Londra e il ritorno dei puritani (ma vestiti di verde)

Hannah Spencer, neodeputata trentenne del Green Party, ha avuto il coraggio di denunciare le abitudini etiliche dei suoi colleghi sul lavoro. Repentina si è formata una grande coalizione di parlamentari a difesa delle birre

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30 APR 26
Immagine di Londra e il ritorno dei puritani (ma vestiti di verde)

Foto LaPresse

Sono tornati i puritani e, stavolta, sono vestiti di verde. Hannah Spencer, neodeputata trentenne del Green Party, ha dichiarato che delle prime settimane a Westminster l’ha colpita soprattutto l’odore di alcol che aleggia fra un voto e l’altro. Repentina si è formata una grande coalizione di parlamentari, atta a far fronte compatto in difesa delle comuni abitudini etiliche. Udite udite, ha commentato da sinistra un backbencher laburista, i deputati sono esseri umani che ogni tanto vanno al bar. Dall’estrema destra, Nigel Farage ha rincarato domandandosi come mai i Verdi britannici, pur favorevoli alla legalizzazione di eroina e crack, siano così intransigenti nei confronti di una birretta.
Il leader di Reform Uk, come sempre, esagera. Nel programma dei Verdi ci si limita a definire controproducenti le politiche antidroga praticate fino a ora e a proporne la sostituzione con un programma di legalizzazioni mirate, unito alla depenalizzazione dei reati connessi al consumo di sostanze stupefacenti. Fra queste viene incluso anche l’alcol, al cui riguardo tuttavia – in un’altra pagina – si auspicano investimenti per vaghe campagne salutiste anche in materia di cibo e fumo. Considerata l’inveterata abitudine britannica al bere tanto e male, che ha notevoli ricadute sul sistema sanitario in termini di fegati esplosi e ferite da rissa, sembra quasi che i Verdi sottostimino il problema e lo citino di sfuggita, per senso del dovere. Perché allora Hannah Spencer se n’è uscita con questa dichiarazione?
Il primo istinto è di rifugiarsi nella storia della massiccia presenza dell’alcol nella politica britannica, culminando in qualche ritrito aneddoto su Churchill che si presenta sbronzo a Westminster. In realtà, sull’alcol sta venendo oggi combattuta una battaglia politica molto più sottile. Un bicchiere di vino durante una riunione a Downing Street, in pieno lockdown, ha inguaiato Boris Johnson: il fugace brindisi con lo staff del governo conservatore è stato fatto passare per un party sibaritico, complice quella bevanda estranea alle abitudini popolari d’oltremanica. Militanti di Reform Uk avevano fatto circolare un’immagine in cui Rishi Sunak spillava una pinta di birra, ottenendo il magro risultato di farla sembrare una pozzanghera prigioniera di un bicchiere; in realtà la schiuma era perfetta e la foto ritoccata, ma è bastata a farlo passare come un ricco imbranato, più elitario che etilista. Per tacere di Keir Starmer: se non avesse altri guai a cui pensare, l’attuale primo ministro dovrebbe trascorrere le giornate a rassicurare gestori e clienti, dopo che circa cinquecento pub hanno chiuso a seguito della manovra fiscale. Come se non bastasse, lo scorso anno il servizio del bar di Westminster era stato temporaneamente sospeso per un presunto, misterioso caso di un drink corretto con pasticche.
L’alcol, nella politica del Regno Unito, sembra un argomento di cui si parla per parlare d’altro. Spencer, che rappresenta una generazione meno beona della precedente, ha messo sotto la lente un aspetto che nulla ha a che fare con l’alzata di gomito. In un successivo post in cui si dichiara appassionata bevitrice dell’occasionale vodka blu, ha insistito su come non la infastidisca tanto l’alcol in sé, quanto il fatto che le bevute avvengano sul lavoro, nel momento in cui i parlamentari sono chiamati a esprimersi su questioni che riguardano le sorti di milioni di cittadini. E’ un modo poco elegante per suggerire che il Regno Unito è guidato da un manipolo di ubriachi estranei ai bisogni reali della popolazione; non a caso, il suo nuovo appello lanciato sui social si conclude esortando: “Ragazzi, è ora di cambiare! Eleggiamo più persone normali che vivono nel mondo reale. Questi qui sono stati al potere troppo a lungo”. Ebbene, c’è già stata, in Inghilterra, una persona normale persuasa che i parlamentari non facessero bene il proprio lavoro e lestissima a proporre restrizioni al consumo di alcol per contenerne gli effetti deleteri. Era Oliver Cromwell.