I piani di Macron per “l’après 2027”, con traffico al centro. Parla Louis Hausalter

"Il presidente non ha mai davvero pensato a preparare la propria successione perché considera il post 2027 come un periodo in cui continuerà a essere una figura centrale della vita politica francese", dice il giornalista del Figaro

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14 MAY 26
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Foto ANSA

Parigi. Fra un anno esatto, Emmanuel Macron non sarà più il presidente della Repubblica francese: il 13 maggio, a mezzanotte, scadrà il suo secondo mandato e a causa dei limiti imposti dalla Costituzione non potrà candidarsi per la terza volta consecutiva. Per ora il capo dello stato francese si gode la ritrovata stabilità interna, dopo un 2025 terremotato da una delle più gravi crisi politiche degli ultimi trent’anni, che avrebbe potuto abbreviare il suo mandato: le richieste di dimissioni da parte dell’opposizione si sono placate e il rischio di una mozione di sfiducia al governo, a meno di un anno dalla scadenza presidenziale, è pressoché inesistente. Salvo imprevisti, Macron è ormai certo di portare a termine il suo mandato, grazie anche a Sébastien Lecornu, il monaco-soldato del macronismo diventato primo ministro lo scorso autunno. Ma Macron vuole “segnare dei gol fino all’ultimo minuto della partita”, ha detto al Monde una fonte dell’Eliseo, e non ci sono solo Hormuz e l’Ucraina tra i dossier prioritari, c’è n’è anche uno di cui si parla meno, che è pressoché tabù, ma a cui Macron non smette mai di pensare: “l’après 2027”, ossia chi lo sostituirà alla presidenza della Repubblica, ma soprattutto quale sarà il suo ruolo dopo la fine del secondo quinquennio. “Macron non ha mai davvero pensato a preparare la propria successione perché considera il post 2027 come un periodo in cui continuerà a essere una figura centrale della vita politica francese”, dice al Foglio Louis Hausalter, giornalista del Figaro che ha scritto un libro, “La foudre et les cendres. Macron, les secrets d’une succession interdite” (Éditions de l’Observatoire)”, in cui rivela che Macron spera di ricandidarsi nel 2032 e che starebbe già lavorando dietro le quinte al suo progetto. “Molti suoi fedelissimi, in privato, non si nascondono più, dicono che tornerà”, sottolinea Hausalter.
Nel 2027, Macron sogna qualcuno che gli tenga il posto al caldo e aveva già abbozzato uno scenario di questo tipo con il leader dei centristi del MoDem François Bayrou, ricevendo in risposta un cordiale “non, merci”. L’altro nome evocato è quello dell’ex primo ministro Jean Castex, figura discreta e poco mediatica, di certo meno ingombrante di Gabriel Attal (Renaissance) ed Édouard Philippe (Horizons), i due ex premier e candidati quasi ufficiali all’Eliseo con cui Macron ha un pessimo rapporto. “In pochi, in realtà, credono all’ipotesi Castex. Attal si è sentito tradito ai tempi del famoso scioglimento dell’Assemblea nazionale post elezioni europee, quando non venne consultato da Macron sulla scelta nonostante il suo ruolo di primo ministro. Non c’è alcuna possibilità di riavvicinamento tra i due, anzi è in corso uno spietato regolamento di conti. E con Philippe le relazioni sono altrettanto difficili”, dice Hausalter.
Il traffico al centro, con le candidature di Attal e Philippe, rischia di disegnare uno scenario Mélenchon-Bardella al secondo turno delle presidenziali, ossia uno scontro tra il leader dell’estrema sinistra francese e quello dell’estrema destra. “E’ un altro scenario a cui riflettono all’Eliseo: puntare cinicamente sulla strategia del caos per poi tornare nel 2032 da ‘presidente normalizzatore’, che riporta la calma dopo la tempesta – dice Hausalter – Non penso, tuttavia, che sia lo scenario preferito. Se Rn vincesse nel 2027, sarebbe indubbiamente un fallimento per Macron: uno dei suoi obiettivi di presidente era far sì che la gente non avesse più motivo di votare per il partito lepenista. Nonostante l’ostilità verso Attal e Philippe non credo voglia favorire un trionfo di Rn: sarebbe nefasto per la sua eredità politica”.
Nel 2032 Macron avrà 55 anni, “sarà ancora relativamente giovane per candidarsi alla presidenza”, afferma Hausalter. E nel frattempo fa quel che può: blinda le istituzioni, per proteggerle da possibili futuri scossoni lepenisti. Non sono passate inosservate le nomine di due fedelissimi come Richard Ferrand e Amélie de Montchalin rispettivamente alla presidenza del Consiglio costituzionale e della Corte dei conti. Così come la proposta dell’attuale segretario generale dell’Eliseo Emmanuel Moulin al vertice della Banca di Francia. “François Villeroy de Galhau si è dimesso dal ruolo di governatore della Banca di Francia prima della fine del suo mandato: la scadenza era fine 2027 – dice Hausalter – Se fosse andato fino in fondo, la nomina del suo successore sarebbe spettata al prossimo presidente, dunque potenzialmente al candidato Rn all’Eliseo, Bardella o Le Pen”.