoversi come un nuovo Re Mida, con l’intenzione di trasformare in oro tutto quello che avrebbe toccato e con l’effetto conseguente di trasformare in un metallo poco prezioso tutto quello che non avrebbe voluto toccare. Il viaggio in Cina di Donald Trump, il primo di un presidente americano dal 2017 a oggi, ci offre l’opportunità di riflettere sulla capacità avuta da Donald Trump negli ultimi sedici mesi di muoversi, almeno in politica estera, come un Re Mida. Nelle sue intenzioni, Trump avrebbe dovuto far navigare nell’oro i suoi alleati, avrebbe dovuto far immergere nella melma tutti i suoi nemici e avrebbe dovuto portare vantaggi infiniti all’America e svantaggi a non finire ai suoi nemici. E’ andata davvero così? Lo Spiegel, ieri, ha dedicato un interessante editoriale alla visita di Trump.

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La tesi del quotidiano tedesco è forte: nei suoi rapporti con la Cina, Trump si è messo in una posizione peggiore di quella di qualsiasi altro presidente americano prima di lui e il tentativo di contenere Pechino, grande ossessione trumpiana, in realtà ha contribuito ad accelerare la crescita della Cina, rendendola centrale in ogni conflitto. Trump, come è stato notato giorni fa dal Council on Foreign Relations (Cfr), è arrivato al vertice con Xi non da una posizione di forza ma da una condizione di vulnerabilità costruita in parte da lui stesso. La guerra dei dazi non ha piegato la Cina: ha dato a Pechino il tempo di trasformare le proprie leve industriali in strumenti geopolitici. Oggi Xi può usare terre rare, magneti, minerali critici e filiere strategiche come arma negoziale, proprio mentre Washington ha bisogno di stabilità su commercio, energia, Iran e tecnologia. Il presidente degli Stati Uniti voleva contenere Pechino, scrive il Cfr, ma in realtà ha accelerato l’ascesa della Cina. E il presidente che prometteva forza è arrivato al tavolo con Xi avendo consegnato alla Cina più carte di quante ne avessero consegnate i suoi predecessori (e vista dalla Cina, naturalmente, la passione di Trump nel mettere in discussione il ruolo della Nato, nel dividere il G7, nel colpire gli alleati con i dazi, nel demolire ogni aspetto dell’Onu, non può che essere una prospettiva eccitante).
Lo schema del Re Mida al contrario, che trasforma in melma tutto ciò che voleva far diventare oro e trasforma in oro tutto ciò che voleva far diventare melma, è uno schema che si adatta anche ad altre circostanze. Ciò che Trump voleva rafforzare alla fine, salvo rarissimi casi, Trump ha contribuito a indebolirlo, chiedere per credere a Viktor Orbán e ai sovranisti europei che cercano disperatamente ora un modo per evitare che la propria vicinanza a Trump possa trasformarsi in un elemento di radioattività. Ciò che Trump voleva annientare, nel bene e nel male, in verità si è rafforzato grazie a Trump. A volte, il rafforzamento indotto in modo involontario dal presidente americano è stato positivo, basti pensare a tutto ciò che l’Europa è stata costretta a fare negli ultimi mesi, spinta come non mai a superare lo status quo e a ragionare sul futuro su trattati di libero scambio, Difesa, sicurezza, sostegno alle democrazie aggredite, come quella ucraina. E senza voler essere troppo paradossali potremmo aggiungere nella lista dei paesi e delle realtà che Trump avrebbe voluto indebolire, senza esserci riuscito, anche l’Ucraina, che grazie al sostegno dell’Europa è riuscita a restare in partita, a guadagnare terreno, a mettere in difficoltà la Russia e ad avere in definitiva un alleato per il presente e per il futuro che non sarà legato alle oscillazioni della politica americana.
Trump ha indebolito quello che voleva rafforzare, ha rafforzato quello che voleva indebolire, vale per la Cina, nel male, vale per l’Europa, nel bene, e rischia di valere anche per l’Iran, nel male, se la guerra lanciata contro gli ayatollah dovesse concludersi (speriamo di no) con un ritorno al punto di partenza, con un regime ancora in piedi, che oltre a poter contare su un arsenale militare ampiamente ricostruito (con qualche danno non sappiamo quanto permanente al suo percorso di arricchimento dell’uranio) potrebbe contare anche su un potere sullo Stretto di Hormuz che prima del conflitto non aveva (l’Iran potrebbe non essere più debole rispetto all’inizio della guerra, ma lo è certamente rispetto al 7 ottobre del 2023, ed è grazie a Israele più che grazie a Trump se l’Iran ha un raggio d’azione in medio oriente più limitato rispetto al passato, come dimostra il lento decadimento degli alleati di Teheran). Trump voleva costruire un mondo fatto a sua immagine e somiglianza, con amici protetti e nemici piegati. Per ora sta producendo l’effetto opposto: gli amici trumpiani si scoprono più fragili, i nemici anti trumpiani imparano a organizzarsi meglio. L’età dell’oro doveva aiutare Trump a rafforzare il mondo che amava. Alla fine, tranne casi rarissimi, non ha fatto altro che rafforzare un Maga diverso da quello immaginato: Make Antitrumpism Great Again.