Putin cerca la tregua per preservare la sua parata del 9 maggio

Il capo del Cremlino chiama Donald Trump per parlare più di Iran che di Ucraina e annuncia di volere un cessate il fuoco per il Giorno della Vittoria. Ci sono due indizi da seguire per capire che la pace per Mosca è molto lontana: mercenari e propaganda

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29 APR 26
Ultimo aggiornamento: 06:56 PM
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Il capo del Cremlino Vladimir Putin e il presidente americano Donald Trump hanno parlato al telefono per un’ora e mezza. E’ stata Mosca a richiedere la telefonata, dopo che l’ultima era stata a marzo. Questa settimana, Putin ha accolto il ministro degli Esteri dell’Iran, Abbas Araghchi. Il capo del Cremlino ambisce al ruolo di mediatore in medio oriente e il primo obiettivo della chiamata non era parlare della sua di guerra, ma di quella di Trump. Finora il capo della Casa Bianca ha rifiutato l’aiuto russo, è dallo scorso anno che Putin si muove per offrirsi come risolutore, ma Trump continua a considerare l’Ucraina e il medio oriente come due dossier separati. Non è così per Putin che al telefono voleva anche annunciare un giorno di cessate il fuoco per il 9 maggio, quando a Mosca si svolge la parata per il Giorno della vittoria. Il capo del Cremlino non vuole che i droni di Kyiv rovinino lo spettacolo planando sulla Piazza Rossa. 
Non è una concessione, è una soluzione per rendere più sicuro uno dei giorni dell’anno che Putin vive come una proiezione di forza e minaccia e i droni ucraini gli arrecherebbe anche un danno personale. Per Trump è Kyiv che allunga il conflitto ma ha annunciato che un accordo è vicino. Ci sono però sentieri da seguire per capire che la Russia si prepara alla guerra lunga, forse eterna. L’Istituto per gli studi di guerra (Isw) ha pubblicato un documento in cui sono registrati gli ultimi sforzi di Mosca per ampliare la sua rete mediatica. La Russia ha iniziato a preparare giornalisti internazionali prima dell’inizio della guerra contro l’Ucraina, è un’operazione antica alla quale Putin ha dato vigore dal 2015 e che si sta espandendo. Il Cremlino non ha inventato nulla di nuovo, si è rimesso sulle orme dell’Urss che vantava un conglomerato mediatico che estendeva la sua presenza in oltre cento paesi e trasmetteva in settanta lingue.
Putin ha voluto che il progetto venisse rilanciato, la Tass, ormai morente, è tornata a essere una fonte citatissima e ha iniziato ad aprire nuove sedi all’estero nel 2018. Nel 2026 l’agenzia rivendicava, secondo lo studio di Isw, “rapporti di partnership con duecento testate giornalistiche di centoquattordici paesi. Dal 2022, dopo l’inizio dell’aggressione contro tutto il territorio dell’Ucraina, l’operazione si è fatta più capillare e ambiziosa e nella comunicazione Mosca ha dato la priorità alla Cina, all’India e alla Repubblica islamica dell’Iran. I media russi hanno firmato almeno quattordici rapporti di partenariato con controparti cinesi, hanno lanciato programmi in lingua cinese e offerto corsi di formazione per giornalisti. Quando Putin andò in India nel dicembre dello scorso anno, annunciò personalmente il lancio di Rt India e l’aspetto mediatico fa parte anche del Trattato di partenariato strategico che Russia e Iran hanno firmato nel gennaio del 2025. In aumento è l’utilizzo dell’emittente Tv Brics Media, con cui Mosca lavora in Africa, Asia e America Latina. L’investimento di Mosca continua e uno dei fattori che avrebbero potuto causare il suo incremento è che gli Stati Uniti le stanno rendendo il lavoro più semplice. Con il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca, Washington ha iniziato a ritirare la sua presenza mediatico, chiudendo i progetti che erano stati lanciati per aumentare la sua influenza, come Voice of America. Negli spazi lasciati vuoti, la Russia si sta intrufolando, assieme alla Cina.
Negli anni il Cremlino ha stretto relazioni e coltivato una rete di giornalisti stranieri simpatizzanti e testate come Sputnik hanno lanciato programmi di formazioni appositi, come SputnikPro che ha formato fino al 2025 più di dodicimila giornalisti in tutto il mondo, siglando anche collaborazione con le università in Libia, in Ghana, in Bangladesh e in Indonesia. Rt invece dal 2024 ha una sua piattaforma di formazione online in inglese chiamata Rt Academy rivolta all’Asean, Associazione delle nazioni del sud-est asiatico, e organizza convegni in varie nazioni fra Africa e Asia. Parte dello sforzo è per creare un’alleanza di media in grado di fare quello che un tempo era incaricati di fare soltanto Rt e Sputnik, quindi diffondere la versione russa dei fatti e spingere le idee anti occidentali. Il progetto però si è ampliato con la formazione e l’uso di media locali e se Mosca si preoccupa tanto di espandere le sue teorie è perché ha bisogno di un panorama mediatico favorevole che approvi le sue azioni anche in futuro.
Un altro sentiero da seguire per capire che il Cremlino non intende ancora sedersi al tavolo dei negoziati è una diramazione degli sforzi mediatici. Secondo l’intelligence ucraina, la Russia punta a reclutare almeno diciottomila stranieri da integrare nelle Forze armate di Mosca entro la fine del 2026. La maggior parte degli stranieri che combattono con Mosca viene da paesi in via di sviluppo, alcuni proprio dai paesi in cui è stato implementato lo sforzo propagandistico. Molti mercenari sono attratti dalla promessa di stipendi elevati e della cittadinanza russa. L’obiettivo è di avere nelle forze russe una percentuale di stranieri che varia dallo 0,5 al 3,5 per cento. A marzo, l’Ucraina aveva identificato che la quota di stranieri era di oltre ventisettemila soldati, in aumento rispetto a novembre, quando erano diciottomila e la Corea del Nord rimane il maggior contributore. Kyiv ha lanciato un servizio telefonico per i combattenti non russi, che spesso nell’esercito si rendono conto di essere mandati allo sbaraglio con un addestramento quasi nullo e senza vedere neppure la paga promessa. Le cattive condizioni al fronte possono portare a ripensamenti e l’Ucraina fa sapere ai combattenti che possono contattare il progetto “I want to live”, nato per i soldati nordcoreani e adesso esteso anche ad altre nazionalità, compresi i russi che voglio disertare.
Se Mosca si prepara ad avere più soldati, convinti anche tramite la propaganda, è perché non vuole fermarsi. Tenta di ridurre il peso della guerra sui russi, ma bastano questi due indicatori, propaganda e mercenari, a far capire che il Cremlino non ha messo nelle sue priorità un accordo di pace con Kyiv.