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Esprimi un desiderio quando tocchi il cervo ucraino
“Origami Deer”, dell’artista ucraina Zhanna Kadyrova, ha dato nuova vita all’installazione di cemento di Pokrovsk, la città del Donbas assalita dai russi. Lo storico Leonid Marushchak ha caricato il cervo su un camion per salvarlo assieme a tutti gli abitanti evacuati. È iniziato così il viaggio attraverso l’Europa, tra Varsavia, Vienna, Parigi, Bruxelles e infine al Padiglione ucraino alla Biennale di Venezia, dove, sospeso su una gru, rifugiato e testimone, ci ricorderà il popolo che ci sa difendere tutti
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5 MAY 26
Ultimo aggiornamento: 04:36 PM

Fotogramma tratto dal documentario "IDP". Il processo di rimozione della scultura da Pokrovsk. Foto fornita da Zhanna Kadyrova
Questo articolo è stato pubblicato in origine sull'edizione di maggio 2026 del Foglio Review, il magazine del Foglio quotidiano. Qui puoi acquistare la copia digitale del Foglio Review
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Chi è questo strano visitatore a quattro zampe sulla piazza davanti all’immenso edificio dell’Unesco a Parigi che si è presentato il 23 marzo scorso? In pieno giorno, un cervo di cemento alto due metri e mezzo è immobile, legato con le corde a un furgone parcheggiato nel cortile. Sereno e silenzioso, sembra stia contemplando la torre Eiffel che si staglia all’orizzonte. Si chiama “Origami Deer” (Cervo in Origami), e la sua destinazione è la zona centrale del padiglione ucraino alla Biennale di Venezia. Questo sopravvissuto di una città del Donbas oggi ridotta in macerie ha percorso un lungo cammino attraverso tutta l’Europa. Ha davanti a sé una missione ricca di simboli: rappresentare l’Ucraina alla Biennale mentre la guerra nel suo paese è entrata nel quinto anno.
In poco più di un mese, il Cervo è diventato un gran viaggiatore, accolto come un re in sei capitali europee. Che fosse davanti a un castello a Varsavia, nel MuseumsQuartier di Vienna, in una piazza a Praga o per le strade di Berlino, la sua apparizione – sempre sul furgone – è diventata subito un evento. I passanti vengono invitati alla proiezione del film su di lui, alle performance e ai dj set di artisti ucraini rifugiati in Europa.
«In ogni città vogliamo mostrare quanto sia ricca la cultura ucraina», racconta la creatrice del Cervo, Zhanna Kadyrova, al pubblico parigino accorso alla Galleria Continua per scoprire la storia della scultura e ballare alla serata elettro in suo onore. L’importante artista ucraina, nata nel 1981 a Brovary, vicino a Kyiv, accompagna la sua opera in questo viaggio di cui Parigi rappresenta la sesta e ultima tappa prima dell’arrivo in Italia.
La storia del Cervo comincia molto prima della nascita di Kadyrova, a tremila chilometri dalla capitale francese, a Pokrovsk, la città mineraria nella regione di Donetsk. Negli anni Sessanta, in piena Guerra fredda, i sovietici tenevano a mostrare la propria potenza nucleare sulla scena politica, ma anche negli spazi pubblici. Così il parco Yuvileiniy, un’area verde lontana dal centro città, si vede dotare di un nuovo monumento: un Su7, il primo aereo sovietico portatore di armi nucleari. Vi resterà per mezzo secolo sul suo alto piedistallo che domina il lago. Nel 1994, all’alba della sua indipendenza, l’Ucraina firma il memorandum di Budapest e rinuncia alle proprie armi nucleari. Il giovane paese riceve in cambio, sulla carta, le garanzie di sicurezza destinate a proteggere i suoi confini. Le garanzie dureranno ancora meno dell’aereo sul suo piedistallo: vent’anni dopo, nel 2014, la Russia annette la Crimea e scatena la guerra nel Donbas. Il parco Yuvileiniy si ritrova a quaranta chilometri dalla linea del fronte.

Nonostante tutto la vita continua a Pokrovsk. Nel 2017, il ministero ucraino dell’Ecologia decide di dare nuova vita ai parchi del Donbas. Cosa fare, dunque, di quel piedistallo vuoto a Pokrovsk? Zhanna Kadyrova, che aveva già donato al parco una stazione per biciclette a forma di taccuino aperto, viene invitata a riflettere sul da farsi.
«I parchi ucraini traboccano di statue di cervi con i loro cuccioli. Ho voluto modernizzare questa tradizione sovietica», spiega l’artista. Nasce così il suo Cervo in Origami, in riferimento all’arte giapponese della piegatura della carta. «Il Cervo, al tempo stesso di carta e di cemento, incarna la solidità delle garanzie di sicurezza concesse all’Ucraina», spiega Kadyrova. La statua torna sul suo piedistallo nel 2019, diventando un punto di riferimento per gli abitanti del quartiere. Ma il cemento è in grado di resistere ai missili russi che il Cremlino scaglia sul Donbas – come su tutta l’Ucraina – il 24 febbraio 2022?
Nel 2024 l’esercito russo è alle porte di Pokrovsk. Il governo ucraino decreta l’evacuazione obbligatoria per i suoi abitanti. Le persone fuggono dalla città nel panico, sotto una pioggia di missili russi. È in questa condizione che Leonid Marushchak, co-commissario del padiglione ucraino a Venezia, ritrova Pokrovsk mentre percorre in auto le zone di confine. Con la sua associazione “Il museo è aperto per lavori”, dal 2016 lo storico fa evacuare le opere d’arte ucraine minacciate dall’avanzata russa. Marushchak ha fatto ventisette andata-e-ritorno a Bakhmut prima che la città cadesse nelle mani della Russia, e ha trascorso sei mesi nella martoriata Kherson per assicurare l’evacuazione dei fondi dei suoi musei. Questo salvatore dell’arte ucraina ha perso il conto degli oggetti salvati a rischio della propria vita, ma secondo le stime il loro numero supererebbe i due milioni.

Dal finestrino della sua auto, Marushchak intravede la sagoma, in cima al piedistallo, di un animale di cemento. «Mi ha fatto venire i brividi: il Cervo era ancora lì!», ricorda Leonid. Bisogna assolutamente portare via la statua, ma come? La legge marziale autorizza gli abitanti a uscire in strada solo tra le undici e le quindici. Chi si occuperà di una scultura da settecento chili quando ci sono vite da salvare? Leonid Marushchak chiama Zhanna Kadyrova. «Noi due siamo il padrino e la madrina del Cervo», sorride oggi lo storico. Dopo tre tentativi falliti, con una piccola squadra municipale e l’ultima gru rimasta in questa città di sessantamila abitanti, lo storico e l’artista riescono a staccare il Cervo dal piedistallo. Sradicata e caricata sul furgone, la statua perde così la sua casa e lascia Pokrovsk, come i suoi abitanti, l’ultimo giorno di agosto del 2024.

A Kyiv, dove il Cervo arriva dopo l’evacuazione, viene rimesso a nuovo: niente più vernice bianca, solo la tinta naturale del cemento. Attraversa poi le steppe ucraine – con la testa che sporge sopra la cabina del guidatore – per raggiungere i Carpazi. È nell’ovest dell’Ucraina che Zhanna Kadyrova riceve la proposta di portarlo alla sua mostra a Bialystok, in Polonia. Così le guardie di frontiera ucraine si ritrovano con questo strano animale che aspetta in fila di attraversare il confine, come milioni di suoi compatrioti in fuga dalla guerra. «Anche il Cervo è diventato un rifugiato», racconta la sua creatrice. È in Polonia che arriva una buona notizia: la scultura viene selezionata per rappresentare l’Ucraina alla Biennale di Venezia. Bisognerà fare il pieno al furgone: il suo passeggero si mette in marcia per il tour europeo.
«Il nostro Cervo è un testimone silenzioso della storia», riflette oggi Leonid Marushchak. «Racconta molto più di noi con le parole». In ogni città, la statua attira i rifugiati di Pokrovsk. «Pensavo che in Europa fossimo lontani dalla guerra, ma mi sbagliavo», ammette Kadyrova. Arrivati per caso o attratti dagli annunci sulla stampa, gli abitanti di Pokrovsk hanno preso l’abitudine di toccare questo testimone della loro vita di prima e di esprimere un desiderio. Quale? Non lo dicono, ma le lacrime nei loro occhi lasciano intuire il desiderio di rivedere un giorno Pokrovsk. «Per me il Cervo è un simbolo positivo: è stato salvato, è sopravvissuto», dice Zhanna Kadyrova. «Per i rifugiati di Pokrovsk è invece il simbolo della loro città perduta». Dopo anni di combattimenti accaniti, l’esercito russo controlla ormai la quasi totalità della città. Oggi è impossibile sapere che cosa sia diventato il parco Yuvileiniy.

Prima della sua tappa parigina, il Cervo ha portato il suo messaggio fino al Parlamento europeo di Bruxelles. Davanti all’ingresso principale, sull’Esplanade Solidarnosc 1980, questo rifugiato di cemento è rimasto un’intera giornata. Un gesto carico di significato in un momento in cui la Russia vuole di nuovo essere presente alla Biennale. Tra i numerosi visitatori, ha visto passare Agnese Lace, ministra della Cultura della Lettonia. «L’Ucraina continua a difendersi dall’aggressore, mentre l’Europa viene messa alla prova quanto alla sua capacità di restare unita e fedele ai propri princìpi morali», afferma la ministra, che aveva promosso la dichiarazione comune firmata da venticinque paesi contro la partecipazione russa alla Biennale. «Sappiamo bene che l’arte è inseparabile dalla politica. Ecco perché Origami Deer è così importante: mantiene l’Ucraina presente nella nostra coscienza politica e morale».
A Parigi, la notte scende sulla città e la serata in onore del Cervo di Pokrovsk si conclude verso mezzanotte. Mentre la torre Eiffel comincia a scintillare nel buio, il furgone lascia il cortile dell’Unesco. Il Cervo riprende il cammino verso l’Italia. A Venezia sarà presentato al pubblico sospeso a una gru, a partire dall’8 maggio. «Il tema del padiglione ucraino riguarda la fragilità dei nostri valori, ma anche quella dell’arte contemporanea. È un problema che rischia di riguardare non solo l’Ucraina, ma il mondo intero», dice Leonid Marushchak. Anche il futuro del Cervo rimane sospeso. «Non sappiamo dove andrà dopo la Biennale. Quello che è certo è che tornerà in Ucraina», assicura il suo salvatore.
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Anna Koriagina (Kremenchuk, 1990) è una giornalista ucraina di base a Parigi. Collabora con il Monde, scrive di cultura, società e lifestyle in Ucraina e in Francia. Ha pubblicato reportage e inchieste sul soft power russo in Europa.