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L'uranio del Niger vola ancora in Russia e passa dalla Libia
Nuove conferme sull'inchiesta del Foglio sul traffico di yellowcake da Niamey a bordo di un volo cargo An-124. La tappa di al Khadim, la base controllata dagli Africa Corps
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6 MAY 26

L’uranio estratto in Niger e venduto ai russi per essere impiegato nelle loro centrali nucleari, compresa quella ucraina di Zaporizhzhia, ha continuato il suo viaggio in queste settimane. Come anticipato dal Foglio lo scorso gennaio, diverse tonnellate di yellowcake, lo stadio intermedio di lavorazione dell’uranio estratto ad Arlit, nel nord del Niger, sono state trasportate da Niamey alla Russia a bordo di un Antonov 124.
Ieri, l’agenzia di stampa libica Fawasel, di solito piuttosto attendibile, ha citato fonti nell’ambiente della sicurezza dell’est della Libia che hanno confermato che almeno fino a metà aprile questo ponte aereo fra il Niger e la Russia è proseguito facendo scalo in Libia e in Siria. I voli cargo hanno fatto tappa, anche in questo caso, ad al Khadim, una base aerea libica gestita dagli Africa Corps, i mercenari russi, e dagli uomini del generale della Cirenaica Khalifa Haftar. Secondo quanto risultava al Foglio, questi voli sono iniziati a dicembre 2025 nel massimo riserbo, spegnendo il segnale satellitare Ais. L’aereo scelto per trasportate un materiale tanto delicato come lo yellowcake aveva il codice di identificazione RA-82037 e non appena entrava nello spazio aereo nigerino diventava invisibile ai radar.
Sebbene a questo stadio l’uranio abbia basse radiazioni, il suo trasporto è questione delicata che richiederebbe un’autorizzazione dell’Agenzia internazionale dell’energia atomica, autorizzazione mai richiesta né concessa al ministero della Difesa di Mosca, da cui dipende la 224esima unità aerea russa, a cui l’Antonov appartiene. Il fatto che il trasporto dell’uranio sia proseguito fino a poche settimane fa conferma che l’accordo per la vendita del materiale con la Russia è ancora in essere e, soprattutto, che la collaborazione tra la giunta golpista di Niamey e il Cremlino è intatta.
Lo scorso gennaio, un attacco dell’Isis all’aeroporto di Niamey dove è stoccato l’uranio in attesa di partire per la Russia, aveva sollevato molte preoccupazioni anche sulla sicurezza del contingente di alcune centinaia di militari italiani basati nella Base 101, all’interno dello stesso aeroporto per addestrare le Forze armate nigerine.
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Sono nato a Latina nel 1985. Sangue siciliano. Per dimenticare Littoria sono fuggito a Venezia per giocare a fare il marinaio alla scuola militare "Morosini". Laurea in Scienze internazionali e diplomatiche a Gorizia. Ho vissuto a Damasco per studiare arabo. Nel 2012 sono andato in Egitto e ho iniziato a scrivere di Medio Oriente e immigrazione come freelance. Dal 2014 lavoro al Foglio.