Economia e internet. Batoste grandi e piccole per Putin

L’uscita degli Emirati dall’Opec, gli attacchi ucraini alle raffinerie, il dissenso seppur timido. Le conseguenze per Mosca

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29 APR 26
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La raffineria russa di Tuapse, affacciata sul Mar Nero, è stata colpita per tre volte. L’ultima nella notte fra lunedì e martedì e l’incendio è stato talmente vasto da vedersi in lontananza. Sono stati i droni di Kyiv a colpirla, come con metodo hanno preso di mira altre raffinerie della Russia per limitare i guadagni di Mosca con la vendita di petrolio. Il principio che l’Ucraina segue è basilare: se le entrate dell’economia della Russia si riducono, per il Cremlino diventerà più difficile proseguire la sua guerra, non avrebbe il denaro necessario per farlo, quindi diventa più facile portarlo al tavolo dei negoziati. Secondo alcune analisi, nel mese di marzo, il metodo ucraino ha portato a una contrazione delle esportazioni di petrolio russe del quaranta per cento. 
Agli occhi di Kyiv è un successo, anche se non sufficiente a fermare gli attacchi russi né contro le città ucraine né contro la macchina della guerra che continua a produrre.
Ieri gli Emirati Arabi Uniti hanno annunciato la loro uscita dall’Opec il primo maggio. La decisione è una rivoluzione negli equilibri dell’Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio, ma anche se Abu Dhabi si è mossa soprattutto come risposta ai droni e ai missili che l’Iran gli ha lanciato addosso durante la guerra e per gli attriti con l’Arabia Saudita, anche sulla Russia avrà un impatto. L’uscita degli Emirati riduce la capacità dell’Opec di influenzare i mercati, quindi Mosca avrà meno controllo sui prezzi, e aumenta la concorrenza sul mercato in cui un surplus di offerta potrebbe ridurre le entrate per Mosca, quindi potrebbe creare problemi e riduzioni per l’industria bellica nel portare avanti la guerra contro l’Ucraina. Mosca è già colpita dalle sanzioni, gli attacchi ucraini hanno il loro effetto, e l’uscita degli Emirati dall’Opec è un altro fattore di instabilità economica per il Cremlino.
I sondaggi in Russia contano poco, avvengono in un clima controllato, in cui la gente generalmente è abituata a tenersi lontana dalla politica, a non esprimere opinioni; ma anche in un contesto claustrofobico come quello russo, il dato che il gradimento di Vladimir Putin sia in calo da sette settimane consecutive diventa una notizia di rilievo, anche se la percentuale rimane molto alta: 65,6 per cento secondo l’istituto VTsIOM. Poco prima che il capo del Cremlino desse l’ordine di invadere tutto il territorio dell’Ucraina nel 2022, la percentuale era simile, poi la guerra creò un effetto collante che oggi rende i russi in maggioranza sostenitori dell’invasione. Le ragioni per cui Putin è in calo sono due: l’economia e le limitazioni all’uso di internet. Per sostenere lo sforzo bellico, il Cremlino ha dovuto alzare le tasse, la popolazione si impoverisce e inizia a sentire gli effetti economici della guerra e a vedere quelli militari, con i droni ucraini che riescono a raggiungere la Russia con facilità, perché gran parte della contraerea russa è stata spostata al fronte o nei territori occupati. Per reprimere il dissenso, seppure timido, il Cremlino ha iniziato a limitare internet, a sopprimere app che si sono rivelate imprescindibili per il funzionamento della vita russa e per la stessa guerra. La limitazione di internet ha aumentato il numero delle proteste e anche influencer vicini al Cremlino o politici che sono sempre appartenuti all’opposizione ammessa alla Duma – partiti che hanno accettato le regole di Putin, hanno rinunciato al loro ruolo politico, e la loro esistenza concede una maschera di democrazia al panorama russo – hanno parlato con il governo, mantenendo toni bassi e pacati, ma lamentando la limitazione di Telegram, l’applicazione di messaggistica che è molto usata nel paese, è uno strumento anche per il fronte e per i propagandisti per diffondere le loro teorie: lo stesso propagandista di stato, il conduttore Vladimir Solovev, ha un canale telegram su cui è molto attivo e che non ha mai smesso di usare nonostante le limitazioni. Sono spuntate nuove voci critiche, come Viktoria Bonya, influencer che dispensa consigli di bellezza, vive in Europa, ma in un video visualizzato da 30 milioni di persone è scoppiata in lacrime per denunciare come la vita in Russia senza internet fosse diventata “invivibile”. Troppo perfetti il tempismo, il video, la reazione, il discorso senza mai nominare Vladimir Putin – tranne in un punto in cui l’influencer dice che non bisogna avere paura del proprio presidente – e troppo dolce la reazione del Cremlino perché Bonya possa essere presa fino in fondo come una vera voce critica: il portavoce Dmitri Peskov ha detto che il presidente si sarebbe occupato di tutte le preoccupazioni sollevate.
Putin non è minacciato, ma vede che qualcosa gli si muove attorno, per tranquillizzare la popolazione fa il padre buono, il “batja”. Vede avvicinarsi un momento difficile con l’economia che traballa, l’Ucraina che non molla, il medio oriente che lo trascina e ha bisogno di unità interna. Il 9 maggio ci sarà a Mosca la quarta parata per il Giorno della vittoria dall’inizio dell’invasione, secondo alcune indiscrezioni mancheranno mezzi imponenti da far sfilare.