L’Ucraina porta in Biennale la sua sfacciata voglia di vivere. Facciamola vincere, anche a Venezia

In mezzo alle polemiche sul padiglione russo, l'Ucraina risponde alla Biennale di Venezia con "Still Joy": caramelle, fiori e un cervo di cemento evacuato dal Donetsk per celebrare la gioia ostinata di chi resiste e continua a vivere

di
7 MAY 26
Immagine di L’Ucraina porta in Biennale la sua sfacciata voglia di vivere. Facciamola vincere, anche a Venezia

courtesy of Cosima Parodi

Soltanto gli ucraini, sotto attacco dei russi da 1.534 giorni, potevano portare nel loro padiglione alla Biennale di Venezia la gioia, la “still joy”, la gioia che regge, che dura, che resiste, e celebrarla con lampadari fatti di caramelle, telefoni color pastello con le cornette staccate – la vita si è interrotta, si è spezzata, ma continua – e i fiori che nascono dal pavimento, le campanelle per contare non i morti ma chi è rimasto senza casa, i filmati sulle città, quelle occupate e quelle no, con i ricordi e il senso dei propri luoghi, e poi le citazioni ovunque, Niall Ferguson che in una conversazione con i curatori di “Still joy” dice: “Non è dato l’ingegno che ha l’Ucraina, non è data l’innovazione che ha l’Ucraina, non è dato il coraggio che ha l’Ucraina senza una radicale dedizione alla gioia della libertà. E’ straordinario, il trionfo dello spirito umano”. Soltanto gli ucraini potevano unire gioia e sicurezza e piazzare a pochi passi dal padiglione del regime russo l’“Origami deer”, il cervo di cemento ripiegato come fosse un origami che è stato evacuato dalla cittadina di Pokrovsk nel Donetsk – quella che i russi hanno assediato, devastato per due anni ma che non hanno mai completamente occupato – e ha viaggiato per l’Europa, come un rifugiato, come un sopravvissuto, assieme alla sua creatrice, Zhanna Kadyrova, ed è infine arrivato a Venezia, ai Giardini della Biennale. Il progetto del cervo si intitola “Garanzie di sicurezza”, vuole ricordare il memorandum di Budapest del 1994, quando l’Ucraina rinunciò al suo arsenale fidandosi delle promesse dei russi – e degli altri firmatari: Stati Uniti e Regno Unito – sulla sua indipendenza, sulla sua integrità territoriale, e ritrovandosi dal 2014 con un tradimento che è diventato occupazione e guerra. Le garanzie di sicurezza sono fragilità e resistenza insieme, sono quelle che Kyiv chiede ancora oggi a un’America sciaguratamente ostile per scongiurare aggressioni russe future e che non riesce a ottenere, finendo per crearsele da sola, queste garanzie, costruendo le armi che gli alleati non le danno con il tempismo necessario, inventando le proprie sanzioni alla Russia, queste ineludibili, colpendo raffinerie e centri logistici militari, diventando l’esercito più forte, ingegnoso e generoso di quella Nato che continua a tenerla sulla porta.
Soltanto gli ucraini potevano rispondere alle polemiche sul padiglione del regime russo alla Biennale con la loro sfacciata voglia di vivere, con la loro sfacciata determinazione a perseguire la gioia, ad accarezzare un cervo di cemento ed esprimere un desiderio, a costruire un futuro luminoso che i loro vicini russi – con l’aiuto americano – vogliono remissivo, sottomesso, nero.
Soltanto gli ucraini potevano rimettere a fuoco il deprimente dibattito delle ultime settimane sulla Biennale, e mentre i giornalisti e i curiosi si ammucchiavano a vedere e raccontare il padiglione russo portando a compimento il progetto di Mosca, che non è mai stato quello di mettere in mostra la propria arte ma quello di imporre la propria legittimazione, loro ricordavano i 349 artisti ucraini (il numero è aggiornato al 28 aprile) uccisi dai russi, i civili, i soldati ammazzati, fatti prigionieri, torturati, deportati, celebrando la vita, la gioia, la sicurezza, la resistenza. La libertà dell’arte e della cultura, in questo deprimente dibattito, non è mai stata il punto: il Cremlino voleva l’ennesima operazione di prepotenza e ingerenza, ha gridato alla censura mentre cancella la cultura ucraina e ambisce a cancellare tutta la cultura occidentale, e dopo aver insultato il presidente italiano, la premier italiana, ha ringraziato l’Italia per questo capolavoro di regime conquistato alla Biennale.
Soltanto gli ucraini possono vincere il premio di questa Biennale 2026 che sarà deciso dai visitatori. Votiamo per il cervo, votiamo per la gioia.