L'ex capo dell'Fbi Comey si è costituito. La fine del dipartimento di giustizia

Per la seconda volta in un anno l'ex direttore del Bureau è stato incriminato dall'Amministrazione Trump. Stavolta l'accusa è minaccia di morte al presidente, sulla base di un post Instagram con delle conchiglie sulla spiaggia disposte a formare dei numeri. Il caso giuridico è fragile, quello politico no

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29 APR 26
Ultimo aggiornamento: 05:48 PM
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L'ex direttore del Federal Bureau of Investigation James Comey nel febbraio 2020 (AP Photo/Charles Krupa)

James Comey, ex direttore dell'Fbi, si è costituito alle forze dell'ordine presso il tribunale federale del distretto orientale della Virginia. Aveva postato su Instagram una foto con delle conchiglie. Nello scatto, i gusci formavano i numeri "86 47" e questa sarebbe, secondo l'accusa, una minaccia di morte al presidente degli Stati Uniti. Donald Trump è infatti il 47mo presidente americano e nell'argot della ristorazione "86" significa "eliminare una voce dal menu". Ieri, martedì 28 aprile, un gran giurì del distretto orientale della North Carolina ha emesso un atto d'accusa per due capi d'imputazione – minaccia di morte al presidente e trasmissione interstatale di comunicazione minacciosa – sulla base di un post Instagram pubblicato un anno fa e cancellato da Comey in poche ore, con la spiegazione di non essersi reso conto della possibile associazione ad atti violenti. Oggi l'attorney general ad interim Todd Blanche, già avvocato personale di Trump, aveva annunciato il mandato d'arresto.
È la seconda volta che Comey viene incriminato da questa AmministrazioneLa prima fu a settembre 2025, con accuse di falsa testimonianza e ostruzione della giustizia relative a un'udienza congressuale del 2020 sul Russiagate. Quel caso fu archiviato a novembre da un giudice federale, che rilevò irregolarità nella nomina del procuratore ad interim Lindsey Halligan –  fedelissima di Trump senza significativa esperienza penale, insediata dopo il licenziamento del suo predecessore, reo di essersi rifiutato di portare avanti accuse che i suoi stessi colleghi non avevano voluto co-firmare. Ma il conto tra Trump e Comey è aperto dal primo mandato. Nel 2013 Obama lon nominò direttore del Bureau. Trump lo confermò nel 2017, salvo licenziarlo pochi mesi dopo, ufficialmente per la mala gestione del caso Hillary Clinton, nella realtà perché Comey si rifiutava di smettere di indagare sulle interferenze russe nella campagna del 2016 e non rispondeva agli ordini della Casa BiancaCome scrisse il Foglio all'epoca, era un direttore indipendente e questo lo rendeva forse un buon direttore dell'Fbi, ma non agli occhi di quell'Amministrazione. Il licenziamento spinse il vice-procuratore generale Rod Rosenstein a nominare Robert Mueller procuratore speciale. Nacque così il caso Russiagate, che Trump ha sempre definito "la madre di tutte le cacce alle streghe". Comey intanto era già fuori dall'Fbi, ma era diventato il simbolo di ciò che Trump più odia: un funzionario pubblico che antepone l'istituzione al presidente. Ironia della vicenda: a pochi giorni dalle elezioni del 2016, fu proprio Comey a riaprire pubblicamente il caso dei server privati di Clinton, innescando un calo nei sondaggi che secondo diversi analisti contribuì alla prima vittoria di Trump. Dettaglio che il presidente evita accuratamente di ricordare quando lo chiama suo persecutore.

Un caso difficile da provare

La tenuta giuridica dell'accusa è dubbia: l'imputazione per minacce di morte è costruita su un post di cui l'imputato ha rivendicato l'ingenuità, plausibile o meno, ma che comunque non soddisfa i requisiti che la giurisprudenza americana esige per condannare qualcuno: intento esplicito, direzionalità, credibilità della minaccia. Su questo terreno si giocherà la difesa. Diversi esperti legali hanno detto a Npr che il post di Comey sembra rientrare nei limiti del discorso politico protetto dal Primo emendamento, quello che protegge la libertà di espressione, anche di opinioni radicali o impopolari, purché non incitino alla violenza immediata. Jonathan Turley, professore di diritto alla George Washington University (e non un progressista), ha dtto a Fox News: "Se Comey è accusato per la foto delle conchiglie, il caso dovrà affrontare una sfida monumentale ai sensi del Primo emendamento". Secondo una recente sentenza della Corte Suprema, i pubblici ministeri dovranno provare che Comey era consapevole che il suo messaggio avrebbe potuto incutere timore nel destinatario e che ha ignorato con noncuranza il rischio che venisse percepito in tal modo. Un'immagine di conchiglie che formano il numero 86 difficilmente soddisferà tale requisito, dati i vari significati che il termine ha, ha spiegato alla Cnn Michael Moore, ex procuratore della Georgia.
L'accusa rischia di trasformarsi in un boomerang: Comey si presenta già come martire dell'indipendenza istituzionale, e ogni udienza gli offrirà un nuovo palcoscenico.

Il dipartimento di giustizia usato come strumento di vendetta personale

Ma il punto vero non è la colpevolezza di Comey. È che un presidente degli Stati Uniti ha pubblicamente chiesto al suo ministro della giustizia di incriminare i suoi nemici , elencandoli per nome su Truth Social, ha licenziato il procuratore che si rifiutava di farlo, e ha ottenuto atti d'accusa firmati da funzionari di nomina politica che nessun collega di carriera ha voluto co-firmare. Alan Rozenshtein, della Law School dell'Università del Minnesota, aveva commentato la prima incriminazione parlando di "collasso del dipartimento di giustizia come organizzazione basata sul rispetto della legge". Da settembre a oggi, la situazione non ha fatto che peggiorare: Blanche – ex avvocato del tycoon, ora attorney general ad interim – accelera dove Pam Bondi aveva frenato, e Bondi è stata silurata proprio per quella prudenza.
Due giorni fa il Foglio raccontava un'Fbi ridotta a fantasma: i G-Men diventati Yes-Men, gli investigatori di carriera in fuga, Kash Patel alla direzione e un'agenzia piegata al controllo politico. Il mandato d'arresto per Comey è la continuazione logica di quel racconto

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