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Negli Stati Uniti non serve un tiro alla fune nel centro politico, ma ridisegnare il campo da gioco
In una conversazione con il conservatore Bret Stephens, il deputato democratico Jake Auchincloss delinea una proposta politica che non è riesumazione del passato
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9 MAY 26

Foto LaPresse
Jake Auchincloss, 38 anni, deputato del Massachusetts al suo terzo mandato, laureato ad Harvard e al Mit, veterano della guerra in Afghanistan come ufficiale dei Marine, è oggi una voce promettente nel dibattito interno al Partito Democratico americano. In una bella intervista con il columnist conservatore del New York Times Bret Stephens – un confronto tra opposti che produce scintille intellettuali e convergenze inaspettate – Auchincloss disegna una strategia per riportare i democratici alla Casa Bianca nel 2028, andando oltre la semplice (che non è semplice) opposizione a Donald Trump.
Le elezioni di metà mandato a novembre si profilano favorevoli ai democratici – il mercato delle scommesse Polymarket, che in questi tempi malati è diventato un indicatore nonché un pericolo alla sicurezza nazionale, visto che i funzionari dell’Amministrazione Trump continuano a fare soldi utilizzando informazioni che dovrebbero rimanere riservate, dà all’83 per cento le probabilità di riconquista della Camera – ma questo, secondo Auchincloss, non basta. Soltanto il 39 per cento degli americani ha un’opinione favorevole del partito. Tradurre un vantaggio congiunturale in prospettiva strategica richiede qualcosa di più profondo: ridefinire il centro del dibattito e della proposta politica, non inseguirlo. Quando Stephens chiede che cosa significhi spostarsi al centro, contendersi il centro, Auchincloss rifiuta la metafora del tiro alla fune su un’unica dimensione, perché è il campo da gioco stesso a dover essere ridisegnato. E il terreno su cui combattere questa battaglia è il patriottismo. Non il patriottismo di “sangue e suolo” evocato dal vicepresidente J. D. Vance nel suo discorso alla Convention repubblicana del 2024 – Vance descrisse il cimitero di famiglia nel Kentucky dicendo che “la gente non combatte per le astrazioni, ma per la propria terra” – bensì quello fondato sulle idee: “Bunker Hill, Shiloh, Selma, Normandia”, dice Auchincloss, citando la guerra d’indipendenza, la guerra di secessione, quella per i diritti civili, quella per salvare l’Europa e il mondo dal nazismo. “Gli americani combattono per le idee”, dice Auchincloss evocando l’essenza di un paese e di un popolo, “e noi siamo il partito del patriottismo”.
Questo patriottismo ha due declinazioni. La prima è costituzionale: il rifiuto esplicito del nazionalismo etnico in nome del principio fondatore secondo cui ogni individuo ha un’uguale dignità e libertà davanti alla legge. La seconda è economica: l’America non può reggere su una democrazia solida se permette la formazione di un’aristocrazia ereditaria ossificata. E qui Auchincloss avanza una proposta fiscale coraggiosa: fare della morte un “evento di realizzazione” patrimoniale. In pratica, eliminare il meccanismo dello step-up in basis – che azzera le plusvalenze accumulate al momento dell’eredità – e tassare i patrimoni trasferiti alla stessa aliquota del reddito da lavoro, con una franchigia modesta: “Che io lavori e paghi le tasse su 100 mila dollari mentre chi eredita 10 miliardi non le paga – questo non è americano”. Stephens lo incalza, fa notare i dettagli, come quello che riguarda la scuola: gli Stati Uniti spendono già moltissimo per gli studenti e la burocrazia del sistema d’istruzione è controllata da constituency democratiche. Auchincloss ammette che le chiusure delle scuole durante il Covid furono un errore grave — “ci siamo messi a rinominare le scuole togliendo il nome di Abraham Lincoln mentre le scuole erano chiuse” — e propone una soluzione: un prelievo sulle entrate pubblicitarie dei social media da destinare alla costruzione di mille scuole professionali e al tutoraggio individuale per ogni studente americano. Ha anche un nome per questa legge: “Education Not Endless Scrolling Act”.
Il confronto più serrato avviene sul terreno della politica estera, in particolare sulla guerra con l’Iran, “straordinariamente impopolare” secondo i sondaggi. Auchincloss è netto: Trump ha trasformato un regime iraniano già duro in uno ancora più duro e più giovane, ha ceduto all’Iran un nuovo deterrente strategico nello Stretto di Hormuz, e lascia in circolazione l’uranio altamente arricchito: “Questo presidente è il primo nella storia americana ad aver cominciato e perso una guerra da solo”. La via d’uscita, secondo lui, passa per una grande architettura regionale che colleghi la Nato con gli Accordi di Abramo attraverso energia, difesa e infrastrutture – incluso il corridoio economico India-medio oriente-Europa (Imec) come contraltare alla Via della Seta cinese.
Auchincloss è presidente fondatore di “Majority Democrats”, un laboratorio d’idee che riunisce figure come la governatrice della Virginia Abigail Spanberger, quella del New Jersey Mikie Sherrill e i senatori Ruben Gallego ed Elissa Slotkin. Il denominatore comune è il rifiuto di un partito puramente anti Trump e la volontà di parlare agli elettori della classe lavoratrice e media, riconoscendo gli errori del passato. Non riesumando il neoliberismo degli anni Novanta, precisa Auchincloss, ma pensando qualcosa di nuovo: una sintesi tra libertarismo anti stablishment, conservatorismo dei valori e progressismo delle opportunità. Questo deputato trentotenne va a caccia di idee e di visioni, parla di un paese che si apre, che fa da guida – eccezionale, si diceva una volta, “la città sulla collina”, diceva Ronald Reagan, l’opportunità come riscatto e ambizione, diceva Bill Clinton.
L’ultima domanda di Stephens è: cosa ha imparato nel corpo dei Marine che secondo lei ogni americano dovrebbe sapere? Auchincloss risponde: “Gli ufficiali mangiano per ultimi”.
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Scrive di politica estera, in particolare di politica europea, inglese e americana. Tiene sul Foglio una rubrica, “Cosmopolitics”, che è un esperimento: raccontare la geopolitica come se fosse una storia d'amore - corteggiamenti e separazioni, confessioni e segreti, guerra e pace. Di recente la storia d'amore di cui si è occupata con cadenza settimanale è quella con l'Europa, con la newsletter e la rubrica “EuPorn – Il lato sexy dell'Europa”. Sposata, ha due figli, Anita e Ferrante. @paolapeduzzi